Informazione indipendente. Bueno Buono Good http://buenobuonogood.com Informazione libera senza sensura Mon, 20 Oct 2014 00:00:28 +0000 en-US hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.0 Artemisia ed artemisina contro i tumori. Dalle nuove ricerche all’importanza dell’approccio olistico http://buenobuonogood.com/6311/artemisia-ed-artemisina-contro-i-tumori-dalle-nuove-ricerche-allimportanza-dellapproccio-olistico/ http://buenobuonogood.com/6311/artemisia-ed-artemisina-contro-i-tumori-dalle-nuove-ricerche-allimportanza-dellapproccio-olistico/#comments Mon, 22 Sep 2014 20:59:37 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=6311 artemisiaSul fatto che la natura ci fornisce già tutto quello di cui abbiamo bisogno non  c’è dubbio. La questione è saper scovare ed imparare ad utilizzare nel modo giusto tutto ciò che già cresce sul nostro pianeta.

Parliamo di piante medicinali. Ogni pianta ha il suo perché ed è utile a qualcosa.

Innanzitutto, una  nota: questo non vuole essere l’ennesimo articolo pseudoscientifico, che tanto piace criticare a coloro che si scagliano contro qualsiasi forma di medicina alternativa. Non voglio utilizzare titoli palesemente esagerati, che già troverete in quantità sul tema: il sensazionalismo è l’ingrediente basico per tanti creatori di contenuti di internet, perché permette di attirare rapidamente l’attenzione dell’internauta. Qua parlo di fatti, magari aiutando anche ai più restii e scettici a far conoscere la realtà. Se poi non v’interessa, affari vostri.

Cominciamo. Non esiste una pianta che ti cura in due giorni. È necessario conoscere la natura delle piante medicinali, almeno le più importanti, ed il modo in cui ci possono aiutare. Chi sa, deve poi impegnarsi a far arrivare le informazioni al maggior numero di persone possibile, almeno per fornire le basi per un’indagine approfondita.

Detto questo, vorrei spendere due parole sulle qualità dell’Artemisia Annua. Per coloro che non lo sapessero, l’Artemisia è una pianta originaria della Cina, utilizzata durante secoli come antisettico ed antibatterico e, dal secolo scorso, principale ingrediente dei farmaci antimalarici.

Questo 2014 è stato l’anno in cui le ricerche sull’Artemisia hanno ottenuto dei risultati molto interessanti riguardo le proprietà antitumorali dell’artemisina, il principio attivo di questa pianta.

Passiamo ai fatti. Di seguito pubblico tre delle ultime ricerche condotte tra Febbraio e Luglio 2014, che hanno dimostrato come l’artemisina abbia la capacità di inibire la crescita delle cellule cancerogene. Le ricerche in questione trattano, nella fattispecie, il neuroblastoma ed il cancro gastrico [fonte: US National Library of MedicineNational Institutes of Health].

artemisina (1)Artemisinin inhibits neuroblastoma proliferation through activation of AHP-activated protein kinase (AMPK) signaling
Artemisinin inhibits gastric cancer cell proliferation through upregulation of p53
Synergic effects of artemisinin and resveratrol in cancer cells

I risultati ottenuti da questi ricercatori non mi sorprendono. Ora, partendo dalla scoperta delle proprietà antitumorali dell’Artemisia, permettetemi una riflessione di più ampio respiro.

Il cancro, in tutte le sue maledette varianti, sta uccidendo la metà della popolazione mondiale, è quindi importante comprenderne la genesi.

Parliamo di medicina aprendo però un po’ più la testa del solito. Parliamo di medicina olistica, che, fondamentalmente, studia le proprietà di autoguarigione dell’organismo. Considerando questo assioma, la medicina olistica ci fa capire che lo sviluppo di una malattia, di cui un cancro ne è la peggiore manifestazione, non è nient’altro che il risultato dello stile di vita di una persona, è l’espressione della somma di tutto ciò che di sbagliato è stato fatto, bevuto e mangiato e dei fattori esogeni nocivi in cui siamo immersi e con cui veniamo in contatto.

Oggigiorno non siamo capaci di debellare totalmete un cancro perché, innanzitutto, non lo conosciamo e perché la maggior parte dei farmaci che vengono prescritti per il trattamento non sono del tutto adeguati.

L’industria farmaceutica ci offre medicine, la cui funzione non è nient’altro quella d’attaccare, come un toro infuriato, le cellule maligne, nel tentativo di distruggerle: il risultato che si ottiene, invece, è quasi sempre la devastazione degli organi, accompagnata dall’annichilamento fisico e psichico del paziente. Un po’ come far esplodere una bomba atomica dentro il nostro corpo per cercare d’eliminare il problema.

Aggiungendo il fatto che i farmaci sono a pagamento, non resta altro da dire: la nostra salute non sta molto a cuore all’industria farmaceutica, a cui interessa molto di più quanto si può lucrare su ogni singolo malato. La medicina d’oggi sarebbe meglio chiamarla business della malattia.

In quest’ambito la medicina olistica è una risposta già più sensata anche se non sono tutti d’accordo. Le cure naturali continuano ad essere additate come moderna stregoneria e specchio per le allodole. Questa condizione è, invece, solo il frutto della nostra ignoranza e dell’ipocrisia dell’industria farmaceutica. Due fattori che, uniti, generano quello che è il vero cancro della società moderna.

olisticaNon sto dicendo che bevendo un infuso di Artemisia o sgranocchiandone le radici potrete curare il cancro. È necessario conoscere le proprietà, scoprire e studiare approfonditamente le qualità di tutte le erbe medicinali che crescono sulla Terra e diffondere i risultati delle ricerche, fornendo gratuitamente le cure che ne derivano.

Questo modus operandi unito ad un’educazione alla responsabilizzazione e ad una coscientizzazione del proprio corpo e del proprio essere (concetti ancora troppo sottovalutati dalla nostra società), aiuterebbero molto di più alla lotta contro il cancro, che qualsiasi terribile mix di medicinali.

I soldi, chiaramente, fuori. Nella costruzione di una coscienza collettiva e nel processo d’evoluzione umana che ne deriva, i soldi sono un semplice ostacolo messo là per creare conflitti, quindi, malattie.

In fondo è una guerra tra noi e chi vuole arricchirsi  facendoci ammalare e poi illudendoci di poter curare la malattia. Essere coscienti di questo, è il primo passo per capire che possiamo cercare d’evitare l’insorgere della malattia, prima che curarla.

I tre test che ho riportato sopra hanno dato risultati positivi riguardo agli studi sull’artimisina, che è stato dimostrato essere capace di inibire la proliferazione delle cellule cancerogene, uccidendo, in altre parole, le radici della malattia. È una buona notizia.

Dicevo nell’introduzione di quest’articolo: la natura ci fornisce già tutto quello di cui abbiamo bisogno, la questione è saper scovarlo ed imparare ad utilizzarlo nel modo giusto. Di pari passo, cominciare a conoscere di più noi stessi, quello che ci fa bene e quello che ci fa male, però ad un livello ben più profondo di quello a cui ci hanno abituati, è assolutamente necessario se vogliamo migliorare.

Matteo Vitiello

Leggi anche:

Altro che chemioterapia. Il cancro si cura con questa pianta

I crimini delle farmaceutiche

 

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Peter Brabeck, Nestlé: l’acqua non è un diritto delle persone e va privatizzata [INTERVISTA] http://buenobuonogood.com/6302/peter-brabeck-nestle-lacqua-non-e-un-diritto-delle-persone-e-va-privatizzata-intervista/ http://buenobuonogood.com/6302/peter-brabeck-nestle-lacqua-non-e-un-diritto-delle-persone-e-va-privatizzata-intervista/#comments Wed, 17 Sep 2014 21:48:00 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=6302 021212waterEbbene sì, l’acqua sarà presto privatizzata e qualsiasi forma d’approvigionamento d’oro blu da parte di privati cittadini, sarà punita e si dovranno fare i conti con una legislazione creata ad hoc per e dalle multinazionali (leggi a tal proposito anche l’articolo sul Trattato Transatlantico TTIP), che vogliono comprarsi e spartirsi tutte le risorse, del pianeta, l’acqua in primis.

Certo è un cammino ancora largo ma non poi così tanto. Basta dare un’occhiata al report del 2030Water Resources Group, il comitato che sta lavorando per togliere all’acqua l’attuale status di bene pubblico (di cui fa parte anche il nostrano Massimo Potenza, amministratore delegato del Gruppo Barilla), per capire che il cammino verso un regime di schiavitù e controllo legato alla privatizzazione è ben delineato e gli obiettivi delle multinazionali ben chiari.

Da un lato l’esaurimento del petrolio e dall’altro l’aumento della popolazione mondiale, avevano fatto suonare l’allarme nella casa dei magnati del commercio internazionale e degli economisti già diversi anni fa. Così cominciarono a parlarne durante i loro forum, partorendo idee tipo “l’acqua non è un bene pubblico” e “è un vantaggio privatizzare le fonti d’acqua di tutto il pianeta”. Concetti difesi, tra i tanti, da Peter Brabeck, patron di una delle più grandi multinazionali legate al commercio di alimenti e, ovviamento, all’acqua: la Nestlé.

Il grande capo della Nestlé, nell’intervista che ho pubblicato di seguito, è addirittura riuscito a dire un mucchio di bestialità, senza, ovviamente, vergogna:

“la gente d’oggi pensa che tutto quello che viene dalla natura sia buono [...] un buon esempio è il movimento bio, secondo il quale il cibo organico è ora il meglio. No, il cibo organico non è il meglio. Dopo aver mangiato per 15 anni cibo geneticamente modificato, ad oggi, negli Stati Uniti non c’è stata nessun consumatore che si è ammalato per aver mangiato questi alimenti. E nonostante tutto ciò, ci sono ancora tante contrarietà all’adozione di tali politiche alimentarie in Europa, per paura che ci accada qualcosa. È pura ipocrisia, più d’ogni altra cosa”.

Sì, sì ragazzi, ha avuto coraggio di dire che nessun americano si è ammalato mangiando cibo geneticamente modificato e che l’alimentazione organica è pura ipocrisia. Se non bastasse, Brabeck si supera quando dichiara:

“in merito alla questione della privatizzazione dell’acqua ci sono due posizioni: la posizione delle Ong, che difinisco come estrema, secondo cui l’acqua è un bene pubblico e per cui ogni persona del pianeta, in qualità d’essere umano, ha diritto all’acqua. Dall’altra parte c’è la posizione che considera l’acqua come un bene di consumo in più e per tal ragione deve avere un valore di mercato. Io personalmente credo sia meglio dare all’acqua un valore di mercato, così sapremo tutti che ha un prezzo”.

Di seguito, potete ascoltare l’intervista (con sottotitoli in inglese) a Brabeck che, sinceramente, mi ha lasciato a bocca aperta, totalmete scandalizzato dalle parole e dai ragionamenti assurdi di questa persona, convinta che la privatizzazione di un bene pubblico quale l’acqua sia addirittura un dovere, oltre che un diritto legittimo delle multinazionali “impegnate” a trovare soluzioni all’attuale e futura crisi legata all’approvigionamento delle risorse naturali, “una soluzione ai problemi del mondo” – come ha il coraggio d’insinuare Brabeck. Questa chiamata alla responsabilità sociale, così palesemente ipocrita, esce proprio dalla bocca di uno dei fautori della devastazione di mezzo pianeta, che attraverso la propia multinazionale Nestlé ha sfruttato le risorse naturali, ha calpestato i diritti dei lavoratori e ci ha avvelenato con i propri prodotti.

water_privatization“Privatizzare è una responsabilità delle imprese” continua vaneggiando Brabeck, per poi cercare consenso con l’aiuto del classico discorso da buon samaritano “siamo nella posizione di creare posti di lavoro [...]” bla bla bla, bla bla bla…

Insomma, tutti i progressi che si potrebbero mettere in atto, ad esempio portando gratuitamente l’acqua dove non c’è, non sono nemmeno considerati, anzi, il pensare all’acqua come un diritto d’ogni cittadino è ormai deriso da parte di chi la pensa come Brabeck e tra poco sarà, senza più ridere, considerato un crimine.

Non sto esagerando, pensate solo che in molti paesi è già stata proibita la raccolta d’acqua piovana da parte dei cittadini, pena multe esorbitanti. Negli Stati Uniti diverse persone sono state condannate per raccogliere acqua piovana e poi utilizzarla, previa depurazione, per uso domestico. Scandaloso, sì ma, purtroppo, realtà.

Il grande capo della Nestlé si giustifica dicendo che “quello che ci fornisce la natura non è tutto buono” ed “è necessaria una regolamentazione”, da leggere, ovviamente come privatizzazione.

Tra pochi anni potrete essere multati per bere acqua da una fontana pubblica e, tra altrettanti anni, non ce ne saranno proprio più di fonti pubbliche, dovremo pagare a Nestlé o Barilla o chichessia una quota, per usufruire di tale “servizio”.

Le persone come Brabeck, a base di opportunismo, ipocrisia e strategie di persuasione di massa, continuano a fare i loro sporchi affari e decidere in sede privata il destino di ciò che è patrimonio pubblico, cercando la maniera più “efficace” di privarci dei nostri diritti.

Il processo di privatizzazione dell’acqua è allarmante e, se siete ancora degli inguaribili ottimisti, vedrete che è solo questione di tempo, cercheranno di convincerci tutti che la “loro acqua” è l’unica salubre, si autoproclameranno beneffattori dell’umanità, ci venderanno “acqua purificata” e ci vieteranno di raccogliere, bere, distribuire o consumare acqua “in proprio”, perché considerata una pratica pericolosa e contraria alle leggi.

A tutto il team di criminali del Water Resourcers Group do ragione su una cosa: come ha avuto il coraggio e l’ignoranza di affermare Peter Brabeck, non tutto quello che ci fornisce la natura è buono… infatti, anch’io sono dell’opinione che il giorno in cui questa persona e tutti i membri di tale congrega di magnacci sono nati, madrenatura ci ha fatto vedere come le sia possibile partotire il peggio del peggio.

Vi lascio alla breve intervista, da cui ho tratto le dichiarazioni di Brabeck, seguita da una seconda, un po’ più lunga. Vi prego, ascoltate con attenzione cosa è capace di dire questa persona e, se avete cervello, impegnatevi a boicottare la Nestlé.

Matteo Vitiello

Leggi anche:

Pericolo TTIP: il Trattato Transatlantico che permette alle multinazionali di farsi le leggi ad hoc

Siti d’interesse:

CRAP – COORDINAMENTO ROMANO ACQUA PUBBLICA

ACQUA BENE COMUNE

WATER FOR ALL 

Salvare l'acqua. Contro la privatizzazione dell'acqua in Italia Salvare l'acqua. Contro la privatizzazione dell'acqua in Italia Acqua sporca. Il gorgo nero delle privatizzazioni Acqua sporca. Il gorgo nero delle privatizzazioni Privati dell'acqua? Tra bene comune e mercato Privati dell'acqua? Tra bene comune e mercato Nestlè non ama i bebè. Latte in polvere o polvere letale? Nestlè non ama i bebè. Latte in polvere o polvere letale? ]]>
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Firmata da migliaia di europei una lettera di scuse a Putin. Kissinger teme per il tanto agognato World Order http://buenobuonogood.com/6273/firmata-da-migliaia-di-europei-una-lettera-di-scuse-a-putin-kissinger-teme-per-il-tanto-agognato-world-order/ http://buenobuonogood.com/6273/firmata-da-migliaia-di-europei-una-lettera-di-scuse-a-putin-kissinger-teme-per-il-tanto-agognato-world-order/#comments Fri, 12 Sep 2014 10:20:04 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=6273 Stati Uniti d’America e Russia. Capitalismo e comunismo. Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski da un lato, Vladimir Putin dall’altro. La visione di un mondo spaccato in due da due opposte ideologie è il leitmotiv che ci accompagna da sempre.

kissinger putinOggi sono gli avvenimenti in corso in Ucraina che rispecchiano l’opposizione delle due rispettive fazioni, mentre l’opinione pubblica pecorona non sa più cosa pensare e chi supportare. Nonostante l’Unione Europea appoggi da sempre le decisioni della Casa Bianca, da buon alleato storico degli USA, una quantità sempre più ingente di persone si sta domandando chi abbia poi davvero ragione, chi meriti più credibilità e soprattutto chi stia agendo su una base morale di valori, svincolati dal mero interesse economico e dettati dalla volontà di costruire un vero regime di pace internazionale, nel rispetto dei diritti fondamentali d’ogni persona.

Difficile questione. Una cosa è certa, da sempre gli Stati Uniti hanno agito in base al proprio tornaconto economico ed alla volontà di auto-proclamarsi portavoce della coesione internazionale, della pace e della stabilità mondiale.

La contrapposizione con la linea politica sovietica è un a priori delle decisioni strategiche dell’impero americano, che continua a demonizzare l’idea di una Russia comunista.

Una contrapposizione che, ridotta ai minimi termini, si rivela essere puro dogmatismo e si manifesta nella volontà di definire sempre un nemico a cui contrapporsi, un public enemy, che mina quello che Henry Kissinger ha apertamente (e finalmente) definito come l’Ordine Mondiale, nel suo ultimo libro, intitolato, appunto “World Order”. Sia questo nemico la Russia, il Medio Oriente, la Cina,… basta che si contrapponga al sistema made in USA.

russia americaNon c’è dubbio che noi, comuni mortali, siamo vittime di quello che ascoltiamo in televisione e leggiamo sui giornali o sul web e, da bravi europei, continuiamo a credere ciecamente ai portavoce della nostra politica estera, gli Stati Uniti.

Barack Obama e tutto il suo seguito ci ricordano continuamente come la Russia sia pericolosa e che Vladimir Putin stia minando l’instaurazione di quell’Ordine Mondiale, necessario a creare e mantenere un clima di “pace internazionale”.

È una pura questione di controllo e dominio.

Il mondo è ben lontano dall’essere in grado d’instaurare tale regime di pace, le smanie di potere e controllo dominano le decisioni politiche americane e sebbene qualcuno gli abbia già detto che non sono loro, gli Stati Uniti, ad avere il diritto di decidere, Obama, Brzezinski e company continuano ad agire, sentendosi sempre dalla parte della ragione.

Nel frattempo è stata scritta una lettera e firmata, ad oggi, da oltre 17mila persone, la maggiorparte europei, numero in continuo aumento, in cui si chiede apertamente scusa a Vladimir Putin ed a tutto il popolo russo, per le azioni perpetrate dai governi europei filo-americani e per la continua disinformazione attuata dei mass media occidentali, chiaramente di parte. Nella lettera, che potete leggere di seguito, si paragona Valdimir Putin all’ex-presidente degli Stati Uniti J.F. Kennedy.

La lettera, disponibile in più lingue all’indirizzo http://dearputin.com/it/, recita così:

 

Caro Presidente Putin, Popolo della Russia,

putinLa preghiamo di accettare le nostre scuse per il comportamento dei nostri governi e dei media. Le Nazioni Occidentali, guidate dagli Stati Uniti, sembrano determinate ad iniziare una guerra con la Russia. Una persona sana di mente avrebbe riconosciuto le terribili conseguenze di una tale guerra e avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per evitarla. In realtà è proprio quello che lei sta facendo. A fronte di un flusso infinito di bugie e provocazioni è riuscito a non coinvolgere la Russia in un conflitto nucleare.

Gli eventi che circondano la guerra in Ucraina sono stati volutamente capovolti per rappresentare voi come un aggressore, quando i fatti dimostrano chiaramente il contrario. Bande neo-naziste commettono atrocità contro i cittadini della Novorussia su base giornaliera, ricevendo un sostegno politico e finanziario da parte dei governi occidentali. L’esercito ucraino ha bombardato regolarmente posti di blocco e città russe, compresi i rifugiati che cercano di fuggire dal paese. La Russia è stata accusata di aver abbattuto l’aereo della Malaysian Airlines, MH17, anche se l’evidenza suggerisce che il volo è stato abbattuto dall’esercito ucraino. Quando offrivate aiuti umanitari alla popolazione del Luhansk vi hanno accusato di contrabbando di armi in Ucraina.

Perché siete il bersaglio di queste menzogne e provocazioni? I criminali patologici dell’Occidente stanno spingendo verso un conflitto con la Russia perché hanno bisogno di un nemico esterno. Finché le persone si concentrano sulla “aggressione russa”, queste rimangono all’oscuro dei veri responsabili del declino dell’economia americana e del sistema sociale. In Europa – con la sua storia di guerre brutali innescate da arroganza e avidità – i leader europei hanno subito un collasso morale completo e sono ingenuamente caduti in fila dietro la politica di aggressione imperiale degli Stati Uniti. L’ultimo grande presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, ha descritto il nostro nemico comune nel 1961:

Siamo contrastati in tutto il mondo da una monolitica e spietata cospirazione, basata su mezzi segreti per espandere la sua sfera di influenza, che usa l’infiltrazione al posto dell’invasione, la sovversione al posto delle elezioni, l’intimidazione al posto della libera scelta, la guerriglia di notte invece che di eserciti alla luce del giorno.

Si tratta di un sistema che ha arruolato vaste risorse umane e materiali nella costruzione di una impenetrabile macchina altamente efficiente che combina corpi militari, diplomatici, di intelligence, di operazioni, scientifici, e politiche economiche… Le sue macchinazioni sono celate, mai rese pubbliche. I suoi errori sono sepolti e mai titolati. I dissidenti vengono messi a tacere, non premiati. Nessuna spesa è messa in discussione, nessuna voce stampata, nessun segreto rivelato.

Da quel momento il governo degli Stati Uniti e altre nazioni occidentali sono stati infiltrati da questa “spietata cospirazione”. Anche se non si tratta necessariamente di un unico apparato, crediamo che i suoi leader pensino ed agiscano senza il peso di una normale coscienza umana. Questo è il motivo per cui sono disposti a sacrificare la vita di milioni o miliardi di persone. Essi forniscono ad Israele le armi che vengono utilizzate per il massacro di migliaia di palestinesi. Essi militarizzano la polizia in luoghi come Ferguson, per proteggere e rafforzare il loro potere sulla popolazione. Mentono per iniziare guerre che si prendono la vita di milioni di persone, per aumentare il loro potere politico. Sono deplorevoli.

Proprio come JFK, anche lei ha un curriculum militare; così siete legati da un senso del dovere di proteggere e servire il popolo della Russia. Sembra che come lui abbiate riconosciuto la follia della guerra nucleare e che vi siate attivati verso la pace.7 Lei si rifiuta di approvare le azioni dell’impero americano e sta lavorando per minare il suo potere evitando il rischio di un conflitto militare diretto. Invece la Russia ha sviluppato stretti rapporti con molti paesi attraverso organizzazioni come il BRICS, perdonando i vecchi debiti e lavorando con i suoi partner per raggiungere gli obiettivi che servono gli interessi del popolo. L’idea di partnership internazionali è stata definita un approccio multipolare, ed è in netto contrasto con quelli unipolari, come la politica imperialista degli Stati Uniti in cui le risorse di tutti i paesi sono controllate a beneficio pochi potenti – e a scapito di Noi: il Popolo. Respingiamo l’avidità, l’odio e la sete di potere agognata dai nostri “leaders”. Siamo indignati e disgustati per l’uccisione di milioni di persone innocenti in nome della libertà e della difesa personale. Noi vogliamo la pace e la giustizia per tutti i popoli.Vogliamo una vera e duratura pace, il tipo di pace su cui una volta parlava JFK:

Che tipo di pace cerchiamo? Non una Pax Americana applicata sul mondo con le armi di guerra americane. Non la pace della tomba o la sicurezza dello schiavo. Sto parlando di una pace genuina, il tipo di pace che rende la vita sulla terra un’esperienza da desiderare, il tipo di pace che consenta agli uomini e alle nazioni di crescere nella speranza di costruire una vita migliore per i loro figli, non solo la pace per gli americani, ma la pace per tutti gli uomini e le donne, non solo la pace nel nostro tempo, ma la pace per tutti i tempi.

La vera pace e la giustizia sono impossibili, fintanto che la “spietata cospirazione” rimane nascosta nell’ombra, al governo degli Stati Uniti e di altre nazioni. Preghiamo che attraverso i nostri sforzi reciproci possiamo contribuire a sconfiggere criminali assetati di potere e senza scrupoli che cercano di schiavizzare tutti noi. Preghiamo affinché possiamo tutti promuovere una vera pace che renda la vita sulla terra degna di essere vissuta.

Sinceramente,

Da dove nasce tutto questo amore filo-russo?  È solo la risposta alla delusione del sistema capitalista-guerrafondaio di Kissinger e soci americani o è l’alba di una nuova era di coscienza civile dei cittadini europei, alla ricerca della verità attraverso il dialogo? O le pecore hanno solo bisogno di cambiare pastore?

Matteo Vitiello

L’intervista a Henry Kissinger

You’ve just written a book called World Order. Is there an absence of order in the world right now?
This is one of the most chaotic periods that I know about. Every part of the world is redefining itself. Some internally—like China. Some externally: The European system hasn’t dominated the world; it’s been abandoned in Europe. And the U.S. is moving into a new period in which the dominance enjoyed in the immediate postwar period economically is no longer there. On the other hand, we are still the central element in creating a new order. Without our participation, it’s difficult to see how a new system can emerge in most parts of the world.

Obama has a lot on his plate now with the rise of Islamic State. What’s the right response? 

When the throats of Americans are cut on international television and they’re then decapitated, and these are innocent bystanders who were picked as victims, the fundamental values of the United States are insulted. And that must have some retaliation. For that we do not need allies. That we can do on our own.

If the president’s advisers tell him the U.S. needs to put boots on the ground, should he listen to them?
Yes, but not ours. The militia groups that we were trying to create in Syria, that we never quite managed to do, would find the most useful employment if they were used against [Islamic State]. We have to remember, we are dealing with 20,000 fanatics—a relatively small group that’s had astonishing success because of the weakness of the opposition. We should be able to fragment them, then defeat them with intelligence operations.

One cannot overstate the question of Putin’s intent. What Putin wanted above all was an understanding with the U.S. that recognized the vulnerability of Russia’s position: the long frontiers with China and the Middle East, with some respect for its historical memories. That was not forthcoming. He reacted after what he considered a period of deliberate humiliation during the Olympics. We have been drawn into a series of tactical decisions. We cannot accept the proposition that Russia can dictate the outcome of its bordering nations by the constant use of military threat.

Will the sanctions influence Putin?
Not the way they’re being conducted. I have thought throughout the crisis that we should have tried to break the momentum by raising a more important question: How do you reconceive Ukraine? If Ukraine is considered an outpost, then the situation is that its eastern border is the NATO strategic line, and NATO will be within 200 miles of [Volgograd]. That will never be accepted by Russia. On the other hand, if the Russian western line is at the border of Poland, Europe will be permanently disquieted. The strategic objective should have been to see whether one can build Ukraine as a bridge between East and West, and whether one can do it as a kind of a joint effort.

Is Putin putting more thought into what he’s doing than we give him credit for?
The Russians play chess; we play poker. They have lived in a very different environment and have had to think about the relationships of societies to each other. We have lived in a relatively secure environment, and therefore any disturbance to that environment we believe has some practical solution that can be implemented in a short period of time. So what Putin thinks is what he really said in the incendiary speech he made after the occupation of Crimea. The idea that the West systematically humiliated Russia after the collapse of the Soviet Union is a very widespread idea in Russia. He has succeeded beyond what could have been his expectation when this crisis started.

Compare Obama’s foreign policy to George W. Bush’s.
Bush faced an extremely difficult problem. We were attacked. We had to reestablish our credibility. In reestablishing respect, we were bound to unleash latent forces. Obama seemed to think that confessions of American guilt would gain public support abroad. The long-term outcome is in between these two positions.

[Trascrizione: Bloomberg Business Week]

L’intervista a Vladimir Putin:

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Per l’indipendenza della Scozia, contro i soprusi e gli opportunismi dell’Inghilterra http://buenobuonogood.com/6238/per-lindipendenza-della-scozia-contro-i-soprusi-e-gli-opportunismi-dellinghilterra/ http://buenobuonogood.com/6238/per-lindipendenza-della-scozia-contro-i-soprusi-e-gli-opportunismi-dellinghilterra/#comments Sat, 06 Sep 2014 22:32:20 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=6238

“We are not here to suge for peage but to fight for the freedom of our country”  

[Sir William Wallace]

william wallaceSir William Wallace, Guardiano di Scozia, Braveheart, il cuore impavido. Il portavoce di una nazione che tanti hanno visitato, pochi conoscono e nessuno ha sentito come madre e sposa, a parte d’ogni vero scozzese. 

La Scozia è alle porte di un referendum che deciderà se la nazione del kilt e delle cornamuse si sgancerà definitivamente dal Regno Unito, dimostrando la propria volontà di autodeterminazione e secessione da quello che è stato l’invasore, l’usurpatore, il violento padrone, che conquistò queste meravigliose terre, per il miserabile anelito al dominio ed alla supremazia.

Era il 1297, Wallace aveva dimostrato a tutti i suoi compatrioti ed a tutto il mondo cosa significasse essere scozzese, l’importanza dei valore di lottare per la propria identità e la propria cultura, contro l’ingiustizia e la violenza, allora perpetrate dalle truppe dell’infame Edward I d’Inghilterra.

Oggi, dopo otto secoli di storia, gli scozzesi possono decidere se essere liberi e continuare il proprio cammino come nazione indipendente, in un’epoca storica in cui quelli che chiamiamo “i capi del mondo” – nient’altro che i portavoce dell’attuale ideologia dell’ipocrisia e dell’avidità, che ha reso grande l’Impero Britannico (così come quello Romano) – desiderano annullare piano piano la sovranità e la libera determinazione delle persone e dei popoli.

L’indipendenza della Scozia è, innanzitutto, una questione di principio, un atto necessario per riequilibrare una bilancia, quella della giustiza, da secoli violata e corrotta in nome del dominio economico di un’altra nazione, l’Inghilterra, regno di una stirpe infame.

Ma quali sono i motivi, a parte l’orgoglio nazionale di un popolo ricco di valori e storia come gli scozzesi, che ha portato la Scozia a convocare un referendum per l’indipendenza?

Sono sostanzialmente tre i fattori determinanti.

Il primo, come appena detto, è la storia.

L’importanza di preservare e difendere la propria storia e la propriawallace bridge cultura è una questione vitale, importantissima, è un qualcosa che non si conquista con le guerre o si compra con l’ipocrisia dei piagnistei televisivi del primo ministro David Cameron.

Scozia ed Inghilterra fanno parte del Regno Unito da soli tre secoli, durante le restanti migliaia d’anni di cui abbiamo testimonianza storica, sono stati due nazioni distinte. Chi volle creare quello che è l’attuale Regno Unito, l’Impero Britannico come sarebbe meglio chiamarlo ancora oggi, è stata la corona inglese che invase, distrusse e violò un popolo libero e pacifico.

Oggi anche la storia è stata violata. La comunità internazionale, influenzata da quell’infimo manipolo di governanti che si riunisce Bruxelles, viene persuasa a delegittimare ed addirittura condannare quella che è la revindicazione di un diritto fondamentale del popolo scozzese, la propria libertà e la propria indipendenza.

Il secondo fattore è quello economico.

L’inghilterra del XIII secolo attaccò la Scozia perché era in bancarotta ed una terra ricca e prospera come la Scozia, così vicina ai propri confini, era l’obiettivo da non farsi scappare per rifocillare le casse del regno. Così l’Inghilterra attaccò senza riserbo la Scozia, non solo invadendo ma distruggendo e violando i propri abitanti ed imponendo poi il proprio sistema di tassazione.

Bene, dal XIII secolo ad oggi le cose non sono cambiate, un tempo erano le città commerciali ed i castelli scozzesi l’obiettivo della corona inglese ed oggi è il petrolio del Mare del Nord. Questo è un motivo fondamentale per cui l’Inghilterra non vuole far scappare la Scozia, il motivo per cui Cameron si è ridotto ad implorare via televisiva gli scozzesi affinché non si separino.

A chi conosce la storia delle guerre d’indipendenza scozzesi, fa ridere il teatrino televisivo montato dalla corona inglese con protagonista David Cameron, che in questi giorni appare sugli schermi parlando di valori morali come l’unione e la condivisione tra Scozia ed Inghilterra. Lui, Cameron parla di valori? Lui, l’attuale portavoce di un Impero costruito sulla base di guerre e soprusi, codardìa ed opportunismi?

scottish-independneceIl terzo fattore è politico.

La Scozia, da quando fa parte del Regno Unito, non si è mai vista rappresentata politicamente, a parte per un paio di mandati, dai governanti di Londra. La Scozia è sempre stata succube dell’imposizione del governo centrale inglese che, nonostante si difenda dicendo di rispettare la Scozia come Paese, ha sempre agito e determinato le prorpie scelte politiche, dettato dall’ambizione di dominare, sfruttare e controllare, considerando gli scozzesi come dei meri ribelli, gente da ammansire a base di caramelle, tasse e politiche ad hoc.

Tanto per farvi capire, in Scozia il partito conservatore è appena il quarto partito politico del paese, che non ha mai avuto più di un paio di rappresentanti al governo, mentre l’Inghilterra è la terra dei conservatori, fondata sui valori monarchici di quella che è forse la peggiore famiglia reale di sempre, una famiglia che si dovrebbe solo vergognare di quello che ha fatto durante tutti questi secoli.

Storico, economico, politico, tre fattori che ogni scozzese dovrebbe aver chiaro nella propria mente e nel proprio cuore, tre motivi per decidere di votare SÌ al prossimo referendum del 18 Settembre, senza farsi influenzare, persuadere ed intimorire dalle pressioni con cui l’Inghilterra li sta attaccando.

Da parte sua l’Inghilterra sta infatti cercando di persuadere il popolo scozzese con frasi classiche del tipo “non si sa come potranno andare le cose per un paese che decide di intraprendere un cammino solo” o “il divorzio sembra positivo all’inizio ma poi ci si trova di fronte ad un baratro di dubbi ed incertezze” od ancora “la storia ci insegna che il nazionalismo non è la risposta e che le conseguenze possono essere letali”. Chi ha detto questo? Loro, i parlamentari inglesi, in più sedi, io mi limito solo a parafrasare i loro discorsi. L’Inghilterra sta cercando di infondere un sentimento di paura ed incertezza, solo per comprarsi, invece che combattere con lance e cannoni, lo spirito libero degli scozzesi.

scotlandCome se non bastasse, il burattino Cameron e tutta la casta monarchica inglese ha tirato in ballo un’altra serie di minacce per infondere un sentimento di paura nei votanti, come “le grandi imprese se ne andranno dalla Scozia se vincesse il SÌ” o “l’economia ne risentirà, la Scozia si ritroverà sola” e ancora “la Scozia dovrà abbandonare l’Unione Europea e la Libbra”.

Io dico che quelle imprese che pensano di andarsene dalla Scozia, se si proclamerà l’indipendenza, che se ne vadano. Se la Scozia dovrà uscire dall’UE, che ne esca, tutto di guadagnato. Se dovesse abbandonare la Libbra, che dire, ancora meglio.

Se vincerà il e la Scozia comincerà il cammino per la proclamazione della propria indipendenza, l’Inghilterra e l’UE, l’insieme di tutte quelle persone che lavorano per minare il principio di autodeterminazione dei popoli e calpestare i diritti delle persone, cominceranno a tremare. I bambocci di Bruxelles hanno paura che si crei un effetto domino e che dopo la Scozia, sia la volta della Catalogna e dei Paesi Baschi. Hanno una paura bestiale che il loro gran progetto di unione e dominio si increpi, e che le persone che vorrebbero governare non siano poi così pecore come pensavano.

Per riequilibrare la famosa bilancia della giustizia e riaffermare identità e valori e far valere i diritti d’ogni singola persona, questo processo d’indipendizzazione è necessario e dovuto, è l’effetto secondario di delle guerre e del regime di schiavitù imposto durante secoli.

Spero, nel profondo del mio cuore, che padri, nonni e bisnonni scozzesi abbiano trasmesso ai propri figli questi valori, i valori per cui il Guardiano di Scozia, William Wallace e tutti gli scozzesi che lo affiancarono da Stirling a Falkirk combatterono e per cui morirono.

La libertà, innanzitutto.

Matteo Vitiello

GUARDATEVI IL VIDEO:

I MITI USATI DAI PARTIDARI DELLA COESIONE DEL REGNO UNITO PER GIUSTIFICARE IL LORO “NO” ALL’INDIPENDENZA DELLA SCOZIA. (VIDEO GIÀ CENSURATO SU YOUTUBE)

 

 

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http://buenobuonogood.com/6238/per-lindipendenza-della-scozia-contro-i-soprusi-e-gli-opportunismi-dellinghilterra/feed/ 1
Global Energy Transmission: due fisici russi vogliono ricostruire la Torre di Tesla e fornire energia a tutto il pianeta http://buenobuonogood.com/6197/global-energy-transmittion-due-fisici-russi-vogliono-ricostruire-la-torre-di-tesla-e-fornire-energia-a-tutto-il-pianeta/ http://buenobuonogood.com/6197/global-energy-transmittion-due-fisici-russi-vogliono-ricostruire-la-torre-di-tesla-e-fornire-energia-a-tutto-il-pianeta/#comments Fri, 05 Sep 2014 18:26:57 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=6197

“Che l’energia elettrica possa essere trasmessa economicamente, senza fili a qualsiasi distanza terrestre, l’ho inequivocabilmente dimostrato in numerose osservazioni, esperimenti e misurazioni, qualitative e quantitative. Queste hanno dimostrato che è possibile distribuire energia da un impianto centralizzato in quantità illimitate, con un perdita non superiore a una piccola frazione dell’1%, nella trasmissione, anche alla massima distanza, 12mila chilometri, all’estremità opposta del globo”.

[Nikola Tesla]

nikola_teslaNikola Tesla lo conoscono tutti, il fisico serbo-americano famoso per aver scoperto la corrente alternata, celebre per i suoi oltre 270 brevetti su elettricità e magnetismo, padre della teoria sulla conducibilità dell’energia attraverso la Terra.

Quest’ultima tesi, secondo la quale la Terra può essere utilizzata come un enorme conduttore d’energia elettromagnetica, nonostante fosse stata corroborata da Tesla attraverso innumerevoli studi ed esperimenti, fu additata come profana ed fu oggetto di scandalo, tanto da ritrovarsi presto al centro di accese controversie, che sfociarono in minacce e si conslusero con la demolizione nel 1917 della Torre di Wandenclyffe,  un trasmettitore di 57m d’altezza, capace di soddifare il fabbisogno energetico di tutto il pianeta.

Il concetto di base era questo: la Terra è capace di trasmettere energia attraverso la ionosfera, grazie all’interazione tra un fascio di particelle cariche emesso dall’alta atmosfera del Sole, il vento solare, e la magnetosfera della Terra stessa.

Nonostante gli scienziati si siano da sempre divisi in merito all’efficacia dell’implementazione delle teorie di Tesla sul campo, il fisico serbo dimostrò in più occasioni come questa fosse possibile. Considerata l’importanza della propria scoperta, Tesla cominciò a progettare la Torre di Wandenclyffe, che avrebbe permesso d’ottenere gli stessi risultati però su scala definitivamente molto più grande.

Nonostante molti siano ancora restii ad ammettere l’efficacia degli esperimenti di Tesla, tutti i suoi risultati furono reali e resero palesi le proprietà conduttrici della Terra.

Un sistema capace di generare tutta l’energia di cui ha bisogno la popolazione mondiale in maniera praticamente gratis, è ovviamente un enorme ostacolo per i fornitori d’energia elettrica ed i propri miserrimi fini d’arricchimento economico e controllo della produzione e consumo d’energia. Un chiaro bastone fra le ruote delle proprie aspirazioni monopolitische.

Queste persone cercarono di persuadere e corrompere Tesla, opponendosi ai suoi obiettivi scientifici ed ostacolando i suoi esperimenti, in primis la realizzazione della torre che avrebbe permesso a tutto il mondo di usufruire d’energia senza bisogno di fili e senza dover pagare nessuna bolletta a nessun fornitore.

programma tesla tower
L’agenda dei lavori del programma Global Energy Transmittion

Ispirati dalla famosa Torre di Wandenclyffe, settant’anni dopo la morte del genio Tesla, due fisici russi, Leonid Plekhanov e Sergey Plekhanov, hanno cominciato questo 2014 a progettare una nuova torre, anzi, due.

Dopo aver trascorso gli ultimi anni a studiare i brevetti e le note di Nikola Tesla, i due fisici russi hanno dato vita al progetto Global Energy Transmission, che, grazie all’implementazione delle tecnologie attuali, microprocessori e nuovi materiali, propone la realizzazione di un trasmettitore d’energia planetario, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di tutto il pianeta.

Clicca e leggi qua come funziona.

Vi sembra fantascienza? Continuate a credere che le grandi compagnie elettriche abbiano ragione d’esistere e che privatizzare la fornitura d’elettricità sia giusto e conveniente? Conveniente per chi? Per noi che paghiamo un bene che dovrebbe essere, innazitutto, di dominio pubblico?

I due giovani fisici russi, vista l’importanza che tale progetto riveste per tutto il pianeta hanno deciso di rendere howitworks1-1pubblico il loro lavoro ed i risultati su internet, lanciando una campagna di raccolta fondi (Let’s built a planetary energy transmitter) volta a finanziare la costruzione della nuova torre di Tesla e lo svolgimento tutti gli esperimenti necessari.

Purtroppo, la campagna è iniziata lo scoros 2 Giugno 2014 e nessun mezzo di comunicazione ne ha parlato con la serietà che si merita… l’1 Agosto la campagna si è conclusa (per il momento) ed è riuscita a raccogliere solo 47mila dollari degli 800mila necessari.

Vi lascio al video di presentazione del progetto Global Energy Transmittion ed una serie di documenti per farvi capire che la trasmissione dell’energia sfruttando la conducibilità della Terra è un fatto, non fantascienza e che le compagnie elettriche di tutto il mondo stanno campando, come sempre, sulla nostra ignoranza.

Matteo Vitiello

Vi consiglio la lettura di:

L’energia è libera e deve essere gratis per tutti. Le tecnologie di Nikola Tesla oggi.

La più grande torre solare del mondo è a Siviglia

Plekhanov

[tube]https://www.youtube.com/watch?v=_cfsuKJU8uU[/tube]

[tube]https://www.youtube.com/watch?v=HiqzqtJejzo[/tube]

Il progetto di Leonid e Sergey Plekhanov

I brevetti di Nikola Tesla

I documenti declassificati di Nikola Tesla

 

Un breve documentario sottotitolato in italiano “I segreti scomparsi di Nikola Tesla”

[tube]https://www.youtube.com/watch?v=l5XKM9jIcYE[/tube]

Il film “Il segreto di Nikola Tesla” (Zagreb Film, 1980)

[tube]https://www.youtube.com/watch?v=wNq7NkXHdgM[/tube]

Le mie invenzioni. L'autobiografia di un genio Le mie invenzioni. L'autobiografia di un genio Scoperte scientifiche non autorizzate. Oltre la verità ufficiale Scoperte scientifiche non autorizzate. Oltre la verità ufficiale Tesla. Un uomo fuori dal tempo Tesla. Un uomo fuori dal tempo Il segreto di Nikola Tesla. Tutto sulla sua vita, la sua formazione, le sue invenzioni, la sua intelligente sensibilità. Con DVD Il segreto di Nikola Tesla. Tutto sulla sua vita, la sua formazione, le sue invenzioni, la sua intelligente sensibilità. Con DVD Wireless Tesla. Elettricità senza fili Wireless Tesla. Elettricità senza fili Tesla: esperimenti con correnti alternate. Alta frequenza, alta tensione Tesla: esperimenti con correnti alternate. Alta frequenza, alta tensione Sull'incremento dell'energia umana. Con un riferimento particolare all'energia solare Sull'incremento dell'energia umana. Con un riferimento particolare all'energia solare Esperimenti scientifici non autorizzati Esperimenti scientifici non autorizzati ]]>
http://buenobuonogood.com/6197/global-energy-transmittion-due-fisici-russi-vogliono-ricostruire-la-torre-di-tesla-e-fornire-energia-a-tutto-il-pianeta/feed/ 3
Pericolo TTIP: il Trattato Transatlantico che permette alle multinazionali di farsi le leggi ad hoc http://buenobuonogood.com/6168/pericolo-ttip-il-trattato-transatlantico-che-permette-alle-multinazionali-di-farsi-le-leggi-ad-hoc/ http://buenobuonogood.com/6168/pericolo-ttip-il-trattato-transatlantico-che-permette-alle-multinazionali-di-farsi-le-leggi-ad-hoc/#comments Wed, 03 Sep 2014 23:57:55 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=6168 Introduzione di Matteo Vitiello

Attenti alle multinazionali. Ora più che mai. L’accordo TTIP, in via d’approvazione, renderà il mondo ancor più succube delle politiche economiche dei magnati dei colossi che controllano commercio e mercato degli investimenti mondiali.

Una dichiarazioni come “Qualsiasi entità economica privata, se espropriata dei suoi attuali investimenti, avrebbe diritto a compensazioni a valore di mercato, aumentate di interesse composto”, presente nella bozza dell’accordo TTIP divulgata dall’UE, è solo un esempio dell’enorme tela di ragno che stanno tessendo per rendere le multinazionali intoccabili e nettamente superiori alle giurisdizioni dei singoli Governi nazionali (tra l’altro, in via d’estinzione).

A completare l’astuto disegno previsto dal TTIP, verrà definito anche Multilateral Agreement on Investment (MAI), l’accordo economico internazionale, in fase di discussione “confidenziale” dal 1995 presso OCSE, volto a creare “una una carta dei diritti e delle libertà per le aziende multinazionali, al fine di rendere più facile per gli investitori individuali e aziendali lo spostamento di capitali all’estero in valuta e sotto forma di immobili industriali.

Vi lascio alla lettura dell’articolo di Lorenzo Piersantelli su questo tema, ricordandovi che già nel 2012, nell’articolo “Bilderberg: ecco la sporca agenda segreta dei capi del mondo” avevo elencato i principali obiettivi a lungo termine del Bilderberg:

Un’identità internazionale. Distruggere l’identità nazionale, cioè depauperare la sovranità degli Stati (come sta accadendo sotto i nostri occhi, ndr), per stabilire valori universali obbedienti ad un unico governo mondiale.

 Un controllo centralizzato della popolazione.  Lavando il cervello alla popolazione (attraverso la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, anche Internet, ndr), l’obiettivo è quello di eliminare la classe media. 

Una società a crescita zero. Se c’è prosperità, c’è progresso e la prosperità ed il progresso impediscono esercitare la repressione. Prevedono che il fine della prosperità avverrà con lo sviluppo dell’energia elettrica nucleare e con la completa industrializzazione (a parte per i settori informatici e dei servizi) e con la completa esportazione delle più grandi imprese nei paesi dove la manodopera è più economica.

Uno stato di disequilibrio perpetuo. Se si creano crisi artificiali che sottomettano la popolazione ad una coazione continua, si può mantenere uno stato di disequilibrio continuo. 

Un controllo centralizzato dell’educazione. L’Unione Europea e le future Unione Americana e Unione Asiatica puntano ad avere un controllo sulla cultura e sull’educazione dei giovani, sterilizzando il più possibile la storia del mondo.

 Un controllo centralizzato di tutte le politiche nazionali ed internazionali

 La concessione di un maggior potere alle Nazioni Unite. Il sistema dell’ONU ha come obiettivo costruire un governo mondiale dichiarato ed in seguito un governo mondiale di fatto, per poi esigere una tassazione diretta da parte nostra in quanto “cittadini mondiali”. Bella la globalizzazione, vero?

Un blocco commerciale occidentale. In seguito all’espansione del North American Free Trade Agreement (NAFTA), si formerà un’Unione Americano-Europea per fomentare il libero commercio e gli investimenti a livello intercontinentale.

 L’espansione della NATO. Man mano che la ONU continuerà ad intervenire sempre più nei conflitti bellici in Medio Oriente, Africa e così via, la NATO si convertirà nell’esercito mondiale, sotto comando della ONU.

 Un sistema giuridico unico. Il tribunale Internazionale di Giustizia diventerà l’unico sistema giuridico del mondo.

 Uno stato di benessere socialista. Scopo dei rappresentanti del Bilderberg, CFR e della Commissione Trilaterale è creare uno stato di benessere socialista, nel quale si compensano gli schiavi obbedienti e si sterminano gli anticonformisti.

Dopo la crisi, gli attuali lavori in corso per la creazione del TTIP e le diachiarazioni di Draghi sulla necessità di cedere il potere alle entità sovrannazionali e rinunciare alla sovranità dei singoli Stati… beh, vi siete fatti un’idea chiara di dov’è diretto il treno dei magnaccia della politica economica? Spero davvero di sì.

Matteo Vitiello

 

Il “Transatlantic Trade and Investment Partnership” (TTIP): la NATO economica

La Storia insegna che considerare un caso isolato ogni singolo evento che ha ripercussioni internazionali limita sempre la visione oggettiva della realtà: come sta accadendo in questi ultimi e tragici mesi, i vari conflitti che insanguinano il Medio Oriente, l’Ucraina ed il Nord dell’Africa, in particolar modo la Libia, fanno parte di un preciso disegno globale, adattato alle esigenze macro-economiche del Terzo millennio. Quale logica conseguenza di tutto ciò, si delineano sempre più i principali attori di questo complicato e spietato scenario: da un lato l’asse USA-UE, con i loro alleati, in poche parole la NATO, dall’altro la Russia ed i Paesi a lei vicini.

ttip2Come può l’America, che da sempre fa la parte del leone all’interno della coalizione NATO, riuscire a realizzare tutto ciò? Naturalmente creando destabilizzazione economica in Europa a seguito delle sanzioni varate a danno della Russia dopo i sanguinosi fatti dell’Ucraina, area economicamente strategica, come fa il Professor emerito di Sociologia alla Binghamton University di  Binghamton e Professore aggiunto alla Saint Mary’s University di Halifax, in Canada James Petras in una accurata analisi pubblicata in un suo editoriale del 23 Agosto 2014.

Parallelamente a queste problematiche internazionali che stanno degenerando in vere e proprie guerre, è in corso un negoziato, in gran parte segreto, per definire un accordo commerciale tra UE ed USA, chiamato TTIP (il cui programma è consultabile al link http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/about-ttip/index_it.htm), truce e secco acronimo di “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, chiatato anche TAFTA, “Transatlantic Free Trade Area”, area transatlantica di libero scambio.

A prima vista sembrerebbe un accordo che porterà i paesi che vi parteciperanno ad una crescita, secondo quanto sostenuto dai proponenti. Ma se si prova ad analizzare nel dettaglio quanto finora pervenuto, cresce il sospetto che il rischio di incremento di potere economico delle multinazionali coinvolte ed il contestuale contrasto ai governi nel controllo dei mercati per promuovere il benessere collettivo appare sempre più concreto.

Per comprendere al meglio e nel modo più obiettivo possibile come dovrebbe essere strutturato questo accordo commerciale intercontinentale, bisogna analizzare nel dettaglio quanto pubblicato dai governi coinvolti in questo progetto: USA ed UE.

Come si evince da una pubblicazione istituzionale consultabile al link http://www.state.gov/p/eap/rls/rm/2014/01/219881.htm, gli Stati Uniti reputano il TTIP un accordo propedeutico al realizzarsi di un ulteriore accordo conosciuto come TRANS-PACIFIC PARTNERSHIP (TPP), un accordo internazionale su cui stanno discutendo 12 paesi, ovvero Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Messico, Malesia, Cile, Singapore, Perù, Vietnam e Brunei; un insieme di Paesi che, complessivamente, “rappresentano il 40% del Pil mondiale”. A prima vista, anche questo accordo sembrerebbe una notevole opportunità economica, ma dietro tutto ciò si celano aspetti decisamente torbidi.

13 Novembre 2013: Wikileaks diffonde un capitolo dell’accordo TPP, in cui per la prima volta emergono le diverse posizioni dei governi coinvolti in questo accordo, come documenta Philip Di Salvo in un suo articolo del 14 Novembre 2013 per il portale Wired:

“Oggetto del progetto è la liberalizzazione degli scambi commerciali tra i paesi aderenti e le discussioni tra le parti stanno avendo luogo tppsegretamente da diversi anni e uno dei massimi sponsor dell’accordo è l’attuale amministrazione Obama. L’accordo va a toccare numerosi ambiti di cooperazione tra i paesi coinvolti, uno dei quali è certamente la Rete e la regolamentazione in fatto di copyright. WikiLeaks ha pubblicato proprio una bozza del capitolo relativo al Web risalente all’agosto scorso. Il testo, 30mila parole per un centinaio di pagine, è disponibile sul sito di Julian Assange e la sua pubbicazione anticipa di qulache giorno il summit dei negoziatori dell’accordo che si terrà a Salt Lake City dal 19 al 24 novembre prossimi. Il documento oggetto del leak contiene molte proposte in fatto di diritto d’autore e brevetti e ha il chiaro obiettivo di rafforzare il controllo sul copyright e il suo utilizzo in quanto “promotore per lo sviluppo sociale ed economico soprattutto in relazione alla nuova economia digitale”, come si legge nel testo pubblicato da WikiLeaks.

La Electronic Frontier Foundation (Eff) ha analizzato il capitolo nel dettaglio e ha individuato i passaggi che esprimono al meglio gli obiettivi dell’accordo e il suo tono complessivo. In una parte del testo si legge ad esempio la proposta (da parte messicana) di prolugare la durata dei termini del copyright fino a 100 anni oltre la morte dell’autore. Altrove, si può leggere il tentativo di aumentare lo spettro di intervento del copyright, individuando nuovi ambiti di applicazione e la loro aumentata estensione. Da questo punto di vista, la Tpp guarda anche ai brevetti medici, per i quali l’estensione andrebbe a superare i 20 anni, come riporta il GuardianDoctors Without Borders ha alzato la voce, denunciando la possibilità che l’accordo possa restringere l’accesso a medicinali fondamentali. Una forte attenzione è ovviamente posta sull’infrazione del copyright e all’ hacking, fatte salve, comunque, alcune distinzioni, rubricate nel testo come “attività autorizzate ai sensi di legge e svolte da impiegati governativi, agenti o contractor a scopi di indagine, intelligence, sicurezza essenziale e scopi governativi”. E il riferimento stride con i recenti fatti di cronaca relativi al Datagate e alla sorveglianza digitale.

Olivia Solon su Wired.co.uk ha fatto notare che il testo contiene anche la proposta (di cui si sapeva già dal 2011) di consentire a tutti i detentori di diritti di autorizzare o proibire tutte le riproduzioni del loro lavoro, fino alle “copie temporanee in formato elettronico”,  una proposta che la Eff aveva già denunciato come “disconnessa dalla realtà dei computer moderni”: significa che, qualora la proposta del testo venisse approvata in sede definitiva, anche il download di una foto da Internet potrebbe costituire una violazione del copyright. Il testo sembra rispecchiare la tendenza a voler rafforzare la posizione dominante della grandi corporation nella protezione del diritto d’autore al fine di salvaguardare i loro interessi commerciali; non a caso, l’accordo è sostenuto da una lobby di potentissime multinazionali. Secondo molti osservatori critici, inoltre, l’accordo mira a “esportare” nella zona del Pacifico la molto restrittiva legislazione americana in fatto di diritto d’autore, a favore degli interessi statunitensi. Matthew Rimmer, dell’Australian National University, ha definito il documento pubblicato da WikiLeaks “una lista dei regali di natale per le corporation” che mette a repentaglio alcuni interessi leggittimi degli utenti della Rete, come il libero accesso o la possibilità di fruire di contenuti liberamente, perché entrati nel pubblico dominio.

Michael Geist dell’Università di Ottawa ha invece sottilineato quanto forte siano le pressioni americane,definite “draconiane”. Geist fa notare, censorship-actionpage-ALTinoltre, un punto interessante sul modo in cui i diversi paesi firmatari hanno avanzato proposte o criticato delle altre: “con l’eccezzione degli Usa, del Giappone e dell’Australia, tutti i paesi aderenti hanno proposto un articolo che specifica il bisogno di bilanciamento e promozione del dominio pubblico, della protezione della salute pubblica e di misure che assicurino che i diritti degli Ip non diventino barriere allo sviluppo”. Un altro punto preoccupante ha a che vedere con il Digital Rights Management ( DRM) e le regole “anti-circumvention” che, limitano, ad esempio iljailbreaking dei dispositivi elettronici. Il testo propone nuove limitazioni che andrebbero, come ha scritto già in passato la Eff, a limitare le possibilità di movimento per artisti, hacker maker, ponendo un grande freno a possibili innovazioni future. Ma gli esempi potrebbero essere molti di più.

La Trans-Pacific Partnership e i dettagli portati all’attenzione del pubblico riportano in superficie i timori già sollevati nel 2012 di fronte alle diverse leggi proposte in tutto il mondo per regolamentare in modo troppo restrittivo e con un netto sbilanciamento verso il business, il diritto d’autore, fino a mettere a rischio la libertà stessa della Rete. Sopa e Pipa, contro le quali si tenne il primo sciopero di Internet, nel gennaio del 2012, sono tutto tranne che un lontano ricordo. La possibilità che la Tpp rappresenti una similie (se non peggiore) minaccia per la libertà della Rete è molto concreta. A peggiorare la situazione, la pressoché totale segretezza con cui l’accordo è stato fin qui discusso e, con ogni probabilità, sarà negoziato anche in futuro. Julian Assange ha commentato il testo dicendo che, qualora diventasse operativo, “calpesterebbe i diritti individuali e la libertà di espressione”“Se leggi, scrivi, pubblichi, ascolti, pensi, balli, canti o inventi, se coltivi o consumi cibo, se sei o mai sarai malato”, continua Assange, “la Tpp ti ha nel suo reticolo”. Una petizione online contro la Tpp ha già raccolto oltre 100mila firme.

ttipMarzo 2014: la Commissione Europea divulga una bozza della proposta di accordo TTIP (vedi pdf a inizio articolo) e lancia una serie di pubbliche consultazioni su alcune determinate clausole che implicherebbero importanti limitazioni ai governi dei paesi europei. Nella bozza si leggono infatti significative “limitazioni sulle leggi che i governi partecipanti potrebbero adottare per regolamentare diversi settori economici, in particolare banche, assicurazioni, telecomunicazioni e servizi postali. Qualsiasi entità economica privata, se espropriata dei suoi attuali investimenti, avrebbe diritto a compensazioni a valore di mercato, aumentate di interesse composto”. Sembre secondo quanto sancito in questa bozza, “sarà ammessa la libera circolazione dei lavoratori in tutte le nazioni firmatarie, ed è stato proposta l’ammissibilità, per le entità economiche private, di muovere azioni legali contro i governi in presenza di violazione dei diritti”.

È inoltre importante precisare che il TTIP, che probabilmente verrà definito entro la fine del 2015, fa seguito ad un’altra proposta di accordo economico internazionale, il Multilateral Agreement on Investment (MAI) ovvero un accordo economico internazionale in fase di discussione “confidenziale” dal 1995 presso l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico composta da ventinove nazioni quali USA, Canada, Messico, gli stati membri dell’UE, Svizzera, Norvegia, Islanda, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Turchia, Corea del Sud, Giappone, Nuova Zelanda ed Australia e più conosciuta con la sigla OCSE.

Lo scopo del MAI sarebbe la creazione di una carta dei diritti e delle libertà per le aziende multinazionali, al fine di rendere più facile per gli investitori individuali e aziendali lo spostamento di capitali all’estero in valuta e sotto forma di immobili industriali. Si andrebbero così a creare alcuni principi di applicazione uniformi, partendo dai milleottocentoaccordi bilaterali già esistenti.

Dalla lettura della bozza del MAI, emerge un aspetto quanto meno inquietante dell’accordo: qualsiasi Stato, compresi quelli non aderenti all’OCSE, viene incoraggiato a partecipare, così da suscitare interesse a diventarne membri anche ai paesi in via di sviluppo, ovvero quelle economie non ancora del tutto avviate ed per le multinazionali ritenute appetibili dal punto di vista speculativo. In sintesi, l’accordo prevede che i governi di queste nazioni dovranno accettare le condizioni dettate dalle società multinazionali che investiranno nei loro territori. Complice di tutto ciò sarebbe anche l’FMI, il Fondo Monetario Internazionale ovvero quell’organismo che dovrebbe essere responsabile degli aiuti alle nazioni in deficit e che “definisce gli standard valutari”, diventando fin dalla sua istituzione “un prezioso strumento nell’apertura di nuovi mercati per le multinazionali”.

Recentemente, l’FMI ha varato i ‘pacchetti per la ripresa economica’ a beneficio di Paesi in difficoltà quali la Tailandia, l’Indonesia e Corea del Sud , ovvero una serie di misure finalizzate alla liberalizzazione finanziaria, privando però i governi della loro sovranità in campo economico, come chiaramente sancito anche dalla bozza del MAI: i governi sono obbligati ad accettare investimenti esteri in tutti i settori, provocando così un sistematico “indebolimento degli standard ecologici e di sicurezza sul lavoro per attrarre nuovi investimenti e la rimozione delle misure di salvaguardia contro attacchi speculativi in borsa”. In poche parole, le multinazionali vengono ancor più incentivate ad approfittare dell’avanzata crisi di quelle economie asiatiche, acquisendo così”imprese a prezzi stracciati” e “conquistando nuovi mercati”.

È quindi evidente come il MAI miri ad istituire un raggruppamento di normative universali sugli investimenti che garantiranno alle multinazionali “il diritto e la libertà incondizionata di comprare, vendere e compiere operazioni finanziarie in tutto il mondo come e quando ritengono opportuno, incuranti di leggi ed interventi governativi”.

IL TTIP verrebbe quindi varato sulla base di quanto già proposto all’interno del MAI, arrivando ad influire sulla vita sociale, economica e culturare di tutti noi, come analizza egregiamente Enrico Lobina in un suo articolo datato 19 Agosto 2014 sul blog Megachip di Globalist, criticando giustamente anche la segretezza dell’Accordo:

Tra gli anni novanta ed i duemila un vasto movimento (i “no-global”) si opposero ai negoziati portati avanti dalla Omc (Organizzazione Mondiale del Mercato), che avevano come scopo di eliminare non solamente tariffe doganali, bensì la possibilità per piccoli Stati e lavoratori di difendersi dalla concorrenza selvaggia e dai voleri dellemultinazionali.

Grazie ad un vasto movimento di popolo (ricordate Genova 2001?), e ad una chiara azione dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), spalleggiati dai paesi non-allineati, i negoziati fallirono. Gli Usa e la Ue ripiegarono su trattati bilaterali. Ora è venuto il momento del trattato tra i due giganti del neoliberismo, che dovrebbe essere concluso entro il 2015.

ttip3C’è poco tempo, e tutto è segreto! Alla faccia degli open data e della trasparenza, non si può sapere su cosa si sta trattando. Qualcosa trapela, ma non sia mai che l’opinione pubblica possa sapere cosa gli succederà. Il nocciolo del trattato non è la diminuzione delle tariffe, già quasi nulle, bensì l’eliminazione delle “barriere normative” che limitano profitti potenzialmente realizzabili dalle società transnazionali.

Cosa significa “barriere normative”? Vediamo qualche esempio.

La società francese Veolia, che ha in gestione lo smaltimento dei rifiuti ad Alessandria, in Egitto, ha fatto causa allo stato egiziano perché ha aumentato i salari del settore pubblico e privato al tasso d’inflazione, e questo ha compresso i propri margini di profitto. Per “barriere normative” s’intende anche questo. Con le misure proposte dal Ttip per la protezione degli investitori qualsiasi peggioramento (per l’investitore) delle condizioni contrattuali può dar luogo a richieste di risarcimento. Il meccanismo, se entrasse in funzione, avrebbe una forza dirompente dal punto di vista delle aspettative e delle azioni governative. Chi più si azzarderebbe ad aumentare i salari?

Nel caso vi sia una diatriba tra lo stato ed una multinazionale, questa non sarà costretta a rivolgersi ai tribunali dello stato nazionale (sono di parte!), bensì ad un arbitrato internazionale, in cui uno degli arbitri è scelto dalla multinazionale, uno dallo stato ed il terzo congiuntamente. Peccato che questi arbitri siano una cinquantina in tutto!

Questo meccanismo è l’Isds (Investor-State Dispute Settlement), ed è fortemente voluto dagli Usa. Sta incontrando una crescente resistenza a Bruxelles, però non è chiaro se nei negoziati ancora se ne sta parlando e se lo si sta prevedendo. Ma anche senza Isds, per gli agricoltori ed i piccoli e medi imprenditori europei, insieme a tutti i lavoratori, il TTIP sarebbe un disastro.

Gli agricoltori, e tutti coloro che hanno a cuore la propria alimentazione, sappiano che TTIP significa “deregolamentazione della sicurezza alimentare”. Con l’eliminazione delle normative europee sulla sicurezza alimentare (le famose “barriere normative”) entreranno gli Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) e, più in generale, verrà meno il “principio di precauzione” europeo.

Per quanto riguarda l’ambiente, il principio è lo stesso. Oltre ad indebolire le normative fondamentali sull’ambiente, che dovranno allinearsi a quelle Usa, vi sarà un’inversione dell’onere della prova nel settore chimico: “Non inquino fin quando tu, Stato, non lo dimostri”. Ora, in Europa, è il contrario: è l’industria che deve dimostrare che non si inquina.

Questo e molto altro è il TTIP. A fronte di una crescita nulla in seguito a questo trattato, sappiamo però che lavoreremo peggio, che mangeremo cibi meno sani e vivremo in un ambiente meno pulito. Tutto ciò per favorire qualche miliardario, che miliardario lo era anche prima. La lotta di classe al contrario, insomma.

Si riconferma ancora una volta la volontà istituzionale internazionale di voler favorire le solite corporations, premiandole anche con un’accertata impunità: è questa la più evidente conseguenza della globalizzazione. D’altronde perché stupirsi ancora, visto che sono proprio le multinazionali che controllano la politica di tutto il mondo e che decidono la vita di tutti noi, anche a costo di migliaia di vite umane?

Lorenzo Piersantelli

[Fonti]

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http://buenobuonogood.com/6168/pericolo-ttip-il-trattato-transatlantico-che-permette-alle-multinazionali-di-farsi-le-leggi-ad-hoc/feed/ 2
Gaza: secchiate di sabbia e macerie: #RubbleBucketChallenge vs la guerra e lo spreco d’acqua http://buenobuonogood.com/6056/gaza-secchiate-di-sabbia-e-macerie-rubblebucketchallenge-vs-la-guerra-e-lo-spreco-dacqua-dellicebucketchallenge/ http://buenobuonogood.com/6056/gaza-secchiate-di-sabbia-e-macerie-rubblebucketchallenge-vs-la-guerra-e-lo-spreco-dacqua-dellicebucketchallenge/#comments Wed, 27 Aug 2014 00:09:25 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=6056 Haz click aquí para leer el articulo en Español

In Gaza we don’t have water and when we have water, we can’t make it ice since the electricity is off most of the time. So my cousin Hafiz, My nephew Khalid and I used remains of a destroyed house to participate in this challenge. I am not nominating anyone for this challenge but I am asking you all to show solidarity with Palestinians and to participate in this challenge.

Thank you in advance. [Abu Yazan, Gaza]

[tube]https://www.youtube.com/watch?v=YjEQVMpG-LE&feature=youtu.be[/tube]

[tube]https://www.youtube.com/watch?v=MlTL4bmHiCI[/tube]

Dopo settimane di immagini e video di famosi che si tirano secchi d’acqua gelata in testa per, dicono, sensibilizzare l’opinione pubblica ed incoraggiare le donazioni a favore della ricerca sulla SLA, è diventata virale nella rete e si sta diffondendo un’altra sfida, la risposta a tutti quelli che si sono divertiti a giocare, chi in America, chi in Europa, ai secchi d’acqua, questa volta per sensibilizzarci sulla pulizia etnica in corso a Gaza.

Sto parlando del #RubbleBucketChallenge, campagna promossa da uno studente dell’Università di Gaza, Maysam Yusef, che, seguendo l’onda pubblicitaria della campagna per la SLA, ci ricorda che a causa della guerra e la devastazione perpetrata dai magnacci dell’economia, l’oro blu sta diventando un bene di lusso.

Torniamo un momento alla SLA e all’#IceBucket Challenge che tanto ha spopolato in rete. In poche parole, si tratta di questo: una persona si tira un secchio d’acqua gelata in testa ed invita un “nominato” a sua scelta a fare lo stesso entro 24h, la pena per dare forfait è fare una donazione alla ALS Association (associazione di ricerca sulla SLA negli Stati Uniti) o alla Motor Neurone Disease Association, la corrispettiva inglese.

Un gioco divertente insomma questo Ice Bucket Challenge, ha fatto sorridere i fan di attori e politici che si sono “lavati la coscienza”, diciamolo pure (non tutti hanno fatto una donazione, ndr), facendo vedere di essere “interessati” alla causa medica in questione.

Senza dubbio, il merito maggiore della sfida del secchio ghiacciato è stato quello di rinnovare la riflessione su problemi come la mancanza d’acqua in ¾ del pianeta, il prosciugamento delle falde acquifere e la desertificazione, la privatizzazione dell’acqua e così via. Certo la maggiorparte del pubblico si sarà limitato  a condividere sulle reti sociali il video dell’attore preferito che si fa una doccia gelata… ma sono convinto che a moltissime persone sono girati i coglioni quando hanno visto i riccaccioni del jet set hollywoodiano ed i politici del “mondo occidentale” giocare coi secchi d’acqua mentre almeno un intero continete muore di sete.

gazaMagari proprio tra le reti sociali, tra i più giovani soprattutto, dove pullula la madre di tutte le malattie, l’ignoranza,  un’iniziativa come la #RubbleBucketChallenge potrebbe cominciare a diffondere, o “viralizzare” se preferite, la responsabilità che ognuno di noi ha, in quanto essere umano, di preservare l’acqua, il bene più prezioso del mondo. L’oro, ragazzi, non si beve.

“Qua a Gaza non abbiamo acqua e quando ce l’abbiamo non possiamo fare il ghiaccio fintantoché non c’è l’elettricità” – ci racconta Abu Yazan, nel video d’apertura di questo articolo.

Da Gaza i palestinesi ci inviano i video con le loro secchiate di sabbia e macerie, quello che è rimasto delle loro case, in seguito al terribile genocidio commesso da Israele ed i suoi alleati (tra cui l’Italia che gli ha venduto gran parte delle armi) per meschine ragioni economiche e ridicoli principi religioso-culturali, un po’ come le Crociate del Medioevo.

Non ho parole per descrivere l’inutilità delle persone che si truccano con falsa empatia, ipocriti che parlano di cooperazione internazionale, azioni umanitarie ed alto al fuoco, mentre durante i loro comizi, i loro incontri diplomatici, le loro cene di gala e le loro coglionate goliardiche con tanto di secchiate di ghiaccio in testa, muoiono migliaia di persone innocenti.

Con l’iniziativa dell’Ice Bucket, l’americana ALS ha raccolto finora circa 90 milioni di dollari, da destinare alla ricerca sulla SLA, rispetto ai 2,5 milioni del 2013 [dati ALS Association] . Una bella gaza2differenza, non c’è dubbio, e ne sono contento ma resto sempre dell’opinione che dovrebbero essere i governi a finanziare la ricerca medica al 100% ed il denaro, invece di uccidere, non dovrebbe più essere d’intralcio alla ricerca scientifica e la conseguente evoluzione umana… comunque, di questo ne ho già parlato in articoli come: La vera evoluzione è rinunciare ai soldi. Non ci servono più” o I crimini delle farmaceutiche” .

Quest’articolo è dedicato a Maysam Yusef, Abu Yazan, alle loro famiglie, a tutto il popolo palestinese ed a tutti coloro che muoiono per guerre e carestie.

Dalla Cina all’Africa, dovunque siate, scusateci ma la guerra che fanno qua, nell’indolente occidente delle secchiate d’acqua, è quella di mantenerci seduti sulla poltrona a guardarvi morire in televisione. Siamo il gregge dormiente, gli schiavi che allestiscono con sorrisi e storielle deprimenti la facciata di questa scoria di mondo in cui ci hanno ridotti a vivere.

Oggi è Gaza, domani un altro paese, un altro popolo, altra gente innocente. Persone che muoiono per il gusto dei potenti di giocare a chi ce l’ha più grosso.

Pace e amore.

Matteo Vitiello

 

Gaza: cubos de arena y escombros: #RubbleBucketChallenge vs la guerra y el despilfarro de agua

 

gazaDespués de semanas de fotos y videos de las celebridades que se tiran cubos de agua helada por encima de la cabeza para, por ejemplo, sensibilizar la opinión pública y dar a conocer o fomentar las donaciones a la investigación del ELA, se ha extendido un nueva campaña viral en la red que entraña otro desafío, un respuesta para todos aquellos que han disfrutado del juego con los cubos de agua en Estados Unidos o en Europa, esta vez para sensibilizar contra la limpieza étnica en curso en Gaza.

Estoy hablando de #RubbleBucketChallenge, campaña promovida por un estudiante en la Universidad de Gaza, Maysam Yusef, quien, siguiendo la ola levantada por la campaña publicitaria para la SLA, nos recuerda que a causa de la guerra y la devastación perpetrada por los magnates de la economía, el oro azul se está convirtiendo en un artículo de lujo.

Volvamos por un momento a la ELA y el #IceBucket Challenge,  que se ha convertido todo un fenómeno viral en la red. En pocas palabras, se trata de lo siguiente: una persona se tira un cubo de agua fría sobre la cabeza e invita a un “conocido” a su elección para hacer lo mismo dentro de 24 horas, el castigo por renunciar es hacer una donación a la Asociación de Investigación de la ELA en los Estados Unidos o la Asociación de la Enfermedad de la Neurona Motora en Reino Unido.

En fin, un divertido juego este Ice Bucket Challenge, que hizo sonreír a los fans de los actores y que ha ayudado a los políticos a “lavarse la conciencia”. Seamos realistas: no todos ellos han hecho una donación, demostrando ser unos “interesados” por la causa médica en cuestión.

Sin lugar a dudas, el desafío del cubo de hielo ha renovado la reflexión sobre problemas como la falta de agua en 3⁄4 del planeta, el agotamiento de los acuíferos, la desertización o la privatización del agua.

Por supuesto, la mayoría de la audiencia se limitará a compartir en las redes sociales el vídeo del actor preferido que recibe una ducha de agua fría… pero estoy convencido de que una gran cantidad de personas se han cabreado cuando vieron a los ricachones, a la jet set de Hollywood y a los políticos del “mundo occidental” jugando con cubos de agua cuando al menos un continente entero se muere de sed.

Quizás tras las redes sociales, especialmente entre las de los jóvenes, donde pulula la madre de todas las enfermedades: la ignorancia, una iniciativa como la #RubbleBucketChallenge podría empezar a propagar o, a “viralizar” si se prefiere, la responsabilidad que a cada uno de nosotros nos corresponde como ser humano, a preservar el agua, el bien más preciado en el mundo. El oro, gente, no se bebe.

Aquí en Gaza no tenemos agua y cuando la tenemos no podemos hacer hielo, siempre y cuando no haya electricidad” ­ dice Abu Yazan, en el video de apertura de este artículo.

Desde Gaza los palestinos nos envían sus videos de cubos de arena y escombros, los restos que quedan de sus casas, tras el genocidio horrendo cometido por Israel y sus aliados (entre ellos Italia, que ha vendido gran parte de la armas) por motivos económicos mezquinos y principios religiosos­culturales ridículos, a modo de las Cruzadas de la Edad Media.

No tengo palabras para describir la inutilidad de las personas que se maquillan con una falsa empatía, hipócritas que discuten sobre la cooperación internacional, la acción humanitaria y el alto el fuego, mientras que y durante sus mítines, sus reuniones diplomáticas, sus cenas de gala y su chistes de mierda con competiciones de cubos de hielo incluidas, mueren miles de personas inocentes.

Con la iniciativa del Ice Bucket, la ALS americana ha recaudado hasta el momento cerca de 90 millones de dólares para la investigación de la ELA, en comparación con 2,5 millones recaudados en 2013 [datos ALS Association]. Una gran diferencia, sin duda, y estoy feliz, pero soy siempre de la opinión de que el 100% de la investigación médica debería estar financiada por los gobiernos y el dinero, en vez de matar, no debería ser un obstáculo para la investigación científica y por consiguiente de la evolución humana.

Sin embargo, ya he hablado de esto en otros artículos como: “La verdadera revolución es vivir sin dinero. No lo necesitamos más” o “Los crímenes de las compañías farmacéuticas”.

Este artículo está dedicado a Maysam Yusef, a Abu Yazan, a sus familias, a todo el pueblo palestino y a todos aquellos que mueren por causa de la guerra y la hambruna. De China a África, donde quiera que esté, lo siento, pero la guerra que nos hachen aquí, en el indolente occidente de los cubos de agua, es la de mantenernos sentados en la silla y veros morir en la tele. Somos el rebaño dormido, los esclavos que decoran la fachada de este mundo de escoria, en el que nos han condenado a vivir, con sonrisas e historietas deprimentes.

Hoy es Gaza, mañana otro país, otro pueblo, otra gente inocente. Personas que mueren a causa del gusto que prueban los poderosos en jugar a quien la tiene más larga.

Paz y amor.

 

Matteo Vitiello

(traduzione italiano-spagnolo a cura di Alex Cogswell e Matteo Vitiello).

Leggi anche:

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Cosa ci attende nel 2034? Leggete, appunto, “2034”, di Alex Cogswell http://buenobuonogood.com/4425/2034-un-libro-di-alex-cogswell/ http://buenobuonogood.com/4425/2034-un-libro-di-alex-cogswell/#comments Sun, 24 Aug 2014 10:00:35 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=4425 È qualcosa di nuovo per Bueno Buono Good. L’idea di pubblicare “2034“ è nata a Barcellona, chiacchierando e disquisendo sulla consistenza di un buon filetto e sul futuro del mondo, con l’autore, Alex Cogswell, un amico.

Non ho deciso di pubblicare settimanalmente i capitoli di 2034 se non perché questo libro è eccezionale e vorrei che lo leggeste. È un’opera d’arte, senza ipocrite prosopopee, un capolavoro della letteratura contemporanea.

La cosa più emozionante è stata averne fra le mani il manoscritto, leggerlo, discuterlo e rileggerlo, prima che arrivasse oggi sulle pagine di Bueno Buono Good, per essere letto da tutti voi.

Il tema del libro? Eh, non ve lo dico di certo in questa introduzione… Vi posso solo dire che in questi ultimi tempi di “crisi” che sta corrodendo il nostro bel pianeta azzurro, molti autori hanno approfittato per scrivere d’economia e sociologia, romanzando la finanza e quotando in Borsa la cultura ed i sentimenti, scrivendo libri, saggi, racconti e romanzi, che hanno come sfondo l’attuale situazione geopolitica internazionale. Bene, di tutti questi libri, nessuno coglie il punto come 2034.

L’opera di Cogswell non fa parte di questo minestrone letterario d’oggi e, se anche vorreste buttarlo dentro il calderone d’un genere letterario piuttosto che d’un altro, tanto per fomentare l’insana mania d’etichettamento, vi accorgereste subito che il sapore delle sue pagine ed il profilo degli enigmatici personaggi caratterizzati con geniale originalità, è a dir poco fuori dalle righe.

Ah, dimenticavo, il libro è scritto in spagnolo, mi dispiace per chi non lo capisce, però da un lato potete cimentarvi a leggere nella lingua sorella dell’italiano, e dall’altro sappiate che presto sarà disponibile anche la versione italiana.

Se siete interessati ad acquistare il libro in formato cartaceo, contattatemi.

Di seguito potete leggere il libro completo. Cliccate sull’immagine della copertina.

Matteo Vitiello

[copertina: Núria R. Artuñedo]


portada grande

 

La singolarità è vicina La singolarità è vicina Esseri umani 2.0. Il transumanismo: idee, storia e critica della più nuova delle ideologie Esseri umani 2.0. Il transumanismo: idee, storia e critica della più nuova delle ideologie L'Istituto Tavistock. L'organismo occulto che controlla le nostre menti L'Istituto Tavistock. L'organismo occulto che controlla le nostre menti Il ciclo delle Fondazioni Il ciclo delle Fondazioni Trilogia della Fondazione Trilogia della Fondazione Leonardo da Vinci Leonardo da Vinci La divina commedia. Ediz. integrale. Con espansione online. Con CD-ROM La divina commedia. Ediz. integrale. Con espansione online. Con CD-ROM Le indagini di Robert Langdon: Angeli e demoni-Il Codice da Vinci-Il simbolo perduto Le indagini di Robert Langdon: Angeli e demoni-Il Codice da Vinci-Il simbolo perduto

 

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Lo “Stato Islamico”: jihadismo o creazione occidentale? http://buenobuonogood.com/5947/lo-stato-islamico-jihadismo-o-creazione-occidentale/ http://buenobuonogood.com/5947/lo-stato-islamico-jihadismo-o-creazione-occidentale/#comments Mon, 18 Aug 2014 15:46:21 +0000 http://buenobuonogood.com/?p=5947

Introduzione di Matteo Vitiello

Trovo davvero patetica la visione della vita di alcune persone. Patetica è dir poco, perché le conseguenze di questa inettitudine al vivere tranquilli e sereni ha conseguenze mortali sulla vita di altre persone, innocenti ed indifese, tristemente coinvolte nella violenza che nasce da paranoie e fanatismi altrui.

Se apro un giornale, accendo la tv o navigo in rete, c’è sempre una notizia che parla di guerre o “tensioni” (mi piace come alcuni giornalisti usano questa parola per smorzare la crudeltà degli scontri e delle guerre) in Medio Oriente.

Da quando sono nato, non c’è stato un giorno in cui non abbia sentito parlare di guerre in Medio Oriente.

Brevemente, una prima riflessione. Questa gente è incapace di svegliarsi la mattina, fare colazione e andare a fare una passaggiata al parco, jihad-child-quran-swordincontrarsi con amici, chiacchierare, prendere qualcosa da bere o da mangiare? Oppure, se le cose vanno male, cercare di darsi da fare e costruire qualcosa, fare qualcosa, condividere ansie e preoccupazioni per FARE qualcosa di costruttivo con gli altri?

O sono solo capaci di fare guerre in nome del dogmatismo religioso ed uccidersi l’uno con l’altro?

Penso che non siano capaci di vivere tranquilli, sono limitati a vedere la vita in bianco e nero: o sei con Allah o sei un peccatore. O sei di questa etnia o ti ammazzo. E così via. Tutta la loro vita pare annacquata in una fanghiglia religiosa, secondo la quale si sentono divinamente prescelti ed i loro fini giustificano i mezzi. Così si prendono decisioni in Medio Oriente, incapaci di vivere senza guerra e violenza.

Benjamin, aged 7, from Louisiana, with his rifle, photo by An-Sofie Kesteleyn
http://www.theguardian.com/artanddesign/2014/apr/29/armed-to-the-milk-teeth-america-gun-toting-kids

Ora una seconda riflessione. L’altra grande notizia che vende giornali e genera traffico nella web è l’America, i gloriosi Stati Uniti d’America, con il loro presidente che ci dice: “non vi preoccupate, noi difendiamo il mondo dai terroristi”.

Gli Stati Uniti pensano di essere la panacea d’ogni male, coloro che salvano il mondo dalle guerre sante islamiche. Chi dice che gli USA sono il bene, i protettori?

Il bene ed il male convivono dentro le persone. A seconda della coscienza, della saggezza e delle relazioni sociali tra queste persone, ne scaturiscono azioni violente e guerre od amore, cooperazione e pace.

Fino ad oggi l’America ha dimostrato di essere la regina dell’ipocrisia ed il Medio Oriente il re del fanatismo religioso. Entrambi hanno optato per l’odio reciproco e la violenza.

L’incapacità dell’essere umano di guardare oltre al proprio naso, l’incapacità di riconoscersi per quello che è, l’incapacità di scendere dal piedistallo delle proprie convinzioni, tipo “io sono il bene e porto la pace nel mondo” o “io sono il prescelto, io ho ragione, voi siete peccatori e dovete morire”, hanno reso il mondo la polveriera attuale.

A me, entrambe le fazioni, fanno pena, perché nessuno è stato ancora capace di dare il buon esempio all’altro. Anzi, continuano a fomentare l’odio nei propri figli.

 

Qualche giorno fa ho ricevuto una proposta di pubblicazione da parte di Lorenzo Piersantelli, storico e blogger, redattore dell’articolo che segue, interessante e ben documentato. Ve ne consiglio la lettura.

M.V.

 

Lo “Stato Islamico”: jihadismo o creazione occidentale?

[di Lorenzo Piersantelli]

 

 Il terrorismo è la nuova forma della guerra, è il modo di fare la guerra degli ultimi sessant’anni: contro le popolazioni, prima ancora che tra eserciti o combattenti. La guerra che si può fare con migliaia di tonnellate di bombe o con l’embargo, con lo strangolamento economico o con i kamikaze sugli aerei o sugli autobus. La guerra che genera guerra, un terrorismo contro l’altro, tanto a pagare saranno poi civili inermi” (Gino Strada)

 

Leggi, teorie e definizioni che rappresentano riferimenti normativi internazionali: riferimenti universali o manovrati a proprio piacimento, o meglio a seconda Who-is-a-Terrorist-di occulti interessi tenuti ben nascosti all’opinione pubblica? Mi chiedo proprio questo quando vedo come viene definito il terrorismo dai vari governi. E si assiste a manipolazioni che degenerano in pericolose azioni di propaganda, perché troppo spesso gravano sugli equilibri internazionali, col grave rischio di degenerare in conflitti a danno di inermi cittadini del tutto estranei a certi giochi di potere.

30 Aprile 2014: il Dipartimento di Stato statunitense pubblica il suo rapporto annuale sulle organizzazioni terroristiche attive in tutto il mondo, relazionando ciò che è accaduto nel 2013. Ciò che emerge da questo rapporto è la solita conferma, o per essere più precisi, consapevolezza: i governi a stelle e strisce che si sono succeduti non hanno perso la loro letale abitudine, ovvero definire terroristi solo coloro che non appoggiano il loro piano di controllo assolutistico del mondo, che rappresenta un tentativo di imperialismo coloniale del Terzo millennio.

Un’analisi molto accurata su questa prassi rigorosamente made in USA arriva da Thierry Meyssan, studioso ed analista di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa e fondatore del portale “Rete Voltaire”, nonché autore del saggio “Il Pentagate. Altri documenti sull’11 Settembre”.

In suo interessante articolo datato 5 Maggio 2014, dal titolo “Il terrorismo visto da Washington” , Meyssan elenca tutte le contraddizioni e le volontarie omissioni del Dipartimento di Stato USA in materia di terrorismo internazionale, come ad esempio la teoria secondo cui “la Siria è il centro mondiale del terrorismo, ma nessun siriano ne è stato vittima nel corso dell’anno. Perciò, la Siria non è toccata dal terrorismo, ne è al contrario il principale e più vecchio sostegno nel mondo”.

Tratto dall’articolo di T. Meyssan [articolo completo: http://www.voltairenet.org/article183631.html]:

Per le Nazioni Unite, il terrorismo è, secondo la definizione del ricercatore olandese Alex P. Schmid: ‘un metodo d’azione violenta ripetuta volto paranoia usaa ispirare l’ansia, usato da attori individuali, in gruppo o su base statale, (semi-) clandestini, per ragioni idiosincratiche, criminali o politiche, per cui – a differenza dell’assassinio – gli obiettivi diretti della violenza non sono i principali obiettivi. Le vittime umane immediate della violenza sono generalmente scelte a caso (bersagli d’occasione) o selettivamente (obiettivi rappresentativi o simbolici) presso una popolazione obiettivo, e servono come generatori di messaggi. I processi di comunicazione basati sulla violenza o la minaccia tra le (organizzazioni) terroriste, le vittime (potenziali), e gli obiettivi principali sono utilizzati per manipolare l’obiettivo (pubblico) principale, rendendolo bersaglio del terrore, un obiettivo di richieste, o un oggetto mirato di attenzione, a seconda che l’intimidazione, la coercizione, o la propaganda sia il primo obiettivo’.

Ma dal 2004 l’ordinamento statunitense definisce il terrorismo come ‘atti premeditati di violenza politica contro dei non-combattenti da parte di gruppi subnazionali o agenti clandestini’.

Questa definizione punta a condannare come criminali gli atti di resistenza al colonialismo o all’imperialismo e a cancellare i crimini commessi dallo stato coloniale di Israele e dagli stati imperialisti occidentali, in primis gli Stati Uniti stessi. La definizione assimila la Resistenza al terrorismo. Prima della Seconda Guerra Mondiale, il termine ‘resistenza’ designava le forze reazionarie che si opponevano al Progresso. Ma dopo la Guerra mondiale, si riferisce a ‘qualsiasi movimento che si oppone all’occupazione di un paese da parte di forze straniere’ in riferimento alla Resistenza francese contro i collaborazionisti dei nazisti e i funzionari civili o militari del Reich.

 

 

Agosto 2014: il mondo assiste passivamente alle più cruente torture da parte dei jihadisti sunniti che compongono il Califfato dello Stato Islamico e che hanno occupato alcune aree nel nord dell’Iraq e della Siria. Vittime di queste atroci torture e di queste uccisioni sarebbero le minoranze di cristiani e di yazidi e curdi.

america e islamUna massiccia campagna mediatica che annuncia il formarsi di nuovi equilibri e molto probabilmente il ridisegnarsi di nuovi confini geografici in quel martoriato Medio Oriente a ridosso del Golfo. A fare da contorno a tutto ciò, una manovra congiunta di regie occulte che dirigono accordi tra paesi occidentali e del Medio Oriente e, quindi, nuovi business miliardari: sta accadendo proprio questo in quel vasto territorio in gran desertico che si estende dal nordest della Siria al nordovest dell’Iraq. Una nuova geografia scritta sullo strascico di un susseguirsi di aspri e sanguinari conflitti quale conseguenza dell’invasione statunitense del 2003 in nome di una presunta “guerra al terrorismo” ma che, dopo ben undici anni, lascia il Paese nelle macerie ed in mano al più cruento jihadismo.

E sulla base anche di un progressivo e sistematico indebolimento di Iraq e Siria, il gruppo jihadista “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, più noto come ISIL, continua ad estendere il suo dominio sotto la guida del leader Abu Bakr al Baghdadi: il gruppo vanta sostegni finanziari ed armamenti di gran lunga superiori ad al-Qaeda e prosegue il suo accaparrarsi consensi col ricorso alla violenza estrema ed al predicare il principio della “purezza islamica sunnita”. E la sottrazione armata ai due Stati delle province ricche di giacimenti petrolifere assicurerebbe alle milizie fondamentaliste un costante flusso di denaro.

Dal 9 Giugno 2014, le milizie guidate da Abu Kabr hanno occupato città importanti come Mosul, capitale settentrionale dell’Iraq che sorge sulle sponde del Tigri, e gran parte di quelle aree sunnite irachene. Anche l’area occidentale della Siria è stata annessa al comando dell’ISIL, proprio in piena “continuità territoriale col suo feudo iracheno”.
Un’interminabile sequenza di esecuzioni sommarie di chiunque si trovi sul cammino di questa milizia jihadista sunnita; e il sospetto sempre più prossimo a diventare realtà di una regia occidentale che porta ad insediarsi in un’area ritenuta fondamentale dal punto di vista di una politica energetica internazionale: ovvero la presenza dei pozzi di petrolio più prolifici al mondo.

A confermare questa tesi, ci sono anche degli studi condotti da F. William Engdahl, noto giornalista d’inchiesta ed analista politologo in ambito internazionale.

Il primo aspetto a conferma di questa tesi fa capo alle testimonianze raccolte da alcuni giornalisti iracheni, che riferiscono come i miliziani dell’ISIL abbiano invaso la strategica regione di Mosul, città del nord iracheno vicina al confine con la Siria, senza incontrare nessuna resistenza. Inoltre, molti abitanti della città di Tikrit riferiscono di numerosi soldati iracheni che avrebbero ceduto armamenti ed uniformi ricevute dal governo statunitense alle milizie jihadiste.

Ad architettare e permettere la perfetta messa in atto delle conquiste territoriali da parte dell’ISIL sarebbe, sempre secondo William Engdahl, il Generale Ibrahim Al Douri, ex comandante della fazione politica Baath e successore designato di Saddam Hussein, ufficialmente noto come pericoloso terrorista tra i più ricercati dal governo e dall’intelligence statunitensi, ma che vanta amicizie molto influenti ed altolocate negli USA.

C’è poi l’aspetto finanziario dell’ISIL: è documentato che gran parte dei sussidi finanziari che la milizia percepisce provengono da tre Stati storicamente alleati con gli States: Kuwait, Qatar ed Arabia Saudita, da cui provengono i maggiori azionisti di corporations a stelle e strisce. Basti pensare che solo i sauditi detengono più dell’otto per cento, in azioni e quote societarie, dell’economia USA. E non va dimenticato che da pochi anni il capo dell’intelligence saudita è il Principe Bandar Bin Sultan, ex ambasciatore saudita negli USA e molto legato alla famiglia Bush, a Dick Cheney, a Donald Rumsfeld e a molti alti funzionari della CIA.

Un funzionario del governo giordano interpellato da Engdahl, coperto da anonimato ma ritenuto da più organi di stampa indipendenti piuttosto autorevole, afferma che già nel 2012 uomini dell’ISIL sarebbero stati addestrati dalla CIA, insieme a uomini dell’intelligence turca e giordana e ai ribelli siriani contro il regime di Assad, in un campo segreto a Safawi, nell’area desertica situata a nord della Giordania; e, particolare ancora più inquietante, i finanziamenti a beneficio di questa base segreta proverrebbero proprio dall’Arabia Saudita e dal Qatar.
Non è la prima volta che in campi americani segreti di addestramento in Giordania, come questo di Safawi, ed in altri Paesi vicini, migliaia di combattenti di matrice jihadista “sarebbero stati edotti dagli istruttori statunitensi alle tecniche di guerriglia, sabotaggio e terrorismo”. Sembra esserci anche questa ragione alla base dello scarso contrasto, almeno finora, degli USA all’intensificarsi dei gravi sviluppo della questione irachena.

Inoltre, in un suo recente articolo, il reporter iracheno Sabah Zanganeh avvalora questa tesi scrivendo: “L’Isil non avrebbe avuto certo la possibilità di conquistare Mosul, facendo conto solo sulle sue forze. Ciò che è accaduto, piuttosto, appare come il risultato della collaborazione tra le intelligence di alcuni Paesi della regione con gruppi estremisti del governo iracheno”.

 

29 Giugno 2014: lo “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, o ISIL, gruppo sunnita-jihadista nato sulla base di un progressivo e sistematico indebolimento di Iraq e Siria e guidato da Abu Bakr al Baghdadi annuncia la nascita di un califfato islamico dal nord della Siria alla provincia irachena di Diyala. Il califfo nominato di questo nuovo “stato” è proprio Abu Bakr al-Baghdadi, dopo un’interminabile sequenza di esecuzioni sommarie di chiunque si trovi

Jihad childsull’avanzare di questa milizia jihadista sunnita; e il sospetto sempre più prossimo a diventare realtà di una regia occidentale che porta ad insediarsi in un’area ritenuta fondamentale dal punto di vista di una politica energetica internazionale: ovvero la presenza dei pozzi di petrolio più prolifici al mondo, risorsa che sembra garantire, insieme a sostegni finanziari ed armamenti di gran lunga superiori ad al-Qaeda, la sussistenza economica.
Dietro questo nuovo califfato di fondamentalisti, annunciato con proclami che risuonano come vere e proprie minacce alla sicurezza internazionale ci sono forti dubbi: sia sul pericolo o meno rappresentato da questa cellula nata dalla scissione da al-Qaeda, sia sulle dietrologie di questo evento. A tal proposito, più fonti ed analisti internazionali autorevoli hanno ipotizzato tutto ciò come un progetto ben organizzato coordinato dagli USA e dalla NATO.
Personalmente ritengo che qualsiasi teoria fondata sulla base di un riscontro documentale, come questa, vada analizzata e valutata con la massima obiettività, soprattutto se supportata da documenti declassificati dei governi coinvolti.
Un’analisi molto accurata è stata condotta dal Prof. Michel Chossudovsky, docente emerito di Economia presso l’Università di Ottawa, analista internazionale ed autore di “The Globalization of Poverty and The New World Order” (2003), bestseller internazionale tradotto in pià di dieci lingue, di “War on Terrorism  (2005), nonché fondatore e direttore del “Centro di ricerca sulla globalizzazione”.

In un suo articolo datato 5 Luglio 2014 ed intitolato “Lo Stato Islamico, il ‘Progetto Califfato’ e la ‘guerra Mondiale contro il terrorismo’ ” (tradotto in italiano al link http://www.ossin.org/iraq/lo-stato-islamico-il-progetto-califfato-e-la-guerra-mondiale-contro-il-terrorismo.html), il Professor Chossudovsky riporta una serie di documenti che dimostrerebbero come tutto ciò sia un progetto già ideato nel 2004 dal National Intelligence Council, o NIC, del governo USA:

La leggenda di Al Qaeda e la minaccia di un ‘Nemico Esterno’ viene alimentata da molti media e dalla propaganda governativa. Nell’era post-11 settembre 2001, la minaccia terrorista di Al Qaeda costituisce la pietra angolare della dottrina militare USA/NATO. Essa giustifica – sotto copertura di azioni umanitarie – le ‘operazioni antiterroriste’ in tutto il mondo. Conosciute e documentate, talune entità affiliate a Al Qaeda sono state strumentalizzate da USA/NATO in molti conflitti quali “elementi attivi della intelligence”, fin dagli epici momenti del conflitto tra l’Afghanistan e l’Unione Sovietica. In Siria i ribelli di al Nusra e di ISIS sono le truppe dell’alleanza militare occidentale, che a sua volta supervisiona e controlla il reclutamento e l’addestramento di forze paramilitari.

Mentre il Dipartimento di Stato USA accusa diversi paesi di ospitare i terroristi, gli Stati Uniti sono, al livello mondiale, lo “Stato Sponsor del terrorismo” numero 1: Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS, Islamic State of Iraq and al-Sham) – che imperversa sia in Iraq che in Siria – viene segretamente sostenuto e finanziato dagli USA e dai loro alleati, tra cui la Turchia, l’Arabia saudita e il Qatar. Inoltre il progetto di califfato sunnita dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante coincide con un vecchio progetto USA diretto a spezzettare l’Iraq e la Siria in territori distinti: un califfato islamico Sunnita, una Repubblica Araba Sciita, una Repubblica del Kurdistan, tra gli altri.

La Guerra Mondiale contro il terrorismo guidata dagli USA costituisce la pietra angolare della dottrina militare statunitense. “Dare la caccia ai terroristi” è un elemento centrale della guerra non convenzionale. L’obiettivo sottostante è quello di giustificare operazioni antiterroriste in tutto il mondo, che consentano agli USA e si loro alleati di ingerirsi negli affari interni delle nazioni sovrane.

Molti autori progressisti e i media alternativi, tutti attenti a seguire gli sviluppi recenti in Iraq, non ne comprendono la logica tutta interna alla ‘Guerra Mondiale contro il terrorismo’. L’ISIS viene spesso considerato come una “entità indipendente” piuttosto che uno strumento dell’alleanza militare occidentale. Peraltro molti attivisti pacifisti impegnati – che si oppongono all’agenda militare della NATO – approvano però il programma antiterrorista di Washington contro Al Qaeda. La minaccia terrorista mondiale viene considerata come ‘reale’. ‘Noi siamo contro la guerra, ma appoggiamo la Guerra Mondiale contro il terrorismo’”.

Il progetto Califfato e il Rapporto del Consiglio Nazionale di Informazione USA 

Un nuovo flusso di propaganda è stato messo in movimento. Il capo dell’ormai defunto Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS), Abu Bakr al-Baghdadi, ha annunciato il 29 giugno 2014 la creazione di uno Stato islamico.
I combattenti fedeli al ‘Califfo Ibrahim ibn Awwad’, ovvero Abu Bakr al Baghdadi come era conosciuto fino all’annuncio di domenica 1 luglio, si ispirano al Califfato Rachidun (Il Califfato “ben guidato” retto dai primi quattro successori di Maometto, ndt), succeduto al Profeta Maometto nel 7° secolo, e viene venerato dalla maggior parte dei Mussulmani (Daily Telegraph, 30 giugno 2014)

Guns TurkistanÈ di una ironia crudele il fatto che il progetto di Califfato, come strumento di propaganda, giaccia nei cassetti dei Servizi USA da più di dieci anni. Nel dicembre 2004, ancora sotto l’amministrazione Bush, il Consiglio Nazionale di Informazione (NIC, National Intelligence Council) aveva previsto che, entro l’anno 2020, si sarebbe costituito un nuovo Califfato, tra il Mediterraneo Occidentale e l’Asia Centrale e l’Asia del Sud-Est, minacciando la democrazia e i valori occidentali.

Le ‘scoperte’ del NIC sono state pubblicate in un rapporto di 123 pagine accessibile al pubblico, intitolato ‘Tracciare il futuro mondiale’ (‘Mapping the Global Future’) .

Un Nuovo Califfato ci dà un esempio di come un movimento mondiale alimentato da politici radicali di identità religiosa potrebbe rappresentare una sfida alle norme e ai valori occidentali, quali fondamento di un sistema mondiale’.

Il rapporto del NIC del 2004 rasenta il ridicolo, del tutto privo come è di elementi di informazione e di analisi storica e geopolitica. La sua narrazione inventata sul Califfato, però, rassomiglia in modo impressionante all’annuncio, rilanciato in tutto il net, della creazione del Califfato da parte del capo dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi.

Il rapporto del NIC presenta un sedicente ‘scenario fantastico scritto da un immaginario nipote di Ben Laden a un membro della famiglia nel 2020′. È  su questa base che si avventura in previsioni per l’anno 2020. Basandosi sulla lettera di un nipote inventato di Ben Laden, piuttosto che su elementi informativi ed una analisi empirica, la comunità USA di intelligence ne ricava che il Califfato rappresenta un pericolo reale per il mondo e la civiltà occidentale.

Da un punto di vista propagandistico, l’obiettivo perseguito dal ‘progetto Califfato’ – così come descritto dal NIC – è di demonizzare i Mussulmani in vista di giustificare una crociata militare:

Lo scenario immaginario descritto costituisce un esempio di come un movimento mondiale alimentato da un comunitarismo religioso radicale potrebbe emergere’. Secondo questo scenario, viene proclamato un nuovo Califfato e contribuisce a fare avanzare una potente contro-ideologia che si combina con estesi interessi. Viene messo in scena nella forma di una ipotetica lettera di un nipote imaginario di Ben Laden a un membro della famiglia nel 2020. Racconta le lotte del Califfo per tentare di strappare l’egemonia ai regimi tradizionali, nonché i conflitti e la confusione che si creano conseguentemente nel mondo mussulmano e all’esterno, tra i Mussulmani e gli Stati Uniti, l’Europa, la Russia e la Cina. Mentre la capacità del Califfo di mobilitare sostegni varia, alcune zone lontane dal centro mussulmano del Medio Oriente – in Africa e in Asia – entrano in convulsione a causa dei suoi appelli. Lo scenario termina prima che il Califfo riesca a consolidare sia l’autorità spirituale che quella temporale sul suo territorio – come è stato storicamente per i Califfati precedenti. Alla fine, si traggono alcune lezioni’. (Mapping the Global Future, p.83)

La pagina 90 del rapporto “Mapping the Global Future”

Questo rapporto ‘imposto’ del NIC, ‘Mapping the Global Future’ non è stato solo presentato alla Casa Bianca, al Congresso e al Pentagono, è stato anche trasmesso agli alleati degli USA. La ‘minaccia proveniente dal mondo mussulmano’, cui fa riferimento il rapporto del NIC (compresa la sezione sul progetto di Califfato) dimora fermamente nella dottrina militare di USA/NATO.

L’intenzione era che il documento del NIC fosse letto da dirigenti di alto livello. Insomma faceva parte della campagna di propaganda ‘TOPOFF’ (‘Top Official’, responsabili di alto rango) che ha per destinatari gli alti funzionari che assumono le decisioni di politica estera e militare, senza dimenticare gli intellettuali, i ricercatori e gli attivisti di ONG. L’obiettivo è di fare in modo che i ‘responsabili di alto rango’ continuino a credere che i terroristi islamisti minacciano la sicurezza del mondo occidentale.

Il fondamento teorico dello scenario del Califfato è lo ‘scontro di civiltà’, che giustifica, agli occhi dell’opinione pubblica, gli interventi degli USA nel mondo nel quadro di un’agenda mondiale anti terrorista.
Da un punto di vista geopolitico e geografico, il Califfato si estende su una vasta regione sulla quale gli Stati Uniti tentano di accrescere la loro influenza economica e strategica. Come ha detto Dick Cheney, a proposito del rapporto del NIC del 2004:

‘Dicono di volere ricostruire qualcosa che potreste chiamare il Califfato del 7° secolo. E’ il mondo come era organizzato 1200 o 1300 anni fa, quando l’Islam o genti mussulmane controllavano tutto, dal Portogallo e la Spagna a Ovest, attraverso il Mediterraneo verso l’Africa del Nord, tutta l’Africa del Nord, il Medio oriente, risalendo nei Balcani, le Repubbliche dell’Asia Centrale, l’estremo sud della Russia, buona parte dell’India, fino a quella che oggi è l’Indonesia. In una parola, da Bali e Giacarta da un lato, fino a Madrid dall’altro’ (Dick Cheney).

Quello che Cheney descrive nel contesto di oggi è una vasta regione che si estende dal Mediterraneo all’Asia Centrale e all’Asia del Sud-Est, nella quel gli USA e i loro alleati sono direttamente impegnati in diverse operazioni militari e di spionaggio. L’obiettivo confessato del rapporto del NIC era di ‘preparare la successiva amministrazione Bush alle sfide che l’attendevano, facendo delle proiezioni a partire dalle tendenze del momento, che potessero costituire una minaccia per gli interessi USA’.

Il documento del NIC partiva, non dimentichiamolo, dalla ‘ipotetica lettera di un immaginario nipote di Ben Laden ad una membro (immaginario) della famiglia nel 2020′. ‘Le lezioni da trarre’, cosi come vengono abbozzate nel documento‘imposto’ del NIC sono le seguenti:

  • Il progetto di califfato ‘costituisce una seria sfida all’ordine internazionale’
  • ‘La rivoluzione delle tecnologie dell’informazione riuscirà probabilmente ad ampliare lo scontro tra il mondo occidentale e il mondo mussulmano…’.

Il documento fa riferimento all’appello ai Mussulmani lanciato dal Califfo e conclude che: ‘La proclamazione del califfato non ridurrà i rischi di terrorismo e l’instaurarsi di nuovi conflitti’.

L’analisi del NIC suggerisce che la proclamazione di un califfato provocherà una nuova ondata di terrorismo di matrice mussulmana, giustificando in tal modo una nuova escalation nella Guerra Mondiale contro il Terrorismo da parte degli USA:

‘La proclamazione del Califfato… potrà generare una nuova generazione di terroristi risoluti ad attaccare quelli che si oppongono al Califfato, che siano interni o esterni al mondo mussulmano’.

Quello che il rapporto omette di menzionare è che l’intelligence USA, in cooperazione con il MI-6 inglese e il Mossad israeliano, è segretamente impegnata nel sostegno sia ai terroristi che al progetto di califfato.

A loro volta, i media si sono impegnati in una nuova ondata di menzogne e di invenzioni, focalizzandosi su una nuova ‘minaccia terrorista’ proveniente non solo dal mondo mussulmano, ma dai ‘terroristi islamisti domestici’ in Europa e in America del Nord. [www.ossin.org]

Emerge dunque il tanto sospettato coinvolgimento di quei Paesi che si trovano impegnati nel vortice dei conflitti del Medioriente, area da sempre strategica dal punto di vista economico-militare.

7 Agosto 2014: Obama autorizza i bombardamento aerei in Iraq, con lo scopo di colpire gli obiettivi dell’ISIL e fermare il massacro di cristiani e di yazidi, ed il lancio tramite paracadute di aiuti umanitari ed esclude, momentaneamente, la missione militare via terra.

14 Agosto 2014: circa cento marines atterrano sul Monte Sinjar, nel Nord dell’Iraq, per sostenere la fuga di più di trentamila yazidi minacciati dai jihadisti dell’ISIL. Questi soldati americani sono chiamati a rafforzare un contingente ridotto di truppe speciali americane e britanniche, lo stesso contingente che dal 7 Agosto guida i raid aerei contro le artiglierie del Califfato guidato Abu Bakr al Baghdadi.

Ben Rhodes, consigliere della Casa Bianca sulle questioni strategiche, dichiara espressamente: “Nei prossimi giorni il presidente Barack Obama riceverà delle raccomandazioni su come salvare i civili assediati nel Nord Iraq e includeranno l’invio di truppe di terra”.

Anche la Francia comunica che inizierà ad armare i yazidi perseguitati dall’Isil, che intanto avanza, conquistando sempre più aree e città di primaria importanza.

Sembrerebbe una normale azione di tutela di minoranze etniche dalle barbarie dei jihadisti dell’ISIL, se non fosse che una dichiarazione di Edward Snowden, l’ex informatico al servizio dell’NSA, affermi ben altro, supportato da documenti declassificati dell’NSA: in un articolo firmato G.B. e pubblicato in data 9 Agosto 2014 da “Tribuno del Popolo” si legge una precisa sintesi di tutto ciò:

baghdadi compAl Baghdadi, il leader dell’Isis, ovvero il gruppo jihadista estremista che vuole formare un califfato tra Iraq e Siria, sarebbe al soldo degli Stati Uniti. Edward Snowden però ha reso pubblico un documento dell’Nsa che rivelerebbe come Al Baghadi sia in realtà stato formato dai servizi americani e israeliani proprio per dirigere l’Isis. Altro che guerra al terrore… Se volete capire bene come mai Edward Snowden rimarrà ancora a lungo a vivere in Russia vi basterà leggere attentamente quanto successo in merito all’Isis in Medio Oriente. Secondo un documento dell’Nsa reso pubblico proprio da Snowden sarebbe emerso che l’Isis sarebbe niente altro che una creatura dei servizi segreti occidentali, e anche anche il suo capo, il temibile Abu Bakr Al Baghdadi, altro non sarebbe che uomo al soldo dei servizi israeliani e americani, già detenuto proprio dagli Stati Uniti a Camp Bucca nel 2004. Secondo il documento di Snowden insomma, i servizi britannici, americani e israeliani sarebbero direttamente responsabili della creazione dello Stato Islamico d’Iraq e Siria (Isis), una organizzazione estremista e terroristica nata portando tutti i fanatici del mondo nello stesso posto, ovvero il nord della Siria strappato a Damasco mediante violenze inenarrabili. Secondo il “Gulf Daily News”, dietro alla figura di Al Baghdadi ci sarebbe il Mossad, che avrebbe addestrato in prima fila molti dei soldati dell’Isis. In sostanza Israele avrebbe appoggiato l’Isis per creare la percezione di una minaccia forte ai propri confini, anche se la notizia è stata smentita dal diario personale dell’ex primo ministro israeliano Moshe Sharett, il quale ha affermato che Tel Aviv non ha mai preso sul serio la minaccia musulmana alla propria sicurezza nazionale. Ma vere o false che siano le voci su Al Baghdadi abbiamo sufficienti elementi in mano per sostenere che se non altro fino a pochi mesi fa nessuno in Occidente prendeva sul serio l’Isis, al contrario, le cancellerie occidentali probabilmente leggevano con con soddisfazione di attacchi contro l’esercito siriano. Ora l’Isis ha attaccato l’Iraq, guardacaso altro paese allineato con Damasco e Teheran, guardacaso tutte guerre contro avversari storici di Stati Uniti e Israele.” [http://www.tribunodelpopolo.it/al-baghdadi-creatura-degli-usa-lo-sostiene-snowden/]

Se ciò fosse vero, sarebbe la conferma di quel “disegno” degli USA che risale al 2004: creare il Califfato ed addestrare i suoi appartenenti.

Una serie di analisi spaventosamente forti ma anche ampiamente documentate, che lasciano spazio ad un’amara considerazione: se tutto ciò fosse vero, ancora una volta i presupposti per parlare di un’accertata torbida e sanguinaria politica estera degli USA e di quei Paesi a loro “vicini” degli ultimi decenni ci sono, così come emergono sempre più le conseguenze nefaste di questo imperialismo lobbystico. Milioni di vittime tra inermi ed innocenti cittadini, migliaia di soldati morti ed una politica di garanzia e supervisione dell’Unione Europea totalmente inadeguata.

Un quadro internazionale che sembra davvero gettare le basi ad una nuova guerra in Iraq e ad una “nuova Guerra Fredda” ed interessi anche monetari e nel controllo delle risorse energetiche, che vede contrapposti ancora una volta l’asse USA-Regno Unito ed Israele alla Russia. Perché dunque parlare di guerra al terrorismo? E soprattutto, chi sono i terroristi? Fondamentalisti islamici o creazioni delle intelligence occidentali? Intanto, chissà come mai, quasi nessuno parla di quelle guerre che da anni tormentano la Repubblica Centrafricana ed il Sudan…

Lorenzo Piersantelli

[Tutte le fonti dell'articolo sono consultabili sul sito dell'autore, Lorenzo Piersantelli: http://lpiersantelli.wordpress.com/]

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“Le nostre produzioni si basano su una grande specializzazione, il che significa forza lavoro stabile e ben remunerata, con un fulcro generatore tutto italiano: la nostra industria non importa se non alcune, poche, materie prime, mentre esporta il 90% di quello che produce con un effetto moltiplicatore sulla ricchezza dell’Italia che non può essere sottovalutato”.

[Nicola Perrotti, presidente dell’ANPAM, l’Associazione Nazionale Armi e Produttori, 2013].

armi italianeVisto che il mondo continua ad essere devastato dalle guerre, è bene pubblicare questi dati che riguardano il peggio dell’Italia, una nazione che si riempe la bocca di parole come pace e cooperazione e vanta una produzione e commercializzazione d’armi spaventosa.

È bene che sappiate come si guadagna il grosso dei suoi soldi l’Italia e cosa ne pensa di bombe, missili, fucili d’assalto, armi chimiche, caccia bombardieri e carri armati la classe dirigente del nostro paese.

È bene che sappiate quanta falsità e quanto menefreghismo caratterizzano le vite dei signori della guerra italiani: imprenditori del mercato degli armamenti e politici che permettono ed “autorizzano” (come recita il titolo della relazione della Camera dei Deputati pubblicato a fondo articolo) la finanziazione, produzione e commercializzazione di armi.

Attualmente sono in corso oltre 30 conflitti armati di grandi dimensioni nel mondo (senza contare guerriglie e sommosse), secondo l’Uppsala Conflict Data Program (UCDP) , programma del Peace Research Institute di Oslo e l’Italia delle armi non fa altro che fomentare questo tragico quadro.

Gli articoli “Made in Italy” più venduti:  carri armati, aerei, elicotteri, navi, artiglieria, bombe, missili, siluri, fucili, munizioni e armi chimiche antisommossa (venduti ai corpi di Polizia di Spagna, Romania, Brasile, Bangladesh, fra gli altri).

L’azienda più forte: Finmeccanica (9º posto nella produzione mondiale di armi) e le sue filiali: Agusta Westland, Alenia Aeronautica, Selex, Mbda. [Vedi la Relazione della Camera dei Deputati per l'elenco completo delle aziende coinvolte].

Complimenti, davvero un orgoglio, bravi!

Segue il Database della Spesa Militare (Sipri, 2014) e la “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”, pubblicata dalla Camera dei Deputati Italiana il 13 Giugno del 2013 (3 Volumi).

Il documento della Camera dei Deputati rende noto che la spesa dello Stato Italiano per il mercato delle armi è stato di 14.410.000.000€ nel 2013 e prevede un aumento fino a 14,5 Bilioni di Euro per il 2014 e 2015.

Vi consiglio la parte finale di ogni volume dove sono riportati nomi e numeri di banche, istituti di credito ed aziende italiane, che si dedicano ad alimentare le guerre, devastando il pianeta ed uccidendo decine, centinaia e migliaia di bambini, anziani, donne e uomini innocenti, ogni minuto che passa.

Ah, certo, dimenticavano, loro, i signori della guerra italiani (e stranieri, ovviamente) non la chiamano guerra, brutta parola, la chiamano “DIFESA”. Così, sotto la cappa dell’ipocrisia di una parola che trasmette tranquillità, moralità e responsabilità, tutto è lecito: produzione, stockaggio, commercio ed utilizzo di armi. Si tratta solo di Difesa, all’Italia non piace la guerra, tranquilli.

 

Matteo Vitiello

P.S.: L’uomo fa ancora profondamente schifo, si alimenta di potere ed odio ed è ancora tristemente schiavo del denaro. L’evoluzione tarda ad arrivare.

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[Grazie a SIPRI - Stockholm International Peace Research Institute]

 

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