Thursday, October 23, 2014

crisi

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Fa pena pensare ai problemi che la società occidentale sente di dover affrontare come priorità in quest’epoca.

Tanta crisi per altrettanta gente senza idea di cosa significhi vivere. Tanta paura. Tanto malessere apportato da tutte le cose che circondano l’uomo moderno. Prodotti, televisione, pubblicità ed altri nuovi prodotti, che sostituiscono quotidianamente quelli che si consumano, che si distruggono e quelli che consumiamo e distruggiamo.

Spazzatura prodotta da lunatici con smanie di potere.

Siamo in crisi ma la crisi non è né economica né finanziaria né commerciale. Il crollo dell’euro, del dollaro e dello yen è solo la conseguenza di un’altra crisi, quella dell’uomo. Di quest’uomo moderno che si è ritrovato di fronte alle conseguenze dei propri errori ed allo sfacelo di ciò che credeva potesse risolvere. I problemi, il mondo li risolve da sé e l’omuncolo moderno, che si crede artefice della soluzione, è, invece, solo un ulteriore problema, oggi e fintantoché continuerà a comportarsi come sta facendo, tirando la pietra e nascondendo la mano, rubando, mentendo, ammazzando ed autodistruggendosi solo per il piacere di non fare niente di utile e buono.

Creare una sorta di regole super-partes che gestissero le relazioni tra gli uomini è stato un aborto. L’uomo ha partorito il denaro, un crimine efferato. Il crimine che ha ucciso più che qualsiasi atomica e qualsiasi veleno. Il denaro. Il denaro non è nient’altro che carta e metallo. L’uomo l’ha costruito e continua a farlo e, così ironicamente, ora si ritrova a piangere e disperarsi per non averne abbastanza. Tutto è di una stupidità così assurda.

Se il problema fosse solo finanziario, basterebbe stampare più soldi e distribuirli. La crisi di cui vi parlano e di cui parlate non è nient’altro che il riflesso della fine di un sistema di fare che non è mai stato utile al mondo. Il sistema occidentale non è mai stato degno di chiamarsi sistema, è stato un capriccio, un gioco perverso, che ha arricchito di esuberanza i potenti, fino a farli ubriacare e vomitare, ormai, anche loro, assuefatti da tanto potere e da tanto di tutto. Guardate in faccia un politico o un banchiere e ditemi cosa vedete. Volere sempre ed ancora di più è il paradigma di questi uomini inetti, che hanno voluto raggiungere i propri obiettivi attraverso l’esaltazione del vizio, della violenza e del sopruso. E dietro di loro, una mandria peggiore delle pecore, povere bestie, militari e servi ubbidienti che hanno agito sempre con ignavia e sottomissione, senza sapere, come i loro stessi padroni, cosa stessero facendo e di cosa stessero parlando.

Perché siamo tutti solo e semplicemente uomini in cerca di un motivo per vivere e non serve nient’altro che buon senso. Niente soldi e niente prodotti di plastica. Nessun ordine imposto, nessuna regola che non sia quella naturale, che sapremmo tutti rispettare, se solo sapessimo vivere da uomini.

Oggigiorno la maggior parte degli uomini è in crisi esistenziale e non mi sorprende. Non sorprende neanche a chi sempre ha gufato il “sistema” e chi ha sempre avuto quell’occhio ben aperto nel mezzo della fronte, che gli ha fatto vedere quello che possiamo chiamare “verità” o, semplicemente senso.

Il senso della vita è stato e continua ad essere il grande sconosciuto dell’uomo. E proprio oggi, quando tutto il superfluo si sta rompendo, qualcuno in più sta cominciando a capire, a pensare e a vedere.

Come una pianta rompe con il suo stelo la terra dura del deserto, così la coscienza ed il risveglio dell’uomo nella sua ricerca di senso sta rompendo l’asfalto e gli scrigni di re e regine si stanno trasformando in scatole di carta e metallo stampati.

Nel cammino di un’ipotetica evoluzione, possiamo dire d’essere al principio, ad un nuovo principio, se volete, che sta ridefinendo tutto e tutti. La crisi diventa così una piacevole sensazione di stare a guardare come tutto l’inutile si sta distruggendo, per far nascere una nuova pianta di fagiolo che, forse capiremo, non è necessario scalare, bensì osservare, in silenzio e reverenza, capendo, una volta per tutte, il perché siamo al mondo e cosa dobbiamo fare, tutti, uno per l’altro e non uno contro l’altro, non alcuni per se stessi e tutti gli altri schiavizzati o lobotomizzati.

Quando e solo quando la pigrizia e gli altri “peccati” o vizi capitali saranno sgretolati con le nostre stesse mani, solo allora saremo degni di vivere e non avremo paura.

Parlare di crisi finanziaria è quindi una perdita di tempo e continuare a cercarne una soluzione, un’idiozia, una pericolosa idiozia, che ha già fatto troppe, troppe vittime, troppe morti e troppi morti viventi, che si aggirano per le città con gli orologi al polso, in sella a moto a benzina o dentro scatole di ferro, che ogni giorno si sfasciano contro un muro, nel nome del denaro e di un travisato senso del sacrificio e dell’impegno.

Smettetela di parlare di questa crisi ed affrontate la vostra personale crisi con coscienza. Vogliatevi bene.

Matteo Vitiello

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“Live fish swim against the stream, while dead ones float with it”.

Non è solo colpa loro. Banchieri e politici non sono gli unici. Anche noi siamo colpevoli, colpevoli della nostra indifferenza, del nostro lasciar che le cose vadano come sono sempre andate, colpevoli della nostra insicurezza, della nostra paura, della nostra enorme, perenne passività, colpevoli della nostra sottomissione a re e regine, colpevoli e responsabili del nostro status di schiavi, mansueti spettatori della televisione, colpevoli d’avere un cervello e farcelo lavare ogni giorno.

La crisi…  è colpa nostra. Politici e banchieri hanno avuto per anni, decenni, secoli, il gioco facile, ammaestrando ed addomesticando persone, città, popoli e nazioni, fino a renderci tutti la mandria di docili pecore che siamo oggi. Panem et circenses, Ipad e McDonald per tutti, del resto, non preoccupatevi, facciamo noi le politiche sociali, vi proteggiamo noi, vi insegniamo noi la storia, la geografia, l’economia e tutto quello che vogliamo che sappiate… e se vi comportate bene potete guadagnare un sacco di soldi e comprarvi la Bmw, i giocattoli e una bella casa prefabbricata all’Ikea.

La colpa è nostra, pecore!

Se volete che le cose vadano meglio, non aspettate che il politico di turno, l’ONU o qualsiasi altra organizzazione internazionale lo faccia per noi. E poi smettetela di investire, giocare in Borsa e aprire il conto in banca ai vostri figli.

Generazioni e generazioni di ribelli, rivoluzionari, guerriglieri a combattere contro un sistema che non andava e non va bene… s’è fatto qualcosa di più? No. Allora, quando cominceremo con la part-costruens? Quando cominceremo a fare ed edificare i pilastri della nuovo mondo? Quando smetteremo di scalciare e piangere come neonati e cominceremo a fare e costruire la nostra società, il nostro sistema tanto agognato, per cui ancora oggi ci limitiamo a scendere in piazza con cartelloni, pennarelli, fischietti e qualche molotov?

È ora di fare un ulteriore passo. È ora di crescere e smetterla di fare solo rivoluzioni, di partecipare a programmi televisivi con Santoro, dovete smetterla di sentirvi sollevati perché in Italia c’è gente come Travaglio o Grillo.

Fino ad oggi, abbiamo solo parlato e discusso su che cosa fa o ha fatto male questo o quel politico, questo o quel banchiere. Sarebbe ora di fare qualcosa di più, di CONSUMISMsmetterla di leggere le cazzate che scrivono i giornali, di smetterla di lamentarsi, criticare e cercare un nuovo primo ministro che faccia andare le cose meglio… non è questa la strada, non serve nessun primo ministro. Avete capito? Comunque… non basta aver capito. È ora di fare di più.

Se vi sentite orgogliosi di scendere in piazza, scrivere sui muri, andare a tirare uova a Palazzo Madama o a scioperare, beh, è ora di fare di più.

Fatevi illuminare dal sole. Sorridete, riunite le forze, il mondo è di tutti e sappiamo bene quale sono le priorità. Facciamola finita con le ingiustizie, con la miseria, con i politici ed i banchieri, con la fame, con i soldi, con i lavori da schiavi.

Smettiamola e ricominciamo da capo. Questa volta, però, con coscienza e consapevoli dei nostri diritti e delle nostre responsabilità.

Siamo stati fin troppo pazienti. Conoscete il limite tra bontà, pazienza e stupidità? Ecco, siamo su quella soglia ed una buona parte della popolazione, purtroppo, si fa prendere in giro ogni giorno da anni ed anni ed anni.

BAMBINOSmettetela di sperare che Angela Merkel salvi l’Europa, Barack Obama porti pace e Coca Cola per tutti, il Papa accetti che scopare è sano e fondamentale,  che il Dalai Lama salvi il mondo, che le banche diventino etiche e non investano più di puttane, droga ed armi, che la crisi finisca grazie alle riforme di Mario Monti, che il gruppo Bilderberg e gli ideologisti nazi capiscano quanto malvagi e codardi siano.

Smettetela di sperare in tutto questo. Le cose cambiano se noi le cambiamo, nessun “rappresentante” o “funzionario” è più utile a questo mondo. Niente ONU, niente NATO, niente militari e niente sindacati, o siete ancora là, convinti che la NATO sia l’esercito dei buoni?

Inermi di fronte alla vostra stessa vita, forse siete sempre dermi là, a dire poveretti mentre i bambini dell’Africa cagano vermi e le mosche girano tutt’attorno.

Se qualcuno, uno solo, degli appartenenti al Gruppo Bilderberg, al Consiglio delle Relazioni Esteriori (CFR), alla Commissione Trilaterale, al Club di Roma, al Real Istituto di Relazioni Internazionali (Chatham House), al Consiglio delle Americhe, alle Nazioni Unite, all’OCSE od a qualsiasi altra organizzazione, avrebbe mai avuto interesse a fare qualcosa di buono per tutti e per costruire un mondo migliore, semplicemente l’avrebbe fatto e non avrebbe continuato a dirigere una guerra perpetua, non avrebbe ucciso e schiavizzato, non si sarebbe ingrassato tra una partita a golf e l’inaugurazione di una galleria di stronzate contemporanee a New York.

Dobbiamo essere attivi e padroni della nostra vita, delle nostre città, delle nostre nazioni e del nostro mondo. Dobbiamo riversare impegno negli interessi comuni, che è svegliatevila cosa più importante. Dobbiamo condividere, perché siamo un unico grande cervello, un unico grande cuore. Dobbiamo cominciamo a costruire.

Politici e banchieri lasciamoli soli. Lasciamoli soli. Un giorno, poi, ci chiederanno di poter giocare con noi, saranno loro i tristi, i depressi, i poveri,  i disillusi,… finalmente il sistema economico-finanziaro non esisterà più e la politica nemmeno, perché non avremo più bisogno di raccontarci bugie.

Dedico questo fiume di parole a tutti i giovani e vecchi che stanno morendo in questo preciso istante per difendere la libertà ed i propri diritti di uomini liberi. In tutto il mondo.

Matteo Vitiello 

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I soldi non ci servono più

Crisi mondiale: guardatevi attorno e ditemi cosa vedete

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Oggi, i Paesi più forti, che guidano l’economia mondiale, sono Brasile, Russia, India e Cina. I cosiddetti Paesi BRIC (il termine è un acronimo, utilizzato in ambito economico internazionale, apparso per la prima volta nel 2001 in una relazione della banca d’investimento Goldman Sachs, nella quale si spiegava come questi Paesi domineranno l’economia mondiale, ndr.). Il Fondo Monetario Internazionale ha da poco incluso i BRIC tra i dieci Paesi con il diritto di voto più elevato, assieme a USA, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia e Italia. Oltre a condividere una grande popolazione (oltre il 40% della popolazione mondiale), un immenso territorio ed abbondantissime risorse naturali, questi Paesi, soprattutto nella fase iniziale del XXI secolo, sono stati caratterizzati da una fortissima crescita del PIL: dal 2000 è cresciuto del 99%, contro appena il 35% degli altri Paesi maggiormente industrializzati del mondo.

La prima riunione dei Paesi BRIC si tenne a Ekaterinburg, in Russia, nel giugno dello scorso anno. Il vertice fu presieduto da Vladimir Putin e si concluse con questa sua dichiarazione: “è necessario avere un sistema di divise più stabile del dollaro statunitense, di facile pronostico e più diversificato”. La seconda riunione si è tenuta nell’aprile di quest’anno, a Brasilia. Vi ha preso parte anche l’Africa del Sud. Sono state discusse varie opportunità d’affari ed investimenti nei settori dell’energia, della tecnologia dell’informazione, delle infrastrutture e del commercio agricolo.

Parliamo di riserve finanziarie: la Cina è il Paese con le maggiori riserve internazionali al mondo, ammontano a quasi 2mila miliardi di dollari; la Russia detiene circa 400 miliardi di dollari; l’India 250 miliardi ed il Brasile, 190 (la Germania ha 130 miliardi, Italia e Francia circa 100, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna attorno ai 70, ndr).

I BRIC godono anche di livelli d’indebitamento pubblico relativamente bassi: Russia 6%, Cina 19%, Brasile 58%, India 56%. Alcuni paragoni: l’Italia ha un debito pubblico del 120% (il più alto d’Europa, dopo la Grecia, che attualmente si attesta attorno al 130%, ndr), la Germania è oltre l’80%, gli Stati Uniti sono oltre il 60% ed il Giappone oltre il 200% (dati in costante aumento, ndr).

Il debito pubblico degli Stati dell’Unione Europea sta segnando, proprio in questi giorni, la lenta ed agonizzante morte dell’euro. Oltreoceano, questa situazione sta facendo cambiare le dinamiche economiche di quella che vuol farsi credere la più grande potenza mondiale, gli Stati Uniti. Non è la più grande potenza economica perché è piena di debiti. I dati economici più importanti non godono mai della dovuta notorietà, soprattutto quando negativi, come questo: la Cina è il maggiore detentore di titoli di Stato USA, equivalenti a oltre 883 miliardi di dollari. Ciò vuol dire che l’economia statunitense è nelle mani delle decisioni finanziarie della Cina.

Attualmente, il mercato globale dei BRIC rappresenta circa il 13% del volume totale mondiale e la loro quota continuerà a crescere secondo le previsioni della Banca Mondiale e dell’Organizzazione del Commercio Mondiale.

E quindi? Il quindi di tutte queste parole, queste indagini economiche e questi dati, la stiamo vivendo oggi. La crisi sta distruggendo le economie dei Paesi europei e chi è coinvolto direttamente nella vita di tutti i giorni sono i cittadini europei d’Irlanda, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, traditi dai propri governanti.

La cosiddetta ricchezza dell’Occidente è sempre stata sinonimo di debito pubblico. È già cominciata la rivoluzione economica mondiale e la stiamo vivendo in prima persona in questi giorni.

Matteo Vitiello

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La morte dell’euro

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Trista ma vero, quasi nessun giornale ha dedicato un spazio in prima pagina all’anniversario dell’assassinato di John Fitzgerlad Kennedy del 22 novembre 1963.

Nemmeno negli Stati Uniti, come sottolinea un articolo apparso oggi sul quotidiano USA Today, testate del calibro del The New York Times, The Washington Post, The Boston Globe, The Boston Herald, The New York Times, the Chicago Tribune, The Miami Herald e del Los Angeles Times hanno dedicato un piccolo trafiletto all’anniversario di uno dei presidenti più importanti della storia del proprio Paese. Solo il The Dallas Morning News gli ha dedicato un articolo in prima pagina.

Parlando del nostro Paese, forse non sorprende che i quotidiani italiani non dedichino attenzione ad anniversari importanti come questo. La stampa nostrana è talmente politicizzata e conservatrice, che le notizie di rilievo passano in secondo piano. Nelle prime pagine si parla sempre e solo dell’infinita commedia dei politicanti e di gossip.

Viviamo un’epoca di crisi economica e soprattutto sociale, molta gente sembra aver gettato la spugna e si lascia governare da politici inetti, guidati da valori distruttivi per la società, quali il potere, il denaro e l’ipocrisia. I giornali e tutti i mass-media dovrebbero essere indipendenti da qualsiasi partito e classe sociale, il loro lavoro è scrivere e diffondere le notizie, quello che succede, che è successo e quello che potrebbe succedere se… insomma, dovrebbero essere presi in seria considerazione anniversari come la morte di uno dei politici più seri e responsabili d’America e renderne omaggio in prima pagina.

Oggi, quando i mezzi di comunicazione di massa non informano più ma frastornano, con notiziole inutili di puttane e uomini di potere, figure di eroi come J.K. Kennedy dovrebbero essere ricordate e celebrate. Perché la società civile, i giovani e gli adulti, gli uomini e le donne, i cittadini di paesi e città d’Italia, tutti hanno bisogno d’essere risvegliati da questo sopore, che ha fatto perdere dignità e rispetto, trasformando il popolo in un teatro di burattini.

I rappresentanti politici dell’Italia d’oggi, sempre più ridicolizzati con satira e barzellette, dovrebbero ricordare le parole di Kennedy e responsabilizzarsi davanti ai propri elettori, proporre idee, programmi ed azioni più vere, trasparenti e rispettose della volontà di noi tutti.

Fin tanto che non ci saranno dei nuovi politici-eroi come J.F. Kennedy, i Paesi andranno alla deriva, le loro economie e democrazie si trasformeranno in crisi, dittature, xonofobia, e questo è quello che già sta succedendo.

Fin tanto che la gente avrà voglia di riderci sempre su, facendo continua satira ai propri politici, non potrà permettersi il lusso di lamentarsi. La politica gestisce, ormai, gli affari pubblici in maniera scandalosamente ridicola, come se fossero questioni private, nascondendo le verità e sottovalutando così gli elettori e le priorità sociali di un Paese intero.

Come risposta a questioni così importanti, gente d’Italia, avete intenzione di raccontare ancora molte barzellette ed accontentarvi di promesse? Se volete un futuro per i vostri figli, che sia un futuro migliore sia economicamente che politicamente, ricordatevi che continuare a ridere su politici come Silvio Berlusconi ha stancato e se non ve ne rendete conto, siete stati inebetiti più del previsto.

Ascoltatevi il discorso di Kennedy e chiedetevi se avete ancora la stoffa di cittadini liberi, se avete ancora valori e principi per cui lottare, chiedetevelo, perché questi sono tempi in cui bisogna agire nel nome della libertà, della verità e del benessere collettivo.

Matteo Vitiello

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=UsQZqp2-32Y[/tube]

President Kennedy’s confrontation with the CIA & MJ-12

over ET/UFO X-Files (part 1 & 2)

[fonte: exopolitics.org]

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Nazisti rifugiati. Onoreficienza NASA al criminale del Terzo Reich

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L’euro non è mai stata una buona idea. Se la nascita dell’Unione Europea ha aiutato a cominciare condividere buone pratiche a livello internazionale, l’unione monetaria non ha portato niente di buono per i cittadini europei. Per un semplice fatto: tutti i Paesi che fanno parte dell’Europa hanno economie e dinamiche finanziarie differenti, è stata difficile, oltre che inutile, la creazione di una moneta unica nella maniera in cui lo si è fatto. È stato solo un gioco di potere, oltretutto, mal concepito, visto che ha creato un mostro economico che non ha mai saputo autogestirsi. In pratica, è stato come dare il via ad una competizione sportiva tra atleti di differenti categorie, come far boxare un peso piuma con un peso massimo. Dopo anni ci è arrivata in eredità la crisi. E sappiamo bene che un’eredità arriva quando qualcuno muore. L’euro è morto.

Un tempo si viaggiava, si andava in un Paese europeo e ci si abituava alla valuta corrente, senza problemi. Per raggiungere l’unione monetaria europea, per anni fu studiato il modello degli Stati Uniti, senza prendere in dovuta considerazione che la finanza statunitense non ha niente a che vedere con quella europea, anzi è completamente differente. Il dollaro è sempre stato il dollaro, l’euro non è mai esistito. L’unione monetaria europea fu creata per arricchire le Borse europee con i soldi dei cittadini, che dovettero assimilare il cambio nelle proprie economie domestiche. Già, perché i grandi problemi economici li abbiamo vissuti, sin dal primo giorno dell’instaurazione dell’euro, proprio noi cittadini. In quasi tutta Europa, in brevissimo tempo, si duplicò il costo della vita.

L’euro è una giostra economica… tutti i Paesi in competizione, in corsa per mantenere competitive le proprie economie… quando ogni Paese, invece, cammina o corre in maniera distinta. Oggi, dopo qualche anno, ecco che si comincia a parlare di uscita dall’euro. Niente di nuovo se c’è la crisi e se il Portogallo rischia di uscire dall’Europa se non corre ai ripari… correre, correre, dobbiamo tutti correre per andare a sbattere più forte contro il muro.

Ma cosa sta succedendo al Portogallo? Se questo Paese non creerà al più presto una coalizione di governo per far fronte alla crisi finanziaria, potrebbe essere costretto ad abbandonare l’euro. In un’intervista al settimanale lusitano Expresso, il ministro degli Esteri portoghese Luis Amado ha detto: “dobbiamo raggiungere un compromesso tra opposizione e governo per far fronte a questa situazione estrema. I partiti politici devono capire che l’alternativa a questa situazione è la possibilità di uscire dall’euro: questa è una situazione che i mercati potrebbero inevitabilmente costringerci a prendere in considerazione. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti i gruppi politici e delle istituzioni, per fronteggiare la gravità della situazione. Lisbona si sta sforzando per non essere risucchiata dalla crisi. In queste settimane il governo portoghese sta varando la finanziaria 2011, che prevede una politica di austerity senza precedenti, che si concretizzerà in tagli all’amministrazione statale ed agli investimenti, con l’obiettivo di portare il disavanzo pubblico dal 7,3% del PIL quest’anno, al 4,6% nel 2011.

Questo il link all’intervista completa di Luis Amado.

E gli altri Paesi europei? In questi giorni la Grecia ha visto schizzare verso l’alto gli interessi che deve pagare per vendere i suoi titoli di Stato. L’Irlanda è sempre più vicina al fallimento (durante il recente G20 di Seul, l’Unione Europea ha deciso di finanziare aiuti all’Irlanda per 80 miliardi di euro, ndr.)

E l’Italia? Collassata. I dati del Financial Times parlano chiaro: la capacità di crescita del nostro Paese è nulla, posizione n.179, penultimi nel mondo prima di Haiti nel decennio trascorso. La crescita dal 1999 è pari a zero! Niente innovazione e niente sviluppo. Solo chiacchiere quelle dei politici, nessun riscontro concreto! È invece esploso il debito pubblico, che ha già superato i 1.800 miliardi di euro. Le entrate tributarie scendono (21milioni di euro nel settembre 2010 contro 33milioni di agosto, una diminuzione del 35%) ed aumentano disoccupazione (11% in Italia, in una media Ocse del 8,5%) e cassa integrazione, cresciuta del 44% rispetto al 2009. Il buon Beppe Grillo dice: “Il destino dell’Italia non è più nelle sue mani, ma in quelle dei nostri creditori esteri che detengono 1400 miliardi del nostro debito attraverso i titoli di Stato, Francia e Germania in testa”.

Se tutti gli sforzi che l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione dovettero sostenere per transitare verso la moneta unica, fossero stati spesi per lo sviluppo interno della proprie economie, oggi non saremmo in questa situazione di crisi, perché l’Europa sarebbe l’unione di distinte e forti economie, rivolte sì ad uno sviluppo comune ma ognuna con la propria identità, chiara e ben definita.

Matteo Vitiello

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photo: glamour.es

Essere o avere. Essere stupidi o avere il cervello e non usarlo. Perché ieri ho avuto un’esperienza diretta di quella che si chiama demenza consumista. Perché siamo arrivati ad una fase molto preoccupante di quella che possiamo definire la decadenza della razza umana. Perché possiamo fare grandi cose e spesso, anzi, quasi mai, le facciamo. Intendetemi, va bene fare anche piccole cose buone ogni giorno, questo è l’importante. Però mai farsi fare. Perché se vi fate fare siete come un drogato di eroina che senza la dose sta male e con la dose non può fare altro che continuare a drogarsi. Viviamo un epoca dove l’eroina è la televisione, i negozi, lo shopping. Così molti si sono bucati il cervello, senza iniettarsi oppio nelle vene ma merda direttamente nella testa. Scusatemi se accuso, per non offendetevi, ragazze che avete partecipato al Glamour Fashion Night, ieri a Barcellona. Vi prendo come esempio.

Una fila di persone, novantanove per cento donne, sul marciapiede del Paseo de Gracia, il viale buono della capitale catalana. Un cordone di persone più lungo di quello che, ogni giorno, crea l’interminabile serpentina di turisti davanti al museo di Picasso, nel barrio gotico della città. Nessun Picasso qua, ne Rembrandt, né Goya. Nessun quadro.

Passa una signora, sui avvicina e chiede:

“Qué pasa?”

“Es la fashion night señora!” – risponde eccitata una giovane ragazza;

“Qué?” – la signora, non capendo;

Si señora, la Glamour fashion night es una noche de shopping en la tienda de Mango en, y estamos haciendo cola para ir de shopping, hay un 25% de descuento y sessión de maquillage gratis y cocktail también gratis! Entiende señora?!” – sempre più eccitata la ragazza;

“Ah…gracias…” – risponde vagamente la signora e si allontana indifferente.

Quella signora, chissà dove se ne va, si perde la fashion night… quella signora, un barlume di speranza nel delirio del popolo consumista di Barcellona.

Insomma questo non vuol essere un articolo sessista, è un dato di fatto, di uomini ne ho contati cinque e pochi di più ne saranno entrati più tardi. Quindi, ragazze, non prendetevela.

Questo è un articolo di riflessione sulla società moderna, e quelle ragazze un esempio di come la demenza consumista prende il sopravvento quasi sempre sulle menti labili di chi adora comprare, comprare e comprare per soddisfare i suoi bisogni, i suoi desideri e le presupposte necessità.

Perché io ero là alla shopping night? Fra un po’ ve lo dico.

Si aprono le porte e come pazze tutte si fiondano dentro, un coupon come prova del aver comprato la rivista di moda partner dell’evento e dentro… zac! Penetra l’ago. Il pusher mette a disposizione la roba con un poco di sconto, un po’ di musica e un buon cocktail Manhattan, che, credetemi, del vero Manhattan non ne era nemmeno il più lontano cugino. Tanto alcool per intontire, musica della peggior disco del momento e luccichii, luccichii, luccichii e palloncini colorati di fucsia che galleggiano in ogni angolo del negozio… ricordate It di Stephen King?

Attraverso il primo piano e vedo una folla di ragazze toccando, muovendo, tirando al suolo abiti, magliette, vestitini, giacchette, loro ridono, si provano qualcosa, chiedono commenti alle amiche, si guardano allo specchio e…boom! Alice segui il Bianconiglio! Perdute dentro lo specchio, cambiano espressione, smorfie di riluttanza si dipingono sul loro volto, non si piacciono, o si piacciono troppo e mandano baci allo specchio, fanno un paio di pose e cambiano indumento. Vogliono comprare per forza qualcosa. Vogliono approfittare dello sconto, qualche euro in meno e poi, averlo comprato in una fashion shopping night le fa felicissime, già pensano quando lo racconteranno alle amiche che non sono potute venire. Povere. Non c’è che dire, ho visto decine di persone in crisi ieri sera dentro quel negozio, ragazze telecomandate che devono comprare. Perché servono. Le loro manie e foghe consumiste servono all’industria, così si fattura di più e si fanno più soldi e… avanti con la giostra!

Salgo le scale, il pum pum della musica, sembra di essere in una discoteca, in una delle peggiori tra l’altro. Al secondo piano altre ragazze, già in fila per una sessione di trucco professionale, tanto per farsi due risate e farsi riempire la faccia di prodotti di make-up, per un risultato da favola. Già, proprio da favola, bambole da favola ne vengono fuori, marionette con tanto trucco che fanno schifo. Mi spiace ragazze, sono un amante dell’acqua e sapone.

Vedo occhi persi nel vuoto del negozio. Ragazze ridendo e scherzando, provando il vestito senza indossarlo, tirandolo sugli scaffali o per terra e continuando la ricerca. Di sé stesse, penso.

Faccio la coda per provare il long drink offerto dalla casa, per caso ascolto una conversazione. Due parlando di bigiotteria e di come lei si sfoga raccontando le sue cose alle colleghe di lavoro. Non c’è niente di male. Quello che c’è di male è il long drink, una schifezza, ve l’ho detto più sopra, niente a che vedere con il Manhattan per cui si spacciava. Una dose di alcool allo stato puro, colorato con un po’ di Martini rosso. Servito da due manichini, due ragazzi dall’accento argentino, ridicolamente pompati e con le sopracciglia depilate, in completo stile Big Jim per compiacere alle ragazze, strizzargli l’occhio, ammiccare e mescolare così anche il morbo sessuale nella dose del furbo pusher. E tutte in coda a bere. Poi la gente comincia ad aumentare, faccio un giro e quasi non si può più camminare. Loro sono contente, si divertono, o sono semplicemente delle pazze, penso. Qualcuna è venuta sola, ha le mani piene di vestiti, alza lo sguardo, non sa neanche lei dove guardare, dove andare, cosa fare. Si spingono, passano una sopra i piedi dell’altra, schiamazzano, si guardano di sott’occhio, commentano, è la fiera dell’insicurezza. Incrocio un signore, sta sorseggiando un bicchiere a lato della sua compagna, sorride ma si vede che non vede l’ora di uscire. Cosa non si fa per amore!

Che tristezza, però mi sto divertendo, come un pazzo in mezzo alle pazze. Penso, qua c’é del materiale per scrivere qualcosa domani su tutto questo che sto vedendo. Una nuova accusa al mondo consumista, niente di nuovo, direte, già ma proprio questo mi preoccupa. Nelle città si lascia sempre più spazio alla costruzione di enormi negozi, c’è sempre più pubblicità in televisione. È una questione di soldi, tutto e sempre di più, e questo mi preoccupa.

Scendo le scale, un’altra rampa e arrivo nella zona hombre. Nessuno. Due commesse mi sorridono e io do un’occhiata veloce alla collezione. Niente di speciale. A parte che non c’è nessun uomo che è venuto a comprare o a vivere la shopping night. Sento uno schiamazzo, risate e un parlottare continuo, mi giro, non ci crederete, due ragazze si sono riempite di vestiti, hanno preso due simil-Manhattan e sono venute nel reparto uomo, il più tranquillo all’interno del negozio, si sono sedute su un comodo divano e vanno provandosi e riprovandosi cose, guardandosi, ridendo, credendo di essere due modelle che sfilano a Parigi o Milano. Non c’è niente di male però, che tristezza! Salgo e finalmente incrocio la mia ragazza. È spaventata, ha gli occhi fuori dalle orbite, quasi impazzisce anche lei. Mi dice:

“Vamonos de aquí, estan todas locas!”.

Sì, grazie a Dio la mia ragazza è sana, ho incontrato una delle poche persone che non si fanno di consumismo allo stato puro. Eravamo venuti qua per curiosità, scavalcando la coda, e ce ne siamo andati con la consapevolezza che il mondo è pieno di pazze scatenate. Innocenti direte. Incoscienti aggiungo.

Usciamo dal negozio, c’è gente fuori che guarda, persone che si chiedono cosa stia succedendo, c’è un ammasso di ragazze ancora stanno aspettando per entrare, si sente la musica, forte, i passanti chiedono informazioni e se ne vanno, chi ridendo, chi con un mah! nella bocca e con espressioni di stupore ed incredulità.

Credete, credete pure ai vostri occhi, pensavo. Questo è quello che preparano i pusher del consumismo oggi. Giornate, anzi, nottate, per comprare di più, ubriacandoti, rincoglionendoti con la musica e offrendoti un piccolo sconto, e neanche su tutti i vestiti. Di chi è la colpa? Del pusher, chiaro.

E le ragazze? Lo vogliono? Desiderano tutto questo? Sì.

Questo è il problema, desiderano comprare, sfogarsi comprando, riempiendo armadi, per poi stare costantemente in crisi davanti agli specchi. Gli specchi.

Usciamo dal negozio, dicevo, un po’ rincoglioniti, mi vien voglia di ridere e scuotere la testa, commentiamo tutto questo, pensiamo a come e verso dove va il mondo, a che cosa fa la gente, come si perde in tutto questo.

Questa è la crisi di cui tanto si parla. Solo questa. La crisi dei cervelli, dei valori, della coscienza, della cognizione, della vita delle persone assuefatte di inutilità e di tanto panem et circenses, sempre meno pane e sempre più circenses, tra l’altro. Perché la gente deve rimanere sommersa in un mare di ignoranza, non deve implicarsi in questioni serie ed importanti ma si devono creare crisi, bisogni e inutili necessità e proporre soluzioni, ovviamente consumiste, come panacea di tutti i mali.

Ho visto sguardi fissi e persi nel cercare un come vestire la propria esistenza. Ho visto marionette con il trucco e scheletri passeggiare, facce inebetite, atti compulsivi, poi bere e vomitare risate. Confrontarsi, invidiarsi e poi deprimersi. L’epoca della distruzione dei cervelli, del controllo dei gusti e delle personalità, dell’euforia comandata, della creazione di bisogni, di cose da comprare, consumare, buttare, cose, vestiti, bigiotterie, scarpe, cose inutili per vestire il vuoto.

Perché mi sembra che sempre più gente si stia svuotando dell’energia con la quale tutti nasciamo, si sta spegnendo la fiamma della coscienza, si stanno seccando le materie grigie dei cervelli, invece di volare, si striscia per terra con il collare ed il guinzaglio.

Perché poi non piangiate le cose che vanno male al mondo. Non piangiate, non siate tristi per chi sta male per cose serie, chi vive nella fame, nella guerra, nella malattia, non abbiate compassione, dovete svegliarvi e fare cose, fare, non comprare, fare cose buone per voi e per gli altri, non piangere o ridere inebetiti, ma lottare e condividere quello che si ha di buono da offrire, questi gli ingredienti.

Perché per ora l’essere è passato di moda. Per ora ci sono le fashion night per il popolo e la cocaina ed il silicone per ricchi ed arricchiti. Le barzellette dei politici e la televisione. Lo dice anche una pubblicità della Diesel: “Siate stupidi”. Sedetevi, accendete la tv ed ascoltate i consigli per gli acquisti.

Matteo Vitiello