Friday, October 31, 2014

crisi finanziaria

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la fretta uccide...

Entra nell’ascensore e abbassa lo sguardo, fissa il pavimento, alza gli occhi e di sotterfugio guarda se l’osservano, distoglie spaventato la sgurado in cerca della sicurezza dell’angolo tra la parete ed il soffitto. Arriva al suo piano, si aprono le porte, biascica un saluto e se ne va. Chi non ha vissuto una situazione così nell’ascensore?

Non è nient’altro che un buon esempio di timore al contatto emozionale, un’attitudine comportamentale che ci accompagna, soprattutto nella vita di città, dove lo stress fa ammalare e porta la gente ad allontanarsi e contagiarsi.

Abbiamo paura, paura d’invecchiare, di perdere i risparmi, di essere licenziati, lasciati ed abbiamo ancor più paura a condividere queste stesse paure con gli

thanks to Anna-Cherkasova for the picture
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altri. Soluzione? Semplice, come sempre: condividere e darsi amore.

Tra l’80 ed il 90% delle persone guarda per terra quando cammina per strada o distoglie lo sguardo quando incrocia un altro passante. C’è chi si mette sempre gli occhiali da sole, anche quando è nuvoloso, per osservare di nascosto e non farsi guardare negli occhi, c’è chi si rifugia nel cellulare, lo scudo dell’inetto che cammina per strada chino, senza prestare attenzione, senza gustarsi la passeggiata, il panorama, la gente che passa.

La gente di città ha sempre fretta! Tutti gobbi, qualcuno si ferma davanti alle vetrine di una boutique d’abbigliamento od all’ennesima succursale della Apple, i più ebeti si inchinano e pensano che un computer sia chissacché, tanto che c’è chi s’indebita per comprare l’ultimo cellullare che scorreggia e misura la lunghezza degli stronzi dandogli un voto in Google+, i più edonisti cercano la propria immagine riflessa nella vetrina e si guardano un po’, si pettinano i capelli con uno o più tocchi paranoici e tornano a camminare a passo veloce, guradano l’orologio, come se avessero ancora più fretta di prima, sembrano il coniglio di Alice, affranti ed appesantiti da un senso deviato di responsabilità, da qualche ineludibile impegno che gli sta soffocando e deformando in un’espressione arrugata e sempre  giustificata, da un “uff, lavoro, tante cose da fare, problemi, preoccupato… devo andare, devo fare, devo…devo….”.

mccandlessDovete morire, questa è l’unica cosa che dovete fare. Il resto è vita, ricordatelo. Non permettete che il lavoro vi uccida e riduca a questi stati penosi e patetici. Vivete e lavorate coscienti, felici, senza preoccupazioni, è fondamentale, dovreste saperlo ma soprattutto dovreste praticarlo. C’è gente che non crede di poter vivere libero e felice, spensierato e contento ma non mi fa alcuna pena chi si piange addosso. Leggere di più, fare una passeggiata per qualche sentiero, evitare di paralizzarsi a giocare a perditempo d’internet o guardare tre telegiornali al giorno. Solo qualche consiglio d’esempio per riprendere in mano la vita, se vi fosse scivolata via. O così o servi.

Dovete essere coscienti che non vale la pena vivere correndo dientro all’inutile.

La paura a condividere le emozioni è spesso così forte che le interazioni sociali più emozionalmente sincere e dirette sono ormai relegate ai momenti in cui si è estremamente contenti od estremamente incazzati.

Per il resto, quasi tutti passeggiano come mucche per le strade delle città, il più delle volte pascolando tra negozi e centri commerciali, sempre gobbi a digitare parolette, faccine e numeretti sul cellulare, ridendo soli e andando a sbattere spalla contro spalla. Tutti passano uno di fianco all’altro, come fantasmi. Scambiarsi un sorriso è diventata una splendida rarità.

Thanks to Zeo x for the picture
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Essere impegnati, frettolosi e seri sono diventati i fondamentali per dimostrare ed apparire come la quintessenza dell’uomo contemporaneo. Un uomo scemo e per di più incosciente d’esserlo. Un uomo che si misura per i soldi che guadagna, un uomo che rappresenta l’apoteosi della tristezza di un sistema che elogia il servo che fa bene il servo, cosicché, elogiato, non si sente più tanto servo e può continuare ad esserlo senza lamentarsi troppo e contagiando gli altri.

Sapete perché quando si va per sentieri in montagna ci si saluta sempre (o quasi)? Perché tra boschi e torrenti siamo più rilassati e predisposti ad attuare con semplicità, senza paura di sorriderci, salutarci e magari chiacchierare di allegre futilità per un po’. Fuori dalle città capite che le città sono piene di cose inutili spacciate per utili o, addirittura, indispensabili.

Spero capiate l’importanza di recuperare la comunicazione emozionale e la condivisione. Non fatevi sopraffare dalle paure, condividete il vostro stato d’animo con gli altri, anche solo con un sorriso o una boccaccia, un buongiorno, buonasera, arrivederci. Incontratevi e divertitevi assieme, cantate, parlate e giocate, non parlate di politica o del perché esistono le banche, siate veri e sinceri, mandatevi a cagare od abbracciatevi ma soprattutto ascoltate, ascoltate ed imparate ad ascoltare, non parlate sempre e solo voi, mettetevi in discussione, sempre. Ridete.

 Matteo Vitiello

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Fa pena pensare ai problemi che la società occidentale sente di dover affrontare come priorità in quest’epoca.

Tanta crisi per altrettanta gente senza idea di cosa significhi vivere. Tanta paura. Tanto malessere apportato da tutte le cose che circondano l’uomo moderno. Prodotti, televisione, pubblicità ed altri nuovi prodotti, che sostituiscono quotidianamente quelli che si consumano, che si distruggono e quelli che consumiamo e distruggiamo.

Spazzatura prodotta da lunatici con smanie di potere.

Siamo in crisi ma la crisi non è né economica né finanziaria né commerciale. Il crollo dell’euro, del dollaro e dello yen è solo la conseguenza di un’altra crisi, quella dell’uomo. Di quest’uomo moderno che si è ritrovato di fronte alle conseguenze dei propri errori ed allo sfacelo di ciò che credeva potesse risolvere. I problemi, il mondo li risolve da sé e l’omuncolo moderno, che si crede artefice della soluzione, è, invece, solo un ulteriore problema, oggi e fintantoché continuerà a comportarsi come sta facendo, tirando la pietra e nascondendo la mano, rubando, mentendo, ammazzando ed autodistruggendosi solo per il piacere di non fare niente di utile e buono.

Creare una sorta di regole super-partes che gestissero le relazioni tra gli uomini è stato un aborto. L’uomo ha partorito il denaro, un crimine efferato. Il crimine che ha ucciso più che qualsiasi atomica e qualsiasi veleno. Il denaro. Il denaro non è nient’altro che carta e metallo. L’uomo l’ha costruito e continua a farlo e, così ironicamente, ora si ritrova a piangere e disperarsi per non averne abbastanza. Tutto è di una stupidità così assurda.

Se il problema fosse solo finanziario, basterebbe stampare più soldi e distribuirli. La crisi di cui vi parlano e di cui parlate non è nient’altro che il riflesso della fine di un sistema di fare che non è mai stato utile al mondo. Il sistema occidentale non è mai stato degno di chiamarsi sistema, è stato un capriccio, un gioco perverso, che ha arricchito di esuberanza i potenti, fino a farli ubriacare e vomitare, ormai, anche loro, assuefatti da tanto potere e da tanto di tutto. Guardate in faccia un politico o un banchiere e ditemi cosa vedete. Volere sempre ed ancora di più è il paradigma di questi uomini inetti, che hanno voluto raggiungere i propri obiettivi attraverso l’esaltazione del vizio, della violenza e del sopruso. E dietro di loro, una mandria peggiore delle pecore, povere bestie, militari e servi ubbidienti che hanno agito sempre con ignavia e sottomissione, senza sapere, come i loro stessi padroni, cosa stessero facendo e di cosa stessero parlando.

Perché siamo tutti solo e semplicemente uomini in cerca di un motivo per vivere e non serve nient’altro che buon senso. Niente soldi e niente prodotti di plastica. Nessun ordine imposto, nessuna regola che non sia quella naturale, che sapremmo tutti rispettare, se solo sapessimo vivere da uomini.

Oggigiorno la maggior parte degli uomini è in crisi esistenziale e non mi sorprende. Non sorprende neanche a chi sempre ha gufato il “sistema” e chi ha sempre avuto quell’occhio ben aperto nel mezzo della fronte, che gli ha fatto vedere quello che possiamo chiamare “verità” o, semplicemente senso.

Il senso della vita è stato e continua ad essere il grande sconosciuto dell’uomo. E proprio oggi, quando tutto il superfluo si sta rompendo, qualcuno in più sta cominciando a capire, a pensare e a vedere.

Come una pianta rompe con il suo stelo la terra dura del deserto, così la coscienza ed il risveglio dell’uomo nella sua ricerca di senso sta rompendo l’asfalto e gli scrigni di re e regine si stanno trasformando in scatole di carta e metallo stampati.

Nel cammino di un’ipotetica evoluzione, possiamo dire d’essere al principio, ad un nuovo principio, se volete, che sta ridefinendo tutto e tutti. La crisi diventa così una piacevole sensazione di stare a guardare come tutto l’inutile si sta distruggendo, per far nascere una nuova pianta di fagiolo che, forse capiremo, non è necessario scalare, bensì osservare, in silenzio e reverenza, capendo, una volta per tutte, il perché siamo al mondo e cosa dobbiamo fare, tutti, uno per l’altro e non uno contro l’altro, non alcuni per se stessi e tutti gli altri schiavizzati o lobotomizzati.

Quando e solo quando la pigrizia e gli altri “peccati” o vizi capitali saranno sgretolati con le nostre stesse mani, solo allora saremo degni di vivere e non avremo paura.

Parlare di crisi finanziaria è quindi una perdita di tempo e continuare a cercarne una soluzione, un’idiozia, una pericolosa idiozia, che ha già fatto troppe, troppe vittime, troppe morti e troppi morti viventi, che si aggirano per le città con gli orologi al polso, in sella a moto a benzina o dentro scatole di ferro, che ogni giorno si sfasciano contro un muro, nel nome del denaro e di un travisato senso del sacrificio e dell’impegno.

Smettetela di parlare di questa crisi ed affrontate la vostra personale crisi con coscienza. Vogliatevi bene.

Matteo Vitiello

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2012, fine del mondo? Non proprio. Le parole di Maya e sciamani hanno attraversato i secoli come lo fa il messaggio di un telefono senza fili. Il messaggio originale è semplice ed è questo: comincia una nuova era, andrà scemando l’odio, assieme a tutti i sentimenti negativi da cui scaturiscono l’egoismo, le guerre e l’intolleranza. Il 2012 segna l’inizio di un’era di pace e amore, sentimenti che andranno pervadendo, poco a poco, tutte le persone in tutto il mondo. Non ci credete? Dite “ma che razza di articolo fricchettone” o “ancora favole sul 2012″ o cose del genere? Occhio, perchè non vi prendete sul serio. È magia? Tutto è magia, se non ve ne foste ancora accorti…

Ad ogni modo, se da un lato l’astronomia parla chiaro e ci mostra come le relazioni tra i corpi celesti stanno evolvendo e come i cambiamenti in corso nel magnetismo del nostro pianeta stanno modificando profondamente morfologia e geografia della Terra, è altrettanto palese che il mondo è in pericolo soprattutto per gli effetti cumulativi della stupidità, dell’arroganza, della malvagità e dell’ignoranza degli uomini. Gli uomini peggiori sono ancora al potere. Per ora.

Durante questo 2012, il “risveglio delle coscienze”, già cominciato da qualche tempo, continuerà. Tutti avranno ben chiaro, ognuno coi suoi tempi, l’importanza della fratellanza umana, della necessità di unirsi ora contro chiivuole solo il proprio bene e fomenta il male nel mondo, contro le dittature e le ingiustizie; tutti capiranno il perchè dell’importanza di vivere come un’unica grande popolazione, per il bene di tutti e di tutto. In altre parole, tutti conosceranno meglio se stessi ed il mondo in cui vivono, come funziona e come “ripararlo”. Tutti assieme riporteremo il mondo “in carreggiata” ed una volta fatto, saremo maturati e potremo essere degni di vivere in pace ed armonia.

È semplice, sì, però comporta uno sforzo che troppi non sono ancora in grado o non vogliono fare: compiere con le proprie responsabilità. Perchè siamo ancora dei bastardi egoisti arroganti, ce ne freghiamo ancora troppo degli altri e troppi ancora non si conoscono e non sanno cosa fare e perchè. Mettere da parte  il discortso “risveglio della coscienza” e pensare che sia una fricchettonata è la prima grande stronzata che fa chi è appunto un egoista arrogante. Anche lui si ricrederà, comunque, andiamo avanti.

L’anno appena trascorso è stato ribattezzato come l’anno delle rivoluzioni e questo è solo l’inizio.

Volendo unire la stupidità dei seguaci di Hitler, la rabbia e l’invidia, la volgarità, la perversione, l’ignoranza ed il menefrghismo, il mero interesse economico, lo squallido amore per il denaro, la collera e tutto l’odio che pervade la debolezza degli uomini, il “male” è destinato a perdere. Sempre. L’essere e la vita saranno i vincitori. Sempre. Sempre ed a tutti i livelli, dal micro all’universale. Siete circondati di prove ma nonostante tutto questo positivismo, sappiate che… il peggio deve ancora arrivare! La crisi di cui tanto si è parlato e si parla non è transitoria e deve ancora toccare il fondo.

Quanti moriranno ancora di fame? Quanti si ritroveranno per strada senza pane? Quanti abusi ancora, quanta ipocrisia? Quanti sprechi, quanto inquinamento? Gli uomini peggiori del mondo sono al potere, dirigono le banche e le assicurazioni e sono contenti di fare soldi e fregarsene di tutto, proprio di tutto il resto. Gli uomini migliori vengono, invece, massacrati, ignorati ed incarcerati.

Questo articolo è per augurare a tutti i lettori di buenobuonogood un felice e sereno 2012. Lavorate, siate tolleranti e compite con le vostre responsabilità. Siate buoni e date sempre il buon esempio. Quando agite pensate a quello che fate e non danneggiate gli altri. Abbiate compassione. Siate forti e mai, mai pigri. Siate sempre voi stessi e lottate contro le ingiustizie. Siate svegli e scendete in campo. Non mettetevi dalla parte di politici, banchieri e broker finanziari. Non pensate solo al tornaconto economico. Non lamentatevi della crisi ma proponete soluzioni. Non credete a quello che dicono i politici. Guardate meno televisione. Leggete di più, studiate e coltivate le vostre conoscenze. Parlate tra di voi. Vogliatevi bene.

Matteo Vitiello

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