Sunday, October 26, 2014

bilderberg

di -
2 251

Introduzione di Matteo Vitiello

Attenti alle multinazionali. Ora più che mai. L’accordo TTIP, in via d’approvazione, renderà il mondo ancor più succube delle politiche economiche dei magnati dei colossi che controllano commercio e mercato degli investimenti mondiali.

Una dichiarazioni come “Qualsiasi entità economica privata, se espropriata dei suoi attuali investimenti, avrebbe diritto a compensazioni a valore di mercato, aumentate di interesse composto”, presente nella bozza dell’accordo TTIP divulgata dall’UE, è solo un esempio dell’enorme tela di ragno che stanno tessendo per rendere le multinazionali intoccabili e nettamente superiori alle giurisdizioni dei singoli Governi nazionali (tra l’altro, in via d’estinzione).

A completare l’astuto disegno previsto dal TTIP, verrà definito anche Multilateral Agreement on Investment (MAI), l’accordo economico internazionale, in fase di discussione “confidenziale” dal 1995 presso OCSE, volto a creare “una una carta dei diritti e delle libertà per le aziende multinazionali, al fine di rendere più facile per gli investitori individuali e aziendali lo spostamento di capitali all’estero in valuta e sotto forma di immobili industriali.

Vi lascio alla lettura dell’articolo di Lorenzo Piersantelli su questo tema, ricordandovi che già nel 2012, nell’articolo “Bilderberg: ecco la sporca agenda segreta dei capi del mondo” avevo elencato i principali obiettivi a lungo termine del Bilderberg:

Un’identità internazionale. Distruggere l’identità nazionale, cioè depauperare la sovranità degli Stati (come sta accadendo sotto i nostri occhi, ndr), per stabilire valori universali obbedienti ad un unico governo mondiale.

 Un controllo centralizzato della popolazione.  Lavando il cervello alla popolazione (attraverso la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, anche Internet, ndr), l’obiettivo è quello di eliminare la classe media. 

Una società a crescita zero. Se c’è prosperità, c’è progresso e la prosperità ed il progresso impediscono esercitare la repressione. Prevedono che il fine della prosperità avverrà con lo sviluppo dell’energia elettrica nucleare e con la completa industrializzazione (a parte per i settori informatici e dei servizi) e con la completa esportazione delle più grandi imprese nei paesi dove la manodopera è più economica.

Uno stato di disequilibrio perpetuo. Se si creano crisi artificiali che sottomettano la popolazione ad una coazione continua, si può mantenere uno stato di disequilibrio continuo. 

Un controllo centralizzato dell’educazione. L’Unione Europea e le future Unione Americana e Unione Asiatica puntano ad avere un controllo sulla cultura e sull’educazione dei giovani, sterilizzando il più possibile la storia del mondo.

 Un controllo centralizzato di tutte le politiche nazionali ed internazionali

 La concessione di un maggior potere alle Nazioni Unite. Il sistema dell’ONU ha come obiettivo costruire un governo mondiale dichiarato ed in seguito un governo mondiale di fatto, per poi esigere una tassazione diretta da parte nostra in quanto “cittadini mondiali”. Bella la globalizzazione, vero?

Un blocco commerciale occidentale. In seguito all’espansione del North American Free Trade Agreement (NAFTA), si formerà un’Unione Americano-Europea per fomentare il libero commercio e gli investimenti a livello intercontinentale.

 L’espansione della NATO. Man mano che la ONU continuerà ad intervenire sempre più nei conflitti bellici in Medio Oriente, Africa e così via, la NATO si convertirà nell’esercito mondiale, sotto comando della ONU.

 Un sistema giuridico unico. Il tribunale Internazionale di Giustizia diventerà l’unico sistema giuridico del mondo.

 Uno stato di benessere socialista. Scopo dei rappresentanti del Bilderberg, CFR e della Commissione Trilaterale è creare uno stato di benessere socialista, nel quale si compensano gli schiavi obbedienti e si sterminano gli anticonformisti.

Dopo la crisi, gli attuali lavori in corso per la creazione del TTIP e le diachiarazioni di Draghi sulla necessità di cedere il potere alle entità sovrannazionali e rinunciare alla sovranità dei singoli Stati… beh, vi siete fatti un’idea chiara di dov’è diretto il treno dei magnaccia della politica economica? Spero davvero di sì.

Matteo Vitiello

 

Il “Transatlantic Trade and Investment Partnership” (TTIP): la NATO economica

La Storia insegna che considerare un caso isolato ogni singolo evento che ha ripercussioni internazionali limita sempre la visione oggettiva della realtà: come sta accadendo in questi ultimi e tragici mesi, i vari conflitti che insanguinano il Medio Oriente, l’Ucraina ed il Nord dell’Africa, in particolar modo la Libia, fanno parte di un preciso disegno globale, adattato alle esigenze macro-economiche del Terzo millennio. Quale logica conseguenza di tutto ciò, si delineano sempre più i principali attori di questo complicato e spietato scenario: da un lato l’asse USA-UE, con i loro alleati, in poche parole la NATO, dall’altro la Russia ed i Paesi a lei vicini.

ttip2Come può l’America, che da sempre fa la parte del leone all’interno della coalizione NATO, riuscire a realizzare tutto ciò? Naturalmente creando destabilizzazione economica in Europa a seguito delle sanzioni varate a danno della Russia dopo i sanguinosi fatti dell’Ucraina, area economicamente strategica, come fa il Professor emerito di Sociologia alla Binghamton University di  Binghamton e Professore aggiunto alla Saint Mary’s University di Halifax, in Canada James Petras in una accurata analisi pubblicata in un suo editoriale del 23 Agosto 2014.

Parallelamente a queste problematiche internazionali che stanno degenerando in vere e proprie guerre, è in corso un negoziato, in gran parte segreto, per definire un accordo commerciale tra UE ed USA, chiamato TTIP (il cui programma è consultabile al link http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/about-ttip/index_it.htm), truce e secco acronimo di “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, chiatato anche TAFTA, “Transatlantic Free Trade Area”, area transatlantica di libero scambio.

A prima vista sembrerebbe un accordo che porterà i paesi che vi parteciperanno ad una crescita, secondo quanto sostenuto dai proponenti. Ma se si prova ad analizzare nel dettaglio quanto finora pervenuto, cresce il sospetto che il rischio di incremento di potere economico delle multinazionali coinvolte ed il contestuale contrasto ai governi nel controllo dei mercati per promuovere il benessere collettivo appare sempre più concreto.

Per comprendere al meglio e nel modo più obiettivo possibile come dovrebbe essere strutturato questo accordo commerciale intercontinentale, bisogna analizzare nel dettaglio quanto pubblicato dai governi coinvolti in questo progetto: USA ed UE.

Come si evince da una pubblicazione istituzionale consultabile al link http://www.state.gov/p/eap/rls/rm/2014/01/219881.htm, gli Stati Uniti reputano il TTIP un accordo propedeutico al realizzarsi di un ulteriore accordo conosciuto come TRANS-PACIFIC PARTNERSHIP (TPP), un accordo internazionale su cui stanno discutendo 12 paesi, ovvero Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Messico, Malesia, Cile, Singapore, Perù, Vietnam e Brunei; un insieme di Paesi che, complessivamente, “rappresentano il 40% del Pil mondiale”. A prima vista, anche questo accordo sembrerebbe una notevole opportunità economica, ma dietro tutto ciò si celano aspetti decisamente torbidi.

13 Novembre 2013: Wikileaks diffonde un capitolo dell’accordo TPP, in cui per la prima volta emergono le diverse posizioni dei governi coinvolti in questo accordo, come documenta Philip Di Salvo in un suo articolo del 14 Novembre 2013 per il portale Wired:

“Oggetto del progetto è la liberalizzazione degli scambi commerciali tra i paesi aderenti e le discussioni tra le parti stanno avendo luogo tppsegretamente da diversi anni e uno dei massimi sponsor dell’accordo è l’attuale amministrazione Obama. L’accordo va a toccare numerosi ambiti di cooperazione tra i paesi coinvolti, uno dei quali è certamente la Rete e la regolamentazione in fatto di copyright. WikiLeaks ha pubblicato proprio una bozza del capitolo relativo al Web risalente all’agosto scorso. Il testo, 30mila parole per un centinaio di pagine, è disponibile sul sito di Julian Assange e la sua pubbicazione anticipa di qulache giorno il summit dei negoziatori dell’accordo che si terrà a Salt Lake City dal 19 al 24 novembre prossimi. Il documento oggetto del leak contiene molte proposte in fatto di diritto d’autore e brevetti e ha il chiaro obiettivo di rafforzare il controllo sul copyright e il suo utilizzo in quanto “promotore per lo sviluppo sociale ed economico soprattutto in relazione alla nuova economia digitale”, come si legge nel testo pubblicato da WikiLeaks.

La Electronic Frontier Foundation (Eff) ha analizzato il capitolo nel dettaglio e ha individuato i passaggi che esprimono al meglio gli obiettivi dell’accordo e il suo tono complessivo. In una parte del testo si legge ad esempio la proposta (da parte messicana) di prolugare la durata dei termini del copyright fino a 100 anni oltre la morte dell’autore. Altrove, si può leggere il tentativo di aumentare lo spettro di intervento del copyright, individuando nuovi ambiti di applicazione e la loro aumentata estensione. Da questo punto di vista, la Tpp guarda anche ai brevetti medici, per i quali l’estensione andrebbe a superare i 20 anni, come riporta il GuardianDoctors Without Borders ha alzato la voce, denunciando la possibilità che l’accordo possa restringere l’accesso a medicinali fondamentali. Una forte attenzione è ovviamente posta sull’infrazione del copyright e all’ hacking, fatte salve, comunque, alcune distinzioni, rubricate nel testo come “attività autorizzate ai sensi di legge e svolte da impiegati governativi, agenti o contractor a scopi di indagine, intelligence, sicurezza essenziale e scopi governativi”. E il riferimento stride con i recenti fatti di cronaca relativi al Datagate e alla sorveglianza digitale.

Olivia Solon su Wired.co.uk ha fatto notare che il testo contiene anche la proposta (di cui si sapeva già dal 2011) di consentire a tutti i detentori di diritti di autorizzare o proibire tutte le riproduzioni del loro lavoro, fino alle “copie temporanee in formato elettronico”,  una proposta che la Eff aveva già denunciato come “disconnessa dalla realtà dei computer moderni”: significa che, qualora la proposta del testo venisse approvata in sede definitiva, anche il download di una foto da Internet potrebbe costituire una violazione del copyright. Il testo sembra rispecchiare la tendenza a voler rafforzare la posizione dominante della grandi corporation nella protezione del diritto d’autore al fine di salvaguardare i loro interessi commerciali; non a caso, l’accordo è sostenuto da una lobby di potentissime multinazionali. Secondo molti osservatori critici, inoltre, l’accordo mira a “esportare” nella zona del Pacifico la molto restrittiva legislazione americana in fatto di diritto d’autore, a favore degli interessi statunitensi. Matthew Rimmer, dell’Australian National University, ha definito il documento pubblicato da WikiLeaks “una lista dei regali di natale per le corporation” che mette a repentaglio alcuni interessi leggittimi degli utenti della Rete, come il libero accesso o la possibilità di fruire di contenuti liberamente, perché entrati nel pubblico dominio.

Michael Geist dell’Università di Ottawa ha invece sottilineato quanto forte siano le pressioni americane,definite “draconiane”. Geist fa notare, censorship-actionpage-ALTinoltre, un punto interessante sul modo in cui i diversi paesi firmatari hanno avanzato proposte o criticato delle altre: “con l’eccezzione degli Usa, del Giappone e dell’Australia, tutti i paesi aderenti hanno proposto un articolo che specifica il bisogno di bilanciamento e promozione del dominio pubblico, della protezione della salute pubblica e di misure che assicurino che i diritti degli Ip non diventino barriere allo sviluppo”. Un altro punto preoccupante ha a che vedere con il Digital Rights Management ( DRM) e le regole “anti-circumvention” che, limitano, ad esempio iljailbreaking dei dispositivi elettronici. Il testo propone nuove limitazioni che andrebbero, come ha scritto già in passato la Eff, a limitare le possibilità di movimento per artisti, hacker maker, ponendo un grande freno a possibili innovazioni future. Ma gli esempi potrebbero essere molti di più.

La Trans-Pacific Partnership e i dettagli portati all’attenzione del pubblico riportano in superficie i timori già sollevati nel 2012 di fronte alle diverse leggi proposte in tutto il mondo per regolamentare in modo troppo restrittivo e con un netto sbilanciamento verso il business, il diritto d’autore, fino a mettere a rischio la libertà stessa della Rete. Sopa e Pipa, contro le quali si tenne il primo sciopero di Internet, nel gennaio del 2012, sono tutto tranne che un lontano ricordo. La possibilità che la Tpp rappresenti una similie (se non peggiore) minaccia per la libertà della Rete è molto concreta. A peggiorare la situazione, la pressoché totale segretezza con cui l’accordo è stato fin qui discusso e, con ogni probabilità, sarà negoziato anche in futuro. Julian Assange ha commentato il testo dicendo che, qualora diventasse operativo, “calpesterebbe i diritti individuali e la libertà di espressione”“Se leggi, scrivi, pubblichi, ascolti, pensi, balli, canti o inventi, se coltivi o consumi cibo, se sei o mai sarai malato”, continua Assange, “la Tpp ti ha nel suo reticolo”. Una petizione online contro la Tpp ha già raccolto oltre 100mila firme.

ttipMarzo 2014: la Commissione Europea divulga una bozza della proposta di accordo TTIP (vedi pdf a inizio articolo) e lancia una serie di pubbliche consultazioni su alcune determinate clausole che implicherebbero importanti limitazioni ai governi dei paesi europei. Nella bozza si leggono infatti significative “limitazioni sulle leggi che i governi partecipanti potrebbero adottare per regolamentare diversi settori economici, in particolare banche, assicurazioni, telecomunicazioni e servizi postali. Qualsiasi entità economica privata, se espropriata dei suoi attuali investimenti, avrebbe diritto a compensazioni a valore di mercato, aumentate di interesse composto”. Sembre secondo quanto sancito in questa bozza, “sarà ammessa la libera circolazione dei lavoratori in tutte le nazioni firmatarie, ed è stato proposta l’ammissibilità, per le entità economiche private, di muovere azioni legali contro i governi in presenza di violazione dei diritti”.

È inoltre importante precisare che il TTIP, che probabilmente verrà definito entro la fine del 2015, fa seguito ad un’altra proposta di accordo economico internazionale, il Multilateral Agreement on Investment (MAI) ovvero un accordo economico internazionale in fase di discussione “confidenziale” dal 1995 presso l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico composta da ventinove nazioni quali USA, Canada, Messico, gli stati membri dell’UE, Svizzera, Norvegia, Islanda, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Turchia, Corea del Sud, Giappone, Nuova Zelanda ed Australia e più conosciuta con la sigla OCSE.

Lo scopo del MAI sarebbe la creazione di una carta dei diritti e delle libertà per le aziende multinazionali, al fine di rendere più facile per gli investitori individuali e aziendali lo spostamento di capitali all’estero in valuta e sotto forma di immobili industriali. Si andrebbero così a creare alcuni principi di applicazione uniformi, partendo dai milleottocentoaccordi bilaterali già esistenti.

Dalla lettura della bozza del MAI, emerge un aspetto quanto meno inquietante dell’accordo: qualsiasi Stato, compresi quelli non aderenti all’OCSE, viene incoraggiato a partecipare, così da suscitare interesse a diventarne membri anche ai paesi in via di sviluppo, ovvero quelle economie non ancora del tutto avviate ed per le multinazionali ritenute appetibili dal punto di vista speculativo. In sintesi, l’accordo prevede che i governi di queste nazioni dovranno accettare le condizioni dettate dalle società multinazionali che investiranno nei loro territori. Complice di tutto ciò sarebbe anche l’FMI, il Fondo Monetario Internazionale ovvero quell’organismo che dovrebbe essere responsabile degli aiuti alle nazioni in deficit e che “definisce gli standard valutari”, diventando fin dalla sua istituzione “un prezioso strumento nell’apertura di nuovi mercati per le multinazionali”.

Recentemente, l’FMI ha varato i ‘pacchetti per la ripresa economica’ a beneficio di Paesi in difficoltà quali la Tailandia, l’Indonesia e Corea del Sud , ovvero una serie di misure finalizzate alla liberalizzazione finanziaria, privando però i governi della loro sovranità in campo economico, come chiaramente sancito anche dalla bozza del MAI: i governi sono obbligati ad accettare investimenti esteri in tutti i settori, provocando così un sistematico “indebolimento degli standard ecologici e di sicurezza sul lavoro per attrarre nuovi investimenti e la rimozione delle misure di salvaguardia contro attacchi speculativi in borsa”. In poche parole, le multinazionali vengono ancor più incentivate ad approfittare dell’avanzata crisi di quelle economie asiatiche, acquisendo così”imprese a prezzi stracciati” e “conquistando nuovi mercati”.

È quindi evidente come il MAI miri ad istituire un raggruppamento di normative universali sugli investimenti che garantiranno alle multinazionali “il diritto e la libertà incondizionata di comprare, vendere e compiere operazioni finanziarie in tutto il mondo come e quando ritengono opportuno, incuranti di leggi ed interventi governativi”.

IL TTIP verrebbe quindi varato sulla base di quanto già proposto all’interno del MAI, arrivando ad influire sulla vita sociale, economica e culturare di tutti noi, come analizza egregiamente Enrico Lobina in un suo articolo datato 19 Agosto 2014 sul blog Megachip di Globalist, criticando giustamente anche la segretezza dell’Accordo:

Tra gli anni novanta ed i duemila un vasto movimento (i “no-global”) si opposero ai negoziati portati avanti dalla Omc (Organizzazione Mondiale del Mercato), che avevano come scopo di eliminare non solamente tariffe doganali, bensì la possibilità per piccoli Stati e lavoratori di difendersi dalla concorrenza selvaggia e dai voleri dellemultinazionali.

Grazie ad un vasto movimento di popolo (ricordate Genova 2001?), e ad una chiara azione dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), spalleggiati dai paesi non-allineati, i negoziati fallirono. Gli Usa e la Ue ripiegarono su trattati bilaterali. Ora è venuto il momento del trattato tra i due giganti del neoliberismo, che dovrebbe essere concluso entro il 2015.

ttip3C’è poco tempo, e tutto è segreto! Alla faccia degli open data e della trasparenza, non si può sapere su cosa si sta trattando. Qualcosa trapela, ma non sia mai che l’opinione pubblica possa sapere cosa gli succederà. Il nocciolo del trattato non è la diminuzione delle tariffe, già quasi nulle, bensì l’eliminazione delle “barriere normative” che limitano profitti potenzialmente realizzabili dalle società transnazionali.

Cosa significa “barriere normative”? Vediamo qualche esempio.

La società francese Veolia, che ha in gestione lo smaltimento dei rifiuti ad Alessandria, in Egitto, ha fatto causa allo stato egiziano perché ha aumentato i salari del settore pubblico e privato al tasso d’inflazione, e questo ha compresso i propri margini di profitto. Per “barriere normative” s’intende anche questo. Con le misure proposte dal Ttip per la protezione degli investitori qualsiasi peggioramento (per l’investitore) delle condizioni contrattuali può dar luogo a richieste di risarcimento. Il meccanismo, se entrasse in funzione, avrebbe una forza dirompente dal punto di vista delle aspettative e delle azioni governative. Chi più si azzarderebbe ad aumentare i salari?

Nel caso vi sia una diatriba tra lo stato ed una multinazionale, questa non sarà costretta a rivolgersi ai tribunali dello stato nazionale (sono di parte!), bensì ad un arbitrato internazionale, in cui uno degli arbitri è scelto dalla multinazionale, uno dallo stato ed il terzo congiuntamente. Peccato che questi arbitri siano una cinquantina in tutto!

Questo meccanismo è l’Isds (Investor-State Dispute Settlement), ed è fortemente voluto dagli Usa. Sta incontrando una crescente resistenza a Bruxelles, però non è chiaro se nei negoziati ancora se ne sta parlando e se lo si sta prevedendo. Ma anche senza Isds, per gli agricoltori ed i piccoli e medi imprenditori europei, insieme a tutti i lavoratori, il TTIP sarebbe un disastro.

Gli agricoltori, e tutti coloro che hanno a cuore la propria alimentazione, sappiano che TTIP significa “deregolamentazione della sicurezza alimentare”. Con l’eliminazione delle normative europee sulla sicurezza alimentare (le famose “barriere normative”) entreranno gli Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) e, più in generale, verrà meno il “principio di precauzione” europeo.

Per quanto riguarda l’ambiente, il principio è lo stesso. Oltre ad indebolire le normative fondamentali sull’ambiente, che dovranno allinearsi a quelle Usa, vi sarà un’inversione dell’onere della prova nel settore chimico: “Non inquino fin quando tu, Stato, non lo dimostri”. Ora, in Europa, è il contrario: è l’industria che deve dimostrare che non si inquina.

Questo e molto altro è il TTIP. A fronte di una crescita nulla in seguito a questo trattato, sappiamo però che lavoreremo peggio, che mangeremo cibi meno sani e vivremo in un ambiente meno pulito. Tutto ciò per favorire qualche miliardario, che miliardario lo era anche prima. La lotta di classe al contrario, insomma.

Si riconferma ancora una volta la volontà istituzionale internazionale di voler favorire le solite corporations, premiandole anche con un’accertata impunità: è questa la più evidente conseguenza della globalizzazione. D’altronde perché stupirsi ancora, visto che sono proprio le multinazionali che controllano la politica di tutto il mondo e che decidono la vita di tutti noi, anche a costo di migliaia di vite umane?

Lorenzo Piersantelli

[Fonti]

Bilderberg Meetings

Chantilly, Virginia, USA, 31 Maggio – 03 Giugno 2012

Lista ufficiale dei partecipanti

[fonte: Bilderberg]

 [Le foto dell'arrivo dei partecipanti al Bilderberg 2012]

 
FRA Castries, Henri de Chairman and CEO, AXA Group
DEU Ackermann, Josef Chairman of the Management Board and the Group Executive Committee, Deutsche Bank AG
GBR Agius, Marcus Chairman, Barclays plc
USA Ajami, Fouad Senior Fellow, The Hoover Institution, Stanford University
USA Alexander, Keith B. Commander, US Cyber Command; Director, National Security Agency
INT Almunia, Joaquín Vice-President – Commissioner for Competition, European Commission
USA Altman, Roger C. Chairman, Evercore Partners
PRT Amado, Luís Chairman, Banco Internacional do Funchal (BANIF)
NOR Andresen, Johan H. Owner and CEO, FERD
FIN Apunen, Matti Director, Finnish Business and Policy Forum EVA
TUR Babacan, Ali Deputy Prime Minister for Economic and Financial Affairs
PRT Balsemão, Francisco Pinto President and CEO, Impresa; Former Prime Minister
FRA Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
FRA Béchu, Christophe Senator, and Chairman, General Council of Maine-et-Loire
BEL Belgium, H.R.H. Prince Philippe of
TUR Berberoğlu, Enis Editor-in-Chief, Hürriyet Newspaper
ITA Bernabè, Franco Chairman and CEO, Telecom Italia
GBR Boles, Nick Member of Parliament
SWE Bonnier, Jonas President and CEO, Bonnier AB
NOR Brandtzæg, Svein Richard President and CEO, Norsk Hydro ASA
AUT Bronner, Oscar Publisher, Der Standard Medienwelt
SWE Carlsson, Gunilla Minister for International Development Cooperation
CAN Carney, Mark J. Governor, Bank of Canada
ESP Cebrián, Juan Luis CEO, PRISA; Chairman, El País
AUT Cernko, Willibald CEO, UniCredit Bank Austria AG
FRA Chalendar, Pierre André de Chairman and CEO, Saint-Gobain
DNK Christiansen, Jeppe CEO, Maj Invest
RUS Chubais, Anatoly B. CEO, OJSC RUSNANO
CAN Clark, W. Edmund Group President and CEO, TD Bank Group
GBR Clarke, Kenneth Member of Parliament, Lord Chancellor and Secretary of Justice
USA Collins, Timothy C. CEO and Senior Managing Director, Ripplewood Holdings, LLC
ITA Conti, Fulvio CEO and General Manager, Enel S.p.A.
USA Daniels, Jr., Mitchell E. Governor of Indiana
USA DeMuth, Christopher Distinguished Fellow, Hudson Institute
USA Donilon, Thomas E. National Security Advisor, The White House
GBR Dudley, Robert Group Chief Executive, BP plc
ITA Elkann, John Chairman, Fiat S.p.A.
DEU Enders, Thomas CEO, Airbus
USA Evans, J. Michael Vice Chairman, Global Head of Growth Markets, Goldman Sachs & Co.
AUT Faymann, Werner Federal Chancellor
DNK Federspiel, Ulrik Executive Vice President, Haldor Topsøe A/S
USA Ferguson, Niall Laurence A. Tisch Professor of History, Harvard University
GBR Flint, Douglas J. Group Chairman, HSBC Holdings plc
CHN Fu, Ying Vice Minister of Foreign Affairs
IRL Gallagher, Paul Former Attorney General; Senior Counsel
USA Gephardt, Richard A. President and CEO, Gephardt Group
GRC Giannitsis, Anastasios Former Minister of Interior; Professor of Development and International Economics, University of Athens
USA Goolsbee, Austan D. Professor of Economics, University of Chicago Booth School of Business
USA Graham, Donald E. Chairman and CEO, The Washington Post Company
ITA Gruber, Lilli Journalist – Anchorwoman, La 7 TV
INT Gucht, Karel de Commissioner for Trade, European Commission
NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary  General of Bilderberg Meetings
USA Harris, Britt CIO, Teacher Retirement System of Texas
USA Hoffman, Reid Co-founder and Executive Chairman, LinkedIn
CHN Huang, Yiping Professor of Economics, China Center for Economic Research, Peking University
USA Huntsman, Jr., Jon M. Chairman, Huntsman Cancer Foundation
DEU Ischinger, Wolfgang Chairman, Munich Security Conference; Global Head Government Relations, Allianz SE
RUS Ivanov, Igor S. Associate member, Russian Academy of Science; President, Russian International Affairs Council
FRA Izraelewicz, Erik CEO, Le Monde
USA Jacobs, Kenneth M. Chairman and CEO, Lazard
USA Johnson, James A. Vice Chairman, Perseus, LLC
USA Jordan, Jr., Vernon E. Senior Managing Director, Lazard
USA Karp, Alexander CEO, Palantir Technologies
USA Karsner, Alexander Executive Chairman, Manifest Energy, Inc
FRA Karvar, Anousheh Inspector, Inter-ministerial Audit and Evaluation Office for Social, Health, Employment and Labor Policies
RUS Kasparov, Garry Chairman, United Civil Front (of Russia)
GBR Kerr, John Independent Member, House of Lords
USA Kerry, John Senator for Massachusetts
TUR Keyman, E. Fuat Director, Istanbul Policy Center and Professor of International Relations, Sabanci University
USA Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc.
USA Kleinfeld, Klaus Chairman and CEO, Alcoa
TUR Koç, Mustafa Chairman, Koç Holding A.Ş.
DEU Koch, Roland CEO, Bilfinger Berger SE
INT Kodmani, Bassma Member of the Executive Bureau and Head of Foreign Affairs, Syrian National Council
USA Kravis, Henry R. Co-Chairman and Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
USA Kravis, Marie-Josée Senior Fellow, Hudson Institute
INT Kroes, Neelie Vice President, European Commission; Commissioner for Digital Agenda
USA Krupp, Fred President, Environmental Defense Fund
INT Lamy, Pascal Director-General, World Trade Organization
ITA Letta, Enrico Deputy Leader, Democratic Party (PD)
ISR Levite, Ariel E. Nonresident Senior Associate, Carnegie Endowment for International Peace
USA Li, Cheng Director of Research and Senior Fellow, John L. Thornton China Center, Brookings Institution
USA Lipsky, John Distinguished Visiting Scholar, Johns Hopkins University
USA Liveris, Andrew N. President, Chairman and CEO, The Dow Chemical Company
DEU Löscher, Peter President and CEO, Siemens AG
USA Lynn, William J. Chairman and CEO, DRS Technologies, Inc.
GBR Mandelson, Peter Member, House of Lords; Chairman, Global Counsel
USA Mathews, Jessica T. President, Carnegie Endowment for International Peace
DEN Mchangama, Jacob Director of Legal Affairs, Center for Political Studies (CEPOS)
CAN McKenna, Frank Deputy Chair, TD Bank Group
USA Mehlman, Kenneth B. Partner, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
GBR Micklethwait, John Editor-in-Chief, The Economist
FRA Montbrial, Thierry de President, French Institute for International Relations
PRT Moreira da Silva, Jorge First Vice-President, Partido Social Democrata (PSD)
USA Mundie, Craig J. Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation
DEU Nass, Matthias Chief International Correspondent, Die Zeit
NLD Netherlands, H.M. the Queen of the
ESP Nin Génova, Juan María Deputy Chairman and CEO, Caixabank
IRL Noonan, Michael Minister for Finance
USA Noonan, Peggy Author, Columnist, The Wall Street Journal
FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell, plc
USA Orszag, Peter R. Vice Chairman, Citigroup
GRC Papalexopoulos, Dimitri Managing Director, Titan Cement Co.
NLD Pechtold, Alexander Parliamentary Leader, Democrats ’66 (D66)
USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute
NLD Polman, Paul CEO, Unilever PLC
CAN Prichard, J. Robert S. Chair, Torys LLP
ISR Rabinovich, Itamar Global Distinguished Professor, New York University
GBR Rachman, Gideon Chief Foreign Affairs Commentator, The Financial Times
USA Rattner, Steven Chairman, Willett Advisors LLC
CAN Redford, Alison M. Premier of Alberta
CAN Reisman, Heather M. CEO, Indigo Books & Music Inc.
DEU Reitzle, Wolfgang CEO & President, Linde AG
USA Rogoff, Kenneth S. Professor of Economics, Harvard University
USA Rose, Charlie Executive Editor and Anchor, Charlie Rose
USA Ross, Dennis B. Counselor, Washington Institute for Near East Policy
POL Rostowski, Jacek Minister of Finance
USA Rubin, Robert E. Co-Chair, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury
NLD Rutte, Mark Prime Minister
ESP Sáenz de Santamaría Antón, Soraya Vice President and Minister for the Presidency
NLD Scheffer, Paul Professor of European Studies, Tilburg University
USA Schmidt, Eric E. Executive Chairman, Google Inc.
AUT Scholten, Rudolf Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG
FRA Senard, Jean-Dominique CEO, Michelin Group
USA Shambaugh, David Director, China Policy Program, George Washington University
INT Sheeran, Josette Vice Chairman, World Economic Forum
FIN Siilasmaa, Risto Chairman of the Board of Directors, Nokia Corporation
USA Speyer, Jerry I. Chairman and Co-CEO, Tishman Speyer
CHE Supino, Pietro Chairman and Publisher, Tamedia AG
IRL Sutherland, Peter D. Chairman, Goldman Sachs International
USA Thiel, Peter A. President, Clarium Capital / Thiel Capital
TUR Timuray, Serpil CEO, Vodafone Turkey
DEU Trittin, Jürgen Parliamentary Leader, Alliance 90/The Greens
GRC Tsoukalis, Loukas President, Hellenic Foundation for European and Foreign Policy
FIN Urpilainen, Jutta Minister of Finance
CHE Vasella, Daniel L. Chairman, Novartis AG
INT Vimont, Pierre Executive Secretary General, European External Action Service
GBR Voser, Peter CEO, Royal Dutch Shell plc
SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB
USA Warsh, Kevin Distinguished Visiting Fellow, The Hoover Institution, Stanford University
GBR Wolf, Martin H. Chief Economics Commentator, The Financial Times
USA Wolfensohn, James D. Chairman and CEO, Wolfensohn and Company
CAN Wright, Nigel S. Chief of Staff, Office of the Prime Minister
USA Yergin, Daniel Chairman, IHS Cambridge Energy Research Associates
INT Zoellick, Robert B. President, The World Bank Group
[Reporters ufficiali]
GBR Bredow, Vendeline von Business Correspondent, The Economist
GBR Wooldridge, Adrian D. Foreign Correspondent, The Economist

 

di -
20 237

Questo è un articolo del 2011. Tutti gli aggiornamenti li trovi in questi articoli:

Massoni italiani, l’elenco completo degli affiliati alle logge, regione per regione
Lista partecipanti Bilderberg 2013. Ma sapevate chi c’è dietro a questa gente?
Bilderberg 2013. L’agenda dei potenti presentata a Barcellona da D. Estulin
Skull & Bones, Bilderberg, Mario Draghi e i piani per trasformare l’Italia in una S.p.a.
Gruppo Bilderberg. Nomi e cognomi di tutti i partecipanti italiani dal 1954 al 2013

Bilderberg. È l’incontro segreto dei potenti del mondo occidentale. Questo 2011 si svolge nelle stanze del lussuoso

Hotel Das Suvretta House a St.Moritz, in Svizzera, dal 9 al 12 Giugno. Banchieri, politici, capi di stato, amministratori di multinazionali, direttori delle grandi compagnie di trasporti e dell’energia, proprietari dei principali mezzi di comunicazione, si riuniscono quattro giorni in gran segreto, con l’obiettivo di decidere le sorti politiche, economiche e finanziarie dell’Europa, dell’America e le azioni da intraprendere con il resto del mondo.

Nonostante nel corso di ogni edizione del misterioso meeting, siano sempre stati banditi i mezzi di comunicazione, per evitare la copertura mediatica dell’evento e la conseguente diffusione d’informazioni, immagini e video, alcuni reporter storici come Jim Tucker stanno comunicando in diretta da St.Moritz, per informare l’opinione pubblica su cosa stia avvenendo attorno all’hotel svizzero, in cui sono riuniti i rappresentanti di quella che è considerata la più famosa società segreta contemporanea: il gruppo Bilderberg (cliccando qui potrete sfogliare lo scarno, quanto auto-censurato, sito ufficiale del gruppo).

La riunione Bilderberg (secondo alcuni prende il nome dal primo incontro svoltosi nel 1954 nell’omonimo hotel olandese, l’Hotel Bilderberg di Oosterbeek, invece il nome è stato scelto dal principe olandese Bernardo de Lippe-Biesterfeld, fondatore del Club Bilderberg, in onore alla Farben Bilder, una filiale del gruppo di intelligence della Germania nazi, della cui giunta formava parte lo stesso principe Bernardo, che a quel tempo era ufficiale delle Reiter SS Corp, ndr) è un conclave che riunisce, oggi anno, l’élite economica, politica e militare del mondo occidentale, per discutere, a porte rigorosamente chiuse, la situazione globale mondiale del momento e le politiche da promuovere nelle sedi internazionali ufficiali, quali l’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, la NATO, il G8, il G20 e così via.

La Bilderberg non è una riunione legalmente accettabile. Perché? Il motivo è chiaro: politici e capi di Stato dovrebbero sempre render conto di tutte le riunioni che fanno ai propri cittadini, consentendo ai mass-media di seguire l’evento e fare domande a riguardo. Capi di Stato e politici sono i nostri rappresentanti e dovrebbero rendere partecipi tutti dell’agenda dettagliata dell’incontro Bilderberg e delle decisioni che si prenderanno in merito ai piccoli ed ai grandi problemi che ci coinvolgono tutti.

Invece non è così, il gruppo Bilderberg è un incontro riservato e le decisioni che prende l’élite sono le decisioni a cui noi tutti cittadini dovremo, semplicemente, conformarci.

“I media sono il quarto potere in una democrazia, dovrebbero avere la responsabilità di occuparsi di eventi come la riunione segreta Bilderberg – ha detto Andrew Müller , attivista del movimento We Are Change – se i direttori dei mass-media si riuniscono in segreto con i nostri politici, allora la democrazia è in pericolo”.

Grazie ai colleghi che da questa mattina si trovano nei pressi dell’hotel Suvretta, sappiamo che quest’anno si sono mobilitati molti più mezzi di comunicazione del solito, per cercare di indagare lo svolgimento del meeting; “abbiamo messo pressione ai media, abbiamo chiesto: perché non ne state dando notizia? Ed alla fine si sono mossi – ha detto Manfred Petrisch, blogger svizzero in diretta oggi da St. Moritz (cliccate sul link per seguire la copertura di Petrisch in diretta dall’Hotes Das Suvretta) – naturalmente, parte di quello che scriveranno saranno cose banali, tipo è solo un meeting e stanno bevendo una tazza di tè. Ma per favore, là dentro ci sono i dirigenti delle compagnie globali, i capi di stato, i commissari dell’UE, i leader della NATO, gli amministratori delle banche, persone con l’agenda fitta di impegni”. 

Il fatto che quest’anno è stata permessa la presenza di più mass-media attorno all’albergo dove si sta svolgendo la riunione del gruppo Bilderberge e che ci si sia potuti avvicinare qualche metro di più alle porte della sede della riunione, non basta, è solo uno specchio per le allodole ed una debole consolazione: il gruppo Bilderberg continua a non rispettare, come sempre, il diritto d’informazione del cittadino e la necessità di rendere pubblici i contenuti che si discuteranno durante l’incontro.

L’agenda Bilderberg proseguirà come previsto e tutti noi potremo solo restare a guardare, come sempre, gli effetti delle decisioni dei potenti.

Per i più curiosi, ecco alcuni dei partecipanti italiani che hanno preso parte agli incontri Bilderberg degli scorsi anni: Franco Bernabè, John Elkann, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa, Paolo Scaroni, Giulio Tremonti, Gianni Agnelli, Umberto Agnelli, Alfredo Ambrosetti, Emma Bonino, Giampiero Cantoni, Lucio Caracciolo, Luigi G. Cavalchini, Adriana Ceretelli, Innocenzo Cipolletta, Gian C. Cittadini Cesi, Rodolfo De Benedetti, Ferruccio De Bortoli, Paolo Zannoni, Antonio Vittorino, Ignazio Visco, Walter Veltroni, Marco Tronchetti Provera, Ugo Stille, Barbara Spinelli, Domenico Siniscalco, Stefano Silvestri, Renato Ruggiero, Carlo Rossella, Virginio Rognoni, Sergio Romano, Gianni Riotta, Alessandro Profumo, Romano Prodi, Corrado Passera, Mario Monti, Cesare Merlini, Rainer S. Masera, Claudio Martelli, Giorgio La Malfa, Francesco Giavazzi, Gabriele Galateri, Paolo Fresco, John Elkann, Mario Draghi, Gianni De Michelis.

Una cosa riguardo la misteriosa riunione è chiara: le decisioni che, anno dopo anno, sono state prese dai partecipanti del Bilderberg, non sono mai state buone. Non sono mai state fatte scelte rivolte al miglioramento delle condizioni di disuguaglianza economica, povertà, fame e guerra che affliggono il mondo, bensì si è sempre scelta la via opportunistica, decidendo come agire solo in base ad un interesse politico ed economico rivolto al mantenimento dello status di “potenti” dei partecipanti al famoso conclave, a danno del resto dei cittadini europei e di tutto il mondo.

Se dal 1954, anno della prima riunione Bilderberg, si fossero prese buone decisioni, oggi il mondo non soffrirebbe la fame e non ci sarebbe nessuna crisi finanziaria da affrontare. Un esempio: si possono costruire serre in Africa per sfamare tutta la popolazione e costruire impianti di irrigazione per rendere fertili i terreni più aridi. Questo solo per parlare dell’Africa.

Per quanto riguarda l’Europa: la crisi finanziaria non avrebbe avuto ragione d’esistere, perché se l’interesse fosse stato quello di costruire l’Unione Europea per il benessere collettivo di tutti i cittadini europei, oggi tutti godremmo di una buona salute finanziaria. Invece, l’UE è stata creata solo per rendere più facile l’illecito economico dei potenti dei vari Paesi europei.

Un’altra decisione che avrebbero potuto prendere i potenti di Bilderberg nel corso degli anni? Implementare su larga scala l’utilizzo delle energie alternative e diffondere a livello globale l’utilizzo delle tecnologie ad energia libera, ad esempio.

Se fossero state prese decisioni sagge e rivolte allo sviluppo di uno stato di benessere collettivo mondiale, il mondo, certo, sarebbe un luogo decisamente migliore oggi: la gente starebbe meglio e non ci sarebbe bisogno di rinchiudersi in un hotel svizzero per decidere in segretezza come ingannare i cittadini, cosa raccontare, cosa fare con la guerra e la pace, la ricchezza e la povertà, la vita e la morte di milioni di persone.

Il gruppo Bilderberg sta portando avanti la propria agenda 2011 proprio in queste ore a St. Moritz. Tutti quanti noi siamo tagliati fuori, non abbiamo voce in capitolo, possiamo solo restare ad aspettare le conseguenze che le decisioni prese dai potenti avranno sulle nostre vite.

Matteo Vitiello

______________________________________________________________________________________

10 giugno: AGGIORNAMENTO LISTA PARTECIPANTI

Grazie ai colleghi reporter di INFOWARS.COM presenti a St.Moritz è stato possibile aggiornare la lista dei partecipanti al Bildeberg 2011, questa la lista:

  • Anders Rasmussen – current Secretary General of NATO
  • Angela Merkel – German Chancellor
  • José Luis Zapatero – Spanish Prime Minister
  • Bill Gates – Former Microsoft CEO, Head of the Gates Foundation
  • Robert Gates – Serving US Secretary of Defense
  • Miloslav Ransdorf – Partito Comunista di Bohemia e Moravia e membro del Parlamento Europeo

____________________________________________

Vi segnalo questi siti che offrono copertura mediatica del Bilderberg 2011 in corso a St. Moritz:

Alles Shall und Rauch

Prison Planet.com

Bilderberg Transparency.org

Bilderberg 2011

_________________________________________________________________

Questo è il documentario dell’indagine storica svolta nel 2001 da Jim Tucker sul Gruppo Bildeberg:

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=GPW0M3WruEY[/tube]

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=AgDyfGTF7qo[/tube]

______________________________________________________

Intervista al membro del Consiglio Nazionale Svizzero LUKAS REIMANN (10 Giugno 2011)

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=8iSSrCTFmUc[/tube]

___________________________________________________________

Polizia e sicurezza fuori dall’Hotel Das Suvretta House (9 Giugno)

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=OnnnbCeuMF4[/tube]

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=SsE__sZk8bI[/tube]

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=4TaatBfKKB8[/tube]

_____________________________________________

INFINE… MARIO BORGHEZIO

Clicca qua per leggere l’articolo pubblicato dal giornale svizzero Tages Anzeiger sul tentativo di Mario Borghezio di entrare al Bilderberg 2011 senza invito. 

Video: il politico svizzero Lukas Reimann intervistato sull’attacco contro Mario Borghezio

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=_h7Kcs0ceAo[/tube]