Ispirato dal film Avatar, scienziato connetta due scimmie con un microchip

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Si chiama Ziv Williams, neuroscienziato e neurochirurgo (Massachusetts General Hospital – Harvard Medical School of Boston) e ha dichiarato: “Sono stato monkey chipispirato un poco dal film Avatar del 2009. Il protagonista del lungometraggio di fantascienza è paraplegico e connette il suo cervello ad un computer, che lo aiuta a controllare un corpo artificiale” .

Nello studio “A cortical–spinal prosthesis for targeted limb movement in paralysed primate avatars”, pubblicato lo scorso 18 Febbraio, il dott. Williams ha dimostrato che connettere due esseri umani attrraverso un microchip e fare in modo che i pensieri di uno influenzino i movimenti dell’altro non è un’idea poi così irrealizzabile, visto che il suo team di neuroscienziati è riuscito a farlo con due scimmie. Tutto scientificamente dimostrato, da sottolineare per i lettori più increduli.

L’esperimento è stato svolto con due scimmie della famiglia dei macachi (Rhesus Macaque). Il cervello della prima, che chiameremo “maestro”, è stato connesso, attraverso elettrodi impiantati direttamente nella materia grigia, con la spina dorsale della seconda, denominata dal dott. Williams “marionetta”, previamente sedata per impedirle di attuare qualsiasi movimento proprio. Il risultato è stato fantastico e quasi fantascientifico: il pensiero della scimmia mastro-burattinaio è stato in grado di muovere e controllare i movimenti della marionetta.

Ziv Williams
Ziv Williams

“Il computer decodifica l’attività cerebrale della scimmia-maestro e trasmette questi segnali direttamente alla spina dorsale ed ai muscoli della scimmia-marionetta – spiega Williams – questo ha permesso ad una scimmia di muovere la mano dell’altra, attraverso l’invio di stimoli cerebrali”.

I ricercatori dell’equipe di Ziv Williams continuano le ricerche con l’obiettivo di sviluppare dei microchip più avanzati da poter impiantare negli esseri umani e creare un sistema di trasmissione degli stimoli cerebrali, che permatta ad una persona paraplegica di muovere i muscoli affetti dalla malattia da solo, senza la necessità di ricorrere a robot esterni: “vogliamo riuscire a creare un bypass da impiantare nel corpo – continua Williams – che permetti alle persone di poter controllare il proprio corpo. Sarebbe molto più comodo, piuttosto che dipendere da macchinari esterni, che senza dubbio risultano parecchio ingombranti da portare con sé”.

L’equipe di medici del dott. Williams hanno sottolineato il fatto che queste ricerche non hanno come fine la realizzazione di un sistema di controllo a distanza tra persone mind-controlled-proesthetic(già… anche se conosco una buona manciata di persone che aspettano con ansia il giorno in cui potranno utilizzare questa tecnologia con le proprie marionette, ndr), “piuttosto, quello che vogliamo è aiutare pazienti con paralisi parziale o completa […] impiantando un chip nel cervello ed un altro nella spina dorsale, potremo stimolare il movimento nella parte paralizzata. Dovremo essere in grado di sviluppare microchip che permattano di causare differenti movimenti, per un controllo motore sempre più preciso”.

Dedico questo articolo a tutti quelli che pensavano che l’impiantazione di microchip nel corpo umano era roba da complottisti. Eccovi serviti, il sistema maestro-burattino è perfettamente funzionante, ancora un po’ di perfezionamento e tutti potremo metterci un bel processore Intel in testa. Anche se ormai, la maggior parte delle persone non ha nemmeno bisogno di un microchip per obbedire agli ordini e fare quello che gli si dice.

Matteo Vitiello

Clicca play per ascoltare l’intervista al dott. Williams (di Eleanor Hall e Will Ockenden – The World Today) 

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