Biomassa al posto del petrolio

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George W. Huber, Tushar P. Vispute, Huiyan Zhang, Aimaro Sanna e Rui Xiao, ricercatori dell’University of Massachusetts Amherst, hanno sviluppato una tecnologia per produrre sostanze chimiche come benzene, toluene e xilene, a partire dal più economico dei biocombustibili attualmente disponibili, l’olio pirolitico (olio vegetale derivante dalla pirolisi, il processo di decomposizione termochimica di materiali organici ottenuto mediante l’applicazione di calore in completa assenza di un agente ossidante, ndr).

Attraverso un processo di idrogenazione modulabile ed una successiva analisi zeolitica, il team di George Huber, direttore della ricerca, è riuscito a produrre alcheni (olefine) ed altri composti aromatici, che costituiscono gli elementi base nella produzione di plastiche, poliuretani e resine.

Un impianto pilota per produzioni industriali è già in funzione nel campus statunitense e la tecnologia è stata brevettata dalla newyorkina Anellotech Inc.

“Oggi possiamo produrre dalla biomassa le stesse molecole che attualmente sono ottenute dal petrolio – ha affermato il prof. Huber – senza necessità di cambiamenti nelle infrastrutture ed in grandi quantità. Andiamo incontro alla necessità di produrre materie di base per l’industria chimica, attraverso un processo che sfrutta solo oli pirolitici. Finora questi composti potevano essere ottenuti solo in impianti a bassa resa ma abbiamo finalmente dimostrato che si possono ottenere quantità tre volte maggiori di quanto mai ottenuto da questi oli. Possiamo così convertire l’olio pirolitico, di scarso valore, in un prodotto con un valore superiore a quello del petrolio. Riteniamo che questa tecnologia possa fornire un notevole impulso all’economia. La principale differenza fra il nostro approccio ed il metodo corrente è la materia prima: il nostro processo usa una materia prima rinnovabile, la biomassa vegetale. Invece di comprare petrolio per produrre sostanze chimiche, sfruttiamo oli prodotti da colture non alimentari e biomassa lignea nazionale. Ciò fornirà agli Stati Uniti e ai suoi agricoltori un nuova notevole fonte di reddito”.

Lo studio dell’equipe di Huber è un passo in avanti per i ricercatori di tutto il mondo.

In Europa si stanno analizzando particolari tecniche di pirolisi per la realizzazione dei cosiddetti biocarburanti di seconda generazione. Per ottenere olio hubercombustibile, i ricercatori francesi hanno studiato il pretrattamento della biomassa vegetale con pirolisi flash, processo che converte la biomassa in olio, successivamente convogliato in una centrale per la produzione di carburante. Questo sistema richiede notevoli volumi di biomassa, con conseguenti costi molto alti, tanto che gli studiosi hanno cercato di affinare i metodi di lavoro e trattare la biomassa lontano dalle centrali, direttamente sui luoghi di raccolta.

In Germania, attraverso il metodo definito Bioliq, si vogliono realizzare biocombustibili dopo aver trattato la biomassa in situ. L’olio intermedio, detto biosyncrude, è caratterizzato da alta densità, cosa che consente di abbattere i costi di trasporto. La biomassa, trasformata in biosyncrude, consente di ottenere combustibile diesel, idrogeno e metanolo.

Questo è il link alla ricerca del team di George Huber

Matteo Vitiello

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