Catalunya, una catena umana per difendere identità e libertà

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Perquè seran catalans, totes les seves despeses, on vagin, els seran pagades […] i els oferiran l’hotel, el més preuat regal que se li pugui fer a un català quan viatja. Al cap i a la fi, i pensant-hi bé, més valdrà ser català que milionari. [Francesc Pujols, 1918]

La monarchia non è nient’altro che lo strascico di un’era di crudele sperimentazione, dell’epoca storica in cui ha trionfato il sistema padrone-schiavo totalmente legittimato.

La scia della vergogna dei mantelli intrisi di sangue ed ipocrisia è giunta sino a noi. Se ancora oggi la gente permette l’esistenza di re, regine e principi, se ancora oggi permettiamo che ci parlino di sangue blu, famiglie reali e linee di sangue, è perché siamo ancora tristemente schiavi.

Catalunya è il territorio ed i catalani la sua gente. Io ci vivo ormai da anni da straniero, nel pieno rispetto delle sue persone, della sua storia, della cultura e delle norme. Sebbene molti mi considerino un català més, io sono sempre un ospite in questa terra meravigliosa. Il mondo è di tutti, certo ma ognuno ha contribuito a costruire e migliorare un pezzetto di pianeta. Io sento la mia patria, l’Italia e qua ho avuto la fortuna di conoscere persone stupende, che mi hanno raccontato come i catalani sono stati privati della propria patria, a suon di imposizioni, torture ed omicidi.

Gente fiera e coraggiosa, forte, indigeni delle proprie terre, rispettuosi e virtuosi, i catalani hanno buon cuore e vogliono la propria indipendenza dal Regno di Spagna perché, in un passato neanche troppo lontano, le proprie terre sono state invase e distrutte, violentate ed occupate, per ovvi interessi geografici e commerciali, da parte della corona spagnola.

La violenza è stata tale e perpetuata attraverso un lavaggio culturale del cervello durata più di tre generazioni, che capita oggi d’incontrare catalani inebetiti, che nemmeno danno più importanza alla parola patria. Qualcuno addirittura difende i reali di Spagna, le stesse persone che uccisero i suoi nonni e torturato i genitori. Ce ne sono molte di persone così, succubi della corona, ormai troppo stanchi e troppo dominati.

Ogni 11 Settembre, la Catalunya celebra la propria giornata nazionale, in nome della libertà e della propria identità.

fem viaQuesto 2013, le genti delle varie regioni catalane hanno deciso di unirsi in un’enorme catena umana (Via Catalana cap a la Independència), per dare un esempio al mondo di cosa significhi veramente la parola cooperazione e collaborazione.

Una manifestazione, quella dell’Onze de Setembre, che dovrebbe essere rispettata da tutti, invece che malinterpretata ed additata da molti come portavoce di discordia ed odio.

Ditelo ai figli di chi è stato fucilato per parlare català, la propria lingua, e non il castellano, la lingua del re. Andate a parlare di unione pacifica con la Spagna a chi è stato torturato perché era fiero di essere chi era e non si è mai sottomesso a baciare i piedi di un sovrano despota. Chi è il nazionalista cattivo allora? Informatevi e studiate la storia.

Da anni ormai, i termini collaborazione e simili sono stati travisati ed usati con sapienza dal governo mondiale, che sotto l’effige della “globalizzazione”, ha giustificato il tentativo di eliminare la sovranità nazionale dei Paesi e negare i diritti fondamentali dell’uomo e le libertà individuali.

Il resto della Spagna, con eccezione di parte del Popolo Basco, pensa, crede e fa credere che i catalani siano una piaga e che solo vogliono seminare l’odio nazionalista: niente di più sbagliato. I catalani difendono la propria identità e la propria terra, non odiano ma amano. Sono stati derubati e massacrati, hanno il diritto e il dovere di fare quello che gli detta il cuore.

Tutto il resto sono chiacchere, frutto del lavaggio del cervello mescolato con l’ignoranza del cittadino mondiale medio.

La voce di Catalunya e delle sue genti è uno degli ultimi echi del grido di libertà, che nasce nel cuore di chi ha ancora una patria, conosce la propria storia ed è cosciente del mondo d’oppressione e violenza in cui viviamo.

Visca Catalunya e Viva la Libertà!

Matteo Vitiello

Se volete leggere un articolo che ho scritto tempo fa sulla storia di Catalunya, eccovi il link:

11 settembre: “Siamo una Nazione, noi decidiamo!” Catalunya, un popolo indipendente, una nazione oppressa

Dedico questa canzone ad Anna, la sua famiglia e a tutti gli amici e conoscenti catalani:

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