È cominciata la rivoluzione economica.

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Oggi, i Paesi più forti, che guidano l’economia mondiale, sono Brasile, Russia, India e Cina. I cosiddetti Paesi BRIC (il termine è un acronimo, utilizzato in ambito economico internazionale, apparso per la prima volta nel 2001 in una relazione della banca d’investimento Goldman Sachs, nella quale si spiegava come questi Paesi domineranno l’economia mondiale, ndr.). Il Fondo Monetario Internazionale ha da poco incluso i BRIC tra i dieci Paesi con il diritto di voto più elevato, assieme a USA, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia e Italia. Oltre a condividere una grande popolazione (oltre il 40% della popolazione mondiale), un immenso territorio ed abbondantissime risorse naturali, questi Paesi, soprattutto nella fase iniziale del XXI secolo, sono stati caratterizzati da una fortissima crescita del PIL: dal 2000 è cresciuto del 99%, contro appena il 35% degli altri Paesi maggiormente industrializzati del mondo.

La prima riunione dei Paesi BRIC si tenne a Ekaterinburg, in Russia, nel giugno dello scorso anno. Il vertice fu presieduto da Vladimir Putin e si concluse con questa sua dichiarazione: “è necessario avere un sistema di divise più stabile del dollaro statunitense, di facile pronostico e più diversificato”. La seconda riunione si è tenuta nell’aprile di quest’anno, a Brasilia. Vi ha preso parte anche l’Africa del Sud. Sono state discusse varie opportunità d’affari ed investimenti nei settori dell’energia, della tecnologia dell’informazione, delle infrastrutture e del commercio agricolo.

Parliamo di riserve finanziarie: la Cina è il Paese con le maggiori riserve internazionali al mondo, ammontano a quasi 2mila miliardi di dollari; la Russia detiene circa 400 miliardi di dollari; l’India 250 miliardi ed il Brasile, 190 (la Germania ha 130 miliardi, Italia e Francia circa 100, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna attorno ai 70, ndr).

I BRIC godono anche di livelli d’indebitamento pubblico relativamente bassi: Russia 6%, Cina 19%, Brasile 58%, India 56%. Alcuni paragoni: l’Italia ha un debito pubblico del 120% (il più alto d’Europa, dopo la Grecia, che attualmente si attesta attorno al 130%, ndr), la Germania è oltre l’80%, gli Stati Uniti sono oltre il 60% ed il Giappone oltre il 200% (dati in costante aumento, ndr).

Il debito pubblico degli Stati dell’Unione Europea sta segnando, proprio in questi giorni, la lenta ed agonizzante morte dell’euro. Oltreoceano, questa situazione sta facendo cambiare le dinamiche economiche di quella che vuol farsi credere la più grande potenza mondiale, gli Stati Uniti. Non è la più grande potenza economica perché è piena di debiti. I dati economici più importanti non godono mai della dovuta notorietà, soprattutto quando negativi, come questo: la Cina è il maggiore detentore di titoli di Stato USA, equivalenti a oltre 883 miliardi di dollari. Ciò vuol dire che l’economia statunitense è nelle mani delle decisioni finanziarie della Cina.

Attualmente, il mercato globale dei BRIC rappresenta circa il 13% del volume totale mondiale e la loro quota continuerà a crescere secondo le previsioni della Banca Mondiale e dell’Organizzazione del Commercio Mondiale.

E quindi? Il quindi di tutte queste parole, queste indagini economiche e questi dati, la stiamo vivendo oggi. La crisi sta distruggendo le economie dei Paesi europei e chi è coinvolto direttamente nella vita di tutti i giorni sono i cittadini europei d’Irlanda, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, traditi dai propri governanti.

La cosiddetta ricchezza dell’Occidente è sempre stata sinonimo di debito pubblico. È già cominciata la rivoluzione economica mondiale e la stiamo vivendo in prima persona in questi giorni.

Matteo Vitiello

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