La morte dell’Euro. L’epilogo di un progetto nato senza testa

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L’euro non è mai stata una buona idea. Se la nascita dell’Unione Europea ha aiutato a cominciare condividere buone pratiche a livello internazionale, l’unione monetaria non ha portato niente di buono per i cittadini europei. Per un semplice fatto: tutti i Paesi che fanno parte dell’Europa hanno economie e dinamiche finanziarie differenti, è stata difficile, oltre che inutile, la creazione di una moneta unica nella maniera in cui lo si è fatto. È stato solo un gioco di potere, oltretutto, mal concepito, visto che ha creato un mostro economico che non ha mai saputo autogestirsi. In pratica, è stato come dare il via ad una competizione sportiva tra atleti di differenti categorie, come far boxare un peso piuma con un peso massimo. Dopo anni ci è arrivata in eredità la crisi. E sappiamo bene che un’eredità arriva quando qualcuno muore. L’euro è morto.

Un tempo si viaggiava, si andava in un Paese europeo e ci si abituava alla valuta corrente, senza problemi. Per raggiungere l’unione monetaria europea, per anni fu studiato il modello degli Stati Uniti, senza prendere in dovuta considerazione che la finanza statunitense non ha niente a che vedere con quella europea, anzi è completamente differente. Il dollaro è sempre stato il dollaro, l’euro non è mai esistito. L’unione monetaria europea fu creata per arricchire le Borse europee con i soldi dei cittadini, che dovettero assimilare il cambio nelle proprie economie domestiche. Già, perché i grandi problemi economici li abbiamo vissuti, sin dal primo giorno dell’instaurazione dell’euro, proprio noi cittadini. In quasi tutta Europa, in brevissimo tempo, si duplicò il costo della vita.

L’euro è una giostra economica… tutti i Paesi in competizione, in corsa per mantenere competitive le proprie economie… quando ogni Paese, invece, cammina o corre in maniera distinta. Oggi, dopo qualche anno, ecco che si comincia a parlare di uscita dall’euro. Niente di nuovo se c’è la crisi e se il Portogallo rischia di uscire dall’Europa se non corre ai ripari… correre, correre, dobbiamo tutti correre per andare a sbattere più forte contro il muro.

Ma cosa sta succedendo al Portogallo? Se questo Paese non creerà al più presto una coalizione di governo per far fronte alla crisi finanziaria, potrebbe essere costretto ad abbandonare l’euro. In un’intervista al settimanale lusitano Expresso, il ministro degli Esteri portoghese Luis Amado ha detto: “dobbiamo raggiungere un compromesso tra opposizione e governo per far fronte a questa situazione estrema. I partiti politici devono capire che l’alternativa a questa situazione è la possibilità di uscire dall’euro: questa è una situazione che i mercati potrebbero inevitabilmente costringerci a prendere in considerazione. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti i gruppi politici e delle istituzioni, per fronteggiare la gravità della situazione. Lisbona si sta sforzando per non essere risucchiata dalla crisi. In queste settimane il governo portoghese sta varando la finanziaria 2011, che prevede una politica di austerity senza precedenti, che si concretizzerà in tagli all’amministrazione statale ed agli investimenti, con l’obiettivo di portare il disavanzo pubblico dal 7,3% del PIL quest’anno, al 4,6% nel 2011.

Questo il link all’intervista completa di Luis Amado.

E gli altri Paesi europei? In questi giorni la Grecia ha visto schizzare verso l’alto gli interessi che deve pagare per vendere i suoi titoli di Stato. L’Irlanda è sempre più vicina al fallimento (durante il recente G20 di Seul, l’Unione Europea ha deciso di finanziare aiuti all’Irlanda per 80 miliardi di euro, ndr.)

E l’Italia? Collassata. I dati del Financial Times parlano chiaro: la capacità di crescita del nostro Paese è nulla, posizione n.179, penultimi nel mondo prima di Haiti nel decennio trascorso. La crescita dal 1999 è pari a zero! Niente innovazione e niente sviluppo. Solo chiacchiere quelle dei politici, nessun riscontro concreto! È invece esploso il debito pubblico, che ha già superato i 1.800 miliardi di euro. Le entrate tributarie scendono (21milioni di euro nel settembre 2010 contro 33milioni di agosto, una diminuzione del 35%) ed aumentano disoccupazione (11% in Italia, in una media Ocse del 8,5%) e cassa integrazione, cresciuta del 44% rispetto al 2009. Il buon Beppe Grillo dice: “Il destino dell’Italia non è più nelle sue mani, ma in quelle dei nostri creditori esteri che detengono 1400 miliardi del nostro debito attraverso i titoli di Stato, Francia e Germania in testa”.

Se tutti gli sforzi che l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione dovettero sostenere per transitare verso la moneta unica, fossero stati spesi per lo sviluppo interno della proprie economie, oggi non saremmo in questa situazione di crisi, perché l’Europa sarebbe l’unione di distinte e forti economie, rivolte sì ad uno sviluppo comune ma ognuna con la propria identità, chiara e ben definita.

Matteo Vitiello

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