Legge Romani vs Internet libero

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Pluralismo è libertà e viceversa. La libertà non ha prezzo. Non si deve pagare nessuna tassa per poter fare informazione. Perché l’etere è di tutti ed internet anche. Fino a che restate fermi e fate quello che dicono i politici, siete solo pecore. Come in Cina, il Decreto Romani sulla regolamentazione dei servizi media audiovisivi, limita la libertà d’opinione e di parola dei cittadini in Italia. L’Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ha approvato ieri il provvedimento che trasforma in regolamento attuativo tale decreto. Radio web e web tv dovranno pagare un costo d’autorizzazione pari a 750/1500 €, come dichiarazione d’inizio attività.

Gente, voi che avete una radio sul web, continuare a trasmettere è un vostro diritto, è il baluardo della vostra libertà, non bisogna pagare per fare informazione e lo Stato non ha diritto a guadagnarci creando nuove tasse. Fare informazione è un lavoro libero per gente libera. Non voglio sentire e leggere blog ed articoli vari che parlano di addio alle radio libere, addio a questo e addio a quell’altro.

Pecore o uomini? Un lungo cammino che ha portato alla libertà di stampa, alla pluralità dell’informazione e d’opinione… tutto questo viene calpestato oggi, 13 novembre 2010. E voi, radiofonici ed internauti, lasciate che questo accada? La dittatura non ha più bisogno di personaggi seriosi e cattivi che facciano la voce grossa, anzi, come già presagiva il buon vecchio Erich Fromm, la dittatura e l’autoritarismo d’oggi hanno il volto sorridente di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni private e di Stato. C’è la censura che decide cosa dire e cosa no.

Internet è il luogo dove, oggi, le radio e le televisioni fanno informazione vera e libera dalla censura. È un mezzo che deve essere libero da qualsiasi imposta statale. Oggi, con questa attuazione da parte dell’Agcom, il potere politico abusa e calpesta la libertà di parola ed i diritti civili di tutti i cittadini italiani che vogliono usare internet per fare informazione.

Un promemoria per cercare di scuotervi, concittadini, perché le tasse sulla comunicazione e la libera informazione attraverso web radio e web tv non esistano, è fondamentale! O volete pagare per poter dire la vostra?

10 marzo 1975: iniziano le trasmissioni di Radio Milano International, la più famosa delle prime radio libere, la prima a rompere il monopolio sulle frequenze.

9 febbraio del 1976: inizia a trasmettere Radio Alice da Bologna ed una sentenza della Corte Costituzionale sancisce la legittimità delle trasmissioni radiofoniche private: finisce il monopolio della radio di Stato e inizia l’era della libertà d’antenna.
28 luglio 1976: una sentenza della Corte Costituzionale sancisce la legittimità delle trasmissioni radiofoniche private, purché a diffusione locale. In ogni parte d’Italia fioriscono centinaia di nuove emittenti, compiendo un primo passo verso il pluralismo.

Seguendo l’esempio delle emittenti inglesi come Radio Caroline e Radio Veronica, installate a bordo di pescherecci nelle acque internazionali del Mare del Nord, fiorirono dappertutto in Italia le “radio pirata”, costruite con mezzi improvvisati.
Queste reti clandestine furono soggette a denunce, sequestri e processi, dai quali però uscirono quasi sempre vincitrici: le autorità si adeguarono di fatto alla tolleranza, perché tali trasmissioni libere non intralciavano i canali di servizio importanti, quelli cioè riservati alle comunicazioni aeroportuali ed alle forze dell’ordine, protetti da interferenze.
Tra emittenti più marcatamente politicizzate ed altre più spensierate, le radio pirata cominciarono a fare informazione libera da censura! Ispirate alla francese Radio Fréquence Libre, nelle principali città italiane nacquero Radio Flash a Torino, Radio Popolare a Milano, Radio Alice a Bologna, Controradio a Firenze, Radio Città Futura a Roma. In seguito, per il loro spiccato carattere di militanza molte furono condannate alla chiusura, però le radio libere sono da sempre la voce delle persone, dei singoli, della voglia di ognuno di proporre, ogni giorno, qualcosa di buono e nuovo per cambiare il mondo.

Poi è arrivato internet ed oggi è proprio su questo veicolo di comunicazione che radio e tv devono continuare a crescere e vivere, libere da leggi e regolamenti imposti, libere dal denaro e dalla censura. Perché domani cuciranno le bocche e la nuova Inquisizione porterà al rogo la libertà dei cittadini italiani.

Il pluralismo dell’informazione e la libertà d’opinione sono diritti civili internazionali ed in quanto tali non si comprano, sono parte integrante dell’identità d’ogni individuo.

Matteo Vitiello

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