La fiera del consumismo: Glamour shopping night Barcellona

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photo: glamour.es

Essere o avere. Essere stupidi o avere il cervello e non usarlo. Perché ieri ho avuto un’esperienza diretta di quella che si chiama demenza consumista. Perché siamo arrivati ad una fase molto preoccupante di quella che possiamo definire la decadenza della razza umana. Perché possiamo fare grandi cose e spesso, anzi, quasi mai, le facciamo. Intendetemi, va bene fare anche piccole cose buone ogni giorno, questo è l’importante. Però mai farsi fare. Perché se vi fate fare siete come un drogato di eroina che senza la dose sta male e con la dose non può fare altro che continuare a drogarsi. Viviamo un epoca dove l’eroina è la televisione, i negozi, lo shopping. Così molti si sono bucati il cervello, senza iniettarsi oppio nelle vene ma merda direttamente nella testa. Scusatemi se accuso, per non offendetevi, ragazze che avete partecipato al Glamour Fashion Night, ieri a Barcellona. Vi prendo come esempio.

Una fila di persone, novantanove per cento donne, sul marciapiede del Paseo de Gracia, il viale buono della capitale catalana. Un cordone di persone più lungo di quello che, ogni giorno, crea l’interminabile serpentina di turisti davanti al museo di Picasso, nel barrio gotico della città. Nessun Picasso qua, ne Rembrandt, né Goya. Nessun quadro.

Passa una signora, sui avvicina e chiede:

“Qué pasa?”

“Es la fashion night señora!” – risponde eccitata una giovane ragazza;

“Qué?” – la signora, non capendo;

Si señora, la Glamour fashion night es una noche de shopping en la tienda de Mango en, y estamos haciendo cola para ir de shopping, hay un 25% de descuento y sessión de maquillage gratis y cocktail también gratis! Entiende señora?!” – sempre più eccitata la ragazza;

“Ah…gracias…” – risponde vagamente la signora e si allontana indifferente.

Quella signora, chissà dove se ne va, si perde la fashion night… quella signora, un barlume di speranza nel delirio del popolo consumista di Barcellona.

Insomma questo non vuol essere un articolo sessista, è un dato di fatto, di uomini ne ho contati cinque e pochi di più ne saranno entrati più tardi. Quindi, ragazze, non prendetevela.

Questo è un articolo di riflessione sulla società moderna, e quelle ragazze un esempio di come la demenza consumista prende il sopravvento quasi sempre sulle menti labili di chi adora comprare, comprare e comprare per soddisfare i suoi bisogni, i suoi desideri e le presupposte necessità.

Perché io ero là alla shopping night? Fra un po’ ve lo dico.

Si aprono le porte e come pazze tutte si fiondano dentro, un coupon come prova del aver comprato la rivista di moda partner dell’evento e dentro… zac! Penetra l’ago. Il pusher mette a disposizione la roba con un poco di sconto, un po’ di musica e un buon cocktail Manhattan, che, credetemi, del vero Manhattan non ne era nemmeno il più lontano cugino. Tanto alcool per intontire, musica della peggior disco del momento e luccichii, luccichii, luccichii e palloncini colorati di fucsia che galleggiano in ogni angolo del negozio… ricordate It di Stephen King?

Attraverso il primo piano e vedo una folla di ragazze toccando, muovendo, tirando al suolo abiti, magliette, vestitini, giacchette, loro ridono, si provano qualcosa, chiedono commenti alle amiche, si guardano allo specchio e…boom! Alice segui il Bianconiglio! Perdute dentro lo specchio, cambiano espressione, smorfie di riluttanza si dipingono sul loro volto, non si piacciono, o si piacciono troppo e mandano baci allo specchio, fanno un paio di pose e cambiano indumento. Vogliono comprare per forza qualcosa. Vogliono approfittare dello sconto, qualche euro in meno e poi, averlo comprato in una fashion shopping night le fa felicissime, già pensano quando lo racconteranno alle amiche che non sono potute venire. Povere. Non c’è che dire, ho visto decine di persone in crisi ieri sera dentro quel negozio, ragazze telecomandate che devono comprare. Perché servono. Le loro manie e foghe consumiste servono all’industria, così si fattura di più e si fanno più soldi e… avanti con la giostra!

Salgo le scale, il pum pum della musica, sembra di essere in una discoteca, in una delle peggiori tra l’altro. Al secondo piano altre ragazze, già in fila per una sessione di trucco professionale, tanto per farsi due risate e farsi riempire la faccia di prodotti di make-up, per un risultato da favola. Già, proprio da favola, bambole da favola ne vengono fuori, marionette con tanto trucco che fanno schifo. Mi spiace ragazze, sono un amante dell’acqua e sapone.

Vedo occhi persi nel vuoto del negozio. Ragazze ridendo e scherzando, provando il vestito senza indossarlo, tirandolo sugli scaffali o per terra e continuando la ricerca. Di sé stesse, penso.

Faccio la coda per provare il long drink offerto dalla casa, per caso ascolto una conversazione. Due parlando di bigiotteria e di come lei si sfoga raccontando le sue cose alle colleghe di lavoro. Non c’è niente di male. Quello che c’è di male è il long drink, una schifezza, ve l’ho detto più sopra, niente a che vedere con il Manhattan per cui si spacciava. Una dose di alcool allo stato puro, colorato con un po’ di Martini rosso. Servito da due manichini, due ragazzi dall’accento argentino, ridicolamente pompati e con le sopracciglia depilate, in completo stile Big Jim per compiacere alle ragazze, strizzargli l’occhio, ammiccare e mescolare così anche il morbo sessuale nella dose del furbo pusher. E tutte in coda a bere. Poi la gente comincia ad aumentare, faccio un giro e quasi non si può più camminare. Loro sono contente, si divertono, o sono semplicemente delle pazze, penso. Qualcuna è venuta sola, ha le mani piene di vestiti, alza lo sguardo, non sa neanche lei dove guardare, dove andare, cosa fare. Si spingono, passano una sopra i piedi dell’altra, schiamazzano, si guardano di sott’occhio, commentano, è la fiera dell’insicurezza. Incrocio un signore, sta sorseggiando un bicchiere a lato della sua compagna, sorride ma si vede che non vede l’ora di uscire. Cosa non si fa per amore!

Che tristezza, però mi sto divertendo, come un pazzo in mezzo alle pazze. Penso, qua c’é del materiale per scrivere qualcosa domani su tutto questo che sto vedendo. Una nuova accusa al mondo consumista, niente di nuovo, direte, già ma proprio questo mi preoccupa. Nelle città si lascia sempre più spazio alla costruzione di enormi negozi, c’è sempre più pubblicità in televisione. È una questione di soldi, tutto e sempre di più, e questo mi preoccupa.

Scendo le scale, un’altra rampa e arrivo nella zona hombre. Nessuno. Due commesse mi sorridono e io do un’occhiata veloce alla collezione. Niente di speciale. A parte che non c’è nessun uomo che è venuto a comprare o a vivere la shopping night. Sento uno schiamazzo, risate e un parlottare continuo, mi giro, non ci crederete, due ragazze si sono riempite di vestiti, hanno preso due simil-Manhattan e sono venute nel reparto uomo, il più tranquillo all’interno del negozio, si sono sedute su un comodo divano e vanno provandosi e riprovandosi cose, guardandosi, ridendo, credendo di essere due modelle che sfilano a Parigi o Milano. Non c’è niente di male però, che tristezza! Salgo e finalmente incrocio la mia ragazza. È spaventata, ha gli occhi fuori dalle orbite, quasi impazzisce anche lei. Mi dice:

“Vamonos de aquí, estan todas locas!”.

Sì, grazie a Dio la mia ragazza è sana, ho incontrato una delle poche persone che non si fanno di consumismo allo stato puro. Eravamo venuti qua per curiosità, scavalcando la coda, e ce ne siamo andati con la consapevolezza che il mondo è pieno di pazze scatenate. Innocenti direte. Incoscienti aggiungo.

Usciamo dal negozio, c’è gente fuori che guarda, persone che si chiedono cosa stia succedendo, c’è un ammasso di ragazze ancora stanno aspettando per entrare, si sente la musica, forte, i passanti chiedono informazioni e se ne vanno, chi ridendo, chi con un mah! nella bocca e con espressioni di stupore ed incredulità.

Credete, credete pure ai vostri occhi, pensavo. Questo è quello che preparano i pusher del consumismo oggi. Giornate, anzi, nottate, per comprare di più, ubriacandoti, rincoglionendoti con la musica e offrendoti un piccolo sconto, e neanche su tutti i vestiti. Di chi è la colpa? Del pusher, chiaro.

E le ragazze? Lo vogliono? Desiderano tutto questo? Sì.

Questo è il problema, desiderano comprare, sfogarsi comprando, riempiendo armadi, per poi stare costantemente in crisi davanti agli specchi. Gli specchi.

Usciamo dal negozio, dicevo, un po’ rincoglioniti, mi vien voglia di ridere e scuotere la testa, commentiamo tutto questo, pensiamo a come e verso dove va il mondo, a che cosa fa la gente, come si perde in tutto questo.

Questa è la crisi di cui tanto si parla. Solo questa. La crisi dei cervelli, dei valori, della coscienza, della cognizione, della vita delle persone assuefatte di inutilità e di tanto panem et circenses, sempre meno pane e sempre più circenses, tra l’altro. Perché la gente deve rimanere sommersa in un mare di ignoranza, non deve implicarsi in questioni serie ed importanti ma si devono creare crisi, bisogni e inutili necessità e proporre soluzioni, ovviamente consumiste, come panacea di tutti i mali.

Ho visto sguardi fissi e persi nel cercare un come vestire la propria esistenza. Ho visto marionette con il trucco e scheletri passeggiare, facce inebetite, atti compulsivi, poi bere e vomitare risate. Confrontarsi, invidiarsi e poi deprimersi. L’epoca della distruzione dei cervelli, del controllo dei gusti e delle personalità, dell’euforia comandata, della creazione di bisogni, di cose da comprare, consumare, buttare, cose, vestiti, bigiotterie, scarpe, cose inutili per vestire il vuoto.

Perché mi sembra che sempre più gente si stia svuotando dell’energia con la quale tutti nasciamo, si sta spegnendo la fiamma della coscienza, si stanno seccando le materie grigie dei cervelli, invece di volare, si striscia per terra con il collare ed il guinzaglio.

Perché poi non piangiate le cose che vanno male al mondo. Non piangiate, non siate tristi per chi sta male per cose serie, chi vive nella fame, nella guerra, nella malattia, non abbiate compassione, dovete svegliarvi e fare cose, fare, non comprare, fare cose buone per voi e per gli altri, non piangere o ridere inebetiti, ma lottare e condividere quello che si ha di buono da offrire, questi gli ingredienti.

Perché per ora l’essere è passato di moda. Per ora ci sono le fashion night per il popolo e la cocaina ed il silicone per ricchi ed arricchiti. Le barzellette dei politici e la televisione. Lo dice anche una pubblicità della Diesel: “Siate stupidi”. Sedetevi, accendete la tv ed ascoltate i consigli per gli acquisti.

Matteo Vitiello

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