Pizza Spaghetti Mafia Berlusconi

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Sarebbe bello se ci conoscessero solo per la pizza e gli spaghetti, il Colosseo e la moda. Purtroppo non è così. Il giorno in cui al dire Italia, lo straniero non ti risponderà “oh, mamma mia, mafia, berlusconi”, sarà il giorno in cui gli italiani avranno riscostruito un Paese e riconquistato i propri diritti di cittadini.

Siamo la nazione europea che, più di ogni altra, fa rima con mafia e corruzione. Non a torto: sono centinaia, tra politici ed imprenditori, gli italiani che hanno portato l’Italia all’attuale stato di rovina e che continuano, con parole, promesse ed inganni, instancabilmente, a prendere in giro gli italiani.

Dall’utilizzo del denaro pubblico per pagare i propri vizi, alle speculazioni finanziarie fatte col consenso di banchieri che non hanno più uno stralcio di responsabilità civile, chi ha governato e governa questo Paese si è dimostrato capace, in tutti questi anni, di fare bene solo due cose: mentire e rubare.

Così, col tempo, le associazioni criminali italiane si sono  trasformate in cultura popolare d’esportazione: omicidi, rapimenti, esecuzioni, estorsioni, sono stampati oggi su magliette a maniche corte con la scritta Mafia, che in tanti sfoggiano per le strade. Perché  c’è a chi piace giocare a fare il mafioso, perché giovani e meno giovani vivono con il mito cinematografico del Padrino, perché a molti piace l’idea che un mammasantissima, un boss, si compri politici e giudici a piacimento, con quattrini o a suon di mitragliate, per costruirsi un impero indipendente, in cui rispondere solo alla propria legge.

Tanto l’Italia è ammalata di mafia, quanto la politica italiana è inquinata da Berlusconi: la faccia sempre sorridente del Cavaliere è un’altra vergognosa immagine dell’Italia all’estero, quella di un’Italia patria dei festini, del “non ti preoccupare, ci penso io”, della corruzione e dell’ipocrisia di una maggioranza politica che cerca tra i più somari e creduloni i propri adepti.

Potremo far rivivere all’Italia un nuovo Risorgimento umano, culturale, politico ed economico? Tutto dipenderà da noi, da quanti si sveglieranno dal letargo e si uniranno, decisi a costruire una nuova Italia, coscienti che le cose cambiano se le si vuole cambiare.

In questi mesi si cominciano a sentire le prima grida di rivolta degli italiani. Mentre mezza Europa e mezzo mondo sta manifestando e lottando in piazza per la propria dignità e libertà, quella del popolo italiano ha ancora le fattezze di una rivoluzione adolescente. Ci si è fatti coraggio a dire i primi “no” ma ci sono ancora troppi italiani che credono a quello che gli raccontano, ci sono ancora troppi italiani che dicono “non ci sono chiare alternative a Berlusconi” e ci sono ancora troppi italiani vittime del regime mediatico italiano, in cui tv, giornali e radio non sono liberi, filtrano i fatti, censurano l’informazione e nascondono la verità ai cittadini.

[La foto in altro a sinistra è parte della locandina dell’evento “Italians are better than their Prime Minister” – “Gli italiani sono migliori del loro primo Ministro”, organizzato ieri sera dalla Metropolitan University di Londra. Ospiti della city Marco Travaglio,  Stefano Citati, Andrea Valdambrini e Caterina Soffici del Fatto Quotidiano. Assieme ad uno degli autori dell’articolo “The man who screwed an entire country” – “L’uomo che ha fottuto un intero Paese”, pubblicato dal settimanale inglese The Economist la scorsa settimana, si è discusso di politica italiana, Berlusconi e censura dei mass media italiani, ndr]

Matteo Vitiello

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