Incas rifiutano la National Geographic

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Cusco, Perù. La comunità indigena peruviana Hatun Qeros, tra gli ultimi rappresentanti della dinastia Inca, ha reclamato i propri diritti di fronte al Genographic Project, il programma di mappatura del genoma umano, che la National Geographic sta portando avanti con la scusa di “trovare indizi molecolari delle migrazioni dell’essere umano sulla Terra”.

Spencer Wall, capo della spedizione, prevedeva svolgere il prelievo lo scorso 7 Maggio ma ha dovuto far fronte alla richiesta del presidente della comunità indigena, Benito Machacca Apaza, che ha reclamato in una lettera il diritto della propria gente a non concedere prove del proprio DNA: “la Nazione Q’ero sa che la sua storia, il suo passato, il suo presente ed il suo futuro sono la nostra cultura Inca e non abbiamo bisogno di nessuna indagine chiamata genetica per sapere chi siamo. Siamo Inca, sempre lo siamo stati e sempre lo saremo. Viva Cusco!”.

La richiesta formale del presidente Apaza si rivolge al Presidente del Governo Regionale della Regione di Cusco, Jorge I. Acurio Tito, con queste parole: “facciamo notare che le nostre autorità comunali elette non hanno fornito nessun consentimento anticipato ed informato per permettere la raccolta di DNA umano da parte del Progetto Genografico, che quindi si realizzerà senza la nostra approvazione. […] Rifiutiamo questo progetto, che consideriamo una grave minaccia alla nostra integrità biologica e culturale, protetta dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Popolazioni Indigene […]. Chiediamo al governo regionale che assicuri che queste persone e questo progetto non pregiudichino la nostra cultura, la nostra storia ed i nostri diritti, nei confronti delle nostre risorse bioculturali, dei nostri territori tradizionali e dei nostri diritti umani. Vogliamo sottolineare che queste persone non sono benvenute nella nostra comunità”.

I portavoce della National Geographic pensano rispettare la richiesta della comunità indigena, nonostante siano convinti che la loro risposta rispecchi una sorta di paura da popolo primitivo, come si evince dalle parole della collaboratrice di Wells, Maria Luisa Guevara, biologa dell’Istituto di Genetica e Biologia Molecolare della University of San Martin de Porres: “alcuni attivisti hanno diffuso bugie in merito al Progetto Genografico e c’è stata una reazione da parte della popolazione in merito. Noi andiamo a prelevare del DNA solo attraverso un tampone buccale ma gli attivisti hanno trasformato il progetto in qualcosa di totalmente diabolico, come se andassimo a prendere litri di sangue”.  

Se i portavoce della National Geographic pensano non ci sia niente di male nel prelevare DNA e sono convinti di trovarsi di fronte un comportamento ingenuo, hanno dovuto comunque rispettare il rifiuto della comunità Hatun Qeros.

Il rifiuto Qeros rappresenta la volontà di far valere i propri diritti di essere umano, contro un sistema che, oggigiorno, vorrebbe che fosse tutto permesso “in nome della scienza”, per attuare anche all’insaputa delle persone e contro i diritti fondamentali dell’individuo.

La risposta della comunità indigena ai rappresentanti della National Geographic, più che il frutto della paura inculcata dalle dichiarazioni di qualche attivista, dimostra l’integrità di persone che, a differenza del 90% della popolazione mondiale, vivono in semplicità e nel pieno rispetto del mondo che li circonda, conoscono bene sé stessi ed agiscono in base a valori puri, invendibili ed incontestabili.

Le comunità indigene sono l’ultimo baluardo dell’integrità dell’uomo. Prendetene esempio.

Matteo Vitiello




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2 COMMENTS

  1. Non sapevo che la National Geographic stesse mappando il genoma umano e lo trovo semplicemente disgustoso!
    Hanno fatto veramente bene a rifiutare
    Complimenti per il tuo blog.

    Prenderò una parte del tuo articolo con reinvio al tuo blog. Lo trovo importante

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