A favore dell’eutanasia. Jack Kevorkian, mercitron e thanatron

3
1746

“I bambini sono gli unici che dicono la verità. Tutti noi mentiamo perché abbiamo appreso che è il modo per andare avanti in questa società… Onestà. La necessitiamo più di ogni altra cosa” .[Jacob “Jack” Kevorkian]

Non è un argomento felice. Il dibattito sulla legittimità del suicidio assistito è stato alimentato da chi non vive in prima persona il giorno in cui si riconosce nella morte l’unica soluzione rimasta a placare il proprio soffrire. Giudici, politici, preti, medici e farmaceutici alimentano da anni una fervida discussione sul tema ma preferiscono non comprendere che la decisione finale non spetta a loro ma al paziente. È una questione etica, non legale.

Il suicidio assistito è un diritto di ogni cittadino. Non spetta decidere né alla religione, né alla politica. Coloro che non stanno soffrendo al cospetto dell’ultima irreversibile decisione, non possono negare la volontà di un paziente. Perché in un mondo in cui l’industria farmaceutica è un soggetto economico che vive della propria ipocrisia, dove l’assistenza medica si compra e chi non ha abbastanza denaro viene lasciato morire o sedato, quando neanche i farmaci servono più a calmare l’agonia, chi soffre deve essere lasciato libero di scegliere cosa fare.

Decidere se sia un bene o un male, non spetta al sistema politico o a quello religioso, non spetta a persone che hanno sempre scelto su base opportunistica che cosa fosse un bene e che cosa un male, comandando l’opinione pubblica attraverso dogmi e paura.

“Gli U.S.A. sono un Paese malato, molto malato, ed ha bisogno d’aiuto. Dobbiamo affrontare una grande battaglia con un sistema ed una Corte Suprema corrotti, ingannevoli e codardi” [J. Kevorkian].

In questo articolo vi presento il Dr. Jacob “Jack” Kevorkian, meglio conosciuto negli Stati Uniti come il “Dottor Morte” e divenuto famoso in tutto il mondo per aver rivendicato un diritto fondamentale dell’essere umano, considerato ancora oggi un crimine in quasi tutti i Paesi del mondo: l’eutanasia.

Considerato da molti un serial killer, Kevorkian ha lottato tutta la vita per difendere il principio secondo cui “chi è nel pieno delle sue facoltà mentali, ha diritto di scegliere, in condizioni di patologia grave ed incurabile, di continuare a vivere oppure no”.

Nato nel 1928, Jacob Kevorkian si laureò alla University of Michigan Medical School nel 1952, fu patologo, attivista, pittore, compositore e musicista jazz. Tutto il mondo lo conobbe per aver assistito al suicidio 130 pazienti.

Con il suo lemma “Morire non è un crimine”, Kevorkian portò il suicidio assistito in primo piano negli Stati Uniti, aprendo il dibattito internazionale sull’eutanasia. In seguito all’emissione sul canale nazionale statunitense 60 Minutes di un video in cui assisteva al suicidio del paziente Thomas Youk, il Dottor Morte divise in due l’opinione pubblica americana. Nel 1999 fu accusato di omicidio di secondo grado e condannato ad una pena dai dieci ai venticinque anni di carcere (perse la causa perché decise di presentarsi davanti al giudice della Corte Suprema da solo, senza avvocato, ndr). Nel 2007 uscì di prigione, con la condizione di non assistere al suicidio nessun altra persona.

Kevorkian cominciò ad offrire la propria assistenza ai malati terminali a Detroit, dove, nel 1987, pubblicò il suo primo annuncio su un giornale, presentandosi come “physician consultant for death counseling”. Nel 1990 assistette al primo suicidio di Janet Adkins, un’anziana paziente malata d’Alzheimer.

Thanatron e Mercitron erano i nomi delle due “macchine della morte” costruite dallo stesso Kevorkian. Il Thanatron è un’apparecchiatura che somministra via endovenosa tre soluzioni: prima una semplice soluzione salina, poi Tiopental sodico, per indurre al sonno, infine una miscela di cloruro di potassio e pancuronio, che provoca l’arresto del cuore. Il Mercitron è, invece, una semplice bombola di monossido di carbonio con una maschera. Kevorkian dovette utilizzare il Mercitron in 128 casi, perché dopo i primi due utilizzando il Thanatron, gli fu revocata la licenza medica e non poté avere accesso alle sostanze da utilizzare nel Thanatron.

Io fornisco un servizio medico e la mia missione è aiutare i pazienti, non uccidere – afferma J. Kevorkian – è un assunto medico ed etico, non importa quello che dice la Corte Suprema, non è un assunto legale. Sono arrabbiato di fronte a tanta idiozia, di chi vuole rendere quello che faccio un crimine, di chi considera un crimine aiutare un essere umano che soffre” . [tratto dall’intervista CNN 2007]

La più recente apparizione di J. Kevorkian risale al 15 gennaio 2011 all’University of California (potete consultare la pagina facebook dell’evento e questa pubblicazione, ndr).

La lotta di Jack Kevorkian per un’etica medica e sociale sul tema dell’eutanasia, ha messo in evidenza come il sistema medico, legislativo e religioso si siano dimenticati di un diritto fondamentale del paziente: parlare in termini religiosi, politici o quant’altro sul tema dell’eutanasia è lecito, però la decisione finale spetta solo ad una persona.

Se è vero che nessuno decide se e quando nascere, è altrettanto vero che chiunque può scegliere se e quando morire. Chi sta soffrendo pene che nessun farmaco può attenuare o guarire, deve essere libero di scegliere. È un diritto. Negare un diritto ad una persona significa negarle tutti i diritti.

Matteo Vitiello

 


Leggi anche:

I crimini delle farmaceutiche

3 COMMENTS

LEAVE A REPLY