Quanto sei bella Roma. Un viaggio romantico nella città eterna

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photo: romameteo.com

Per sempre. Una promessa sussurrata nelle orecchie tra due amanti, e poi un bacio che sigilla un amore su Ponte Milvio, a Roma. è l’alba, la città eterna si spoglia della foschia notturna ed è un’esplosione di colori. Il rosso e il giallo dei signorili palazzi giocano sullo specchio del Tevere, tra riflessi e sfumature di verde e d’azzurro. Il tempo scorre sul letto del fiume della Urbe e mentre comincia un nuovo giorno, le labbra di Anna e Matteo si baciano, il tempo si ferma, è un momento che si fa eterno, una poesia d’amore che prende vita in una calorosa mattina di mezza estate.

Sono le sette del mattino, lentamente spazio e tempo si ridisegnano al sorgere del sole, le lancette dell’orologio ricominciano a ticchettare, tra la magia e l’incanto del risveglio lo schiamazzo di un clacson riporta alla realtà i due amanti, come il milite che torna a udire dopo un’esplosione a pochi metri.

Matteo tira le redini della vespa cinquanta noleggiata in piazza Barberini, Anna stringe le braccia attorno a lui e giù per il Lungotevere, verso Piazza del Popolo, come Haudrey Hepburn e Gregory Peck, le loro vacanze romane sono appena cominciate. Lasceranno traccia di sé nella plurisecolare storia di Roma così come fecero re, consoli, imperatori, papi, filosofi, oratori, letterati, scrittori, santi, generali, musicisti, architetti, scultori, pittori, attori, religiosi, archeologi, conduttori televisivi e politici, dal leggendario fondatore, Romolo, a Giulio Cesare, il figlio più grande di Roma, da Pietro apostolo, primo Papa, a Cola di Rienzo, l’ultimo dei tribuni, da Vittorio Emanuele II, al nostro Giorgio Napolitano.

La vespa si parcheggia a ridosso delle mura della piazza, là dove Papa Pasquale II fece costruire una cappella, quella su cui poi sarebbe sorta l’attuale chiesta di Santa Maria del Popolo. Anna alza lo sguardo e rimane incantata. Dietro l’obelisco egizio della piazza, scorge la salita che porta a Villa Borghese, una strada che si inerpica tra il verde degli alberi e dei giardini di questa reggia d’altri tempi. L’incantevole tenuta era proprietà dei Borghese nel 1580 ed in seguito fu ampliata con una serie di acquisizioni da parte del cardinale Scipione Borghese, nipote di Papa Paolo V. L’intento fu quello di crearvi una “villa di delizie” oltre che il più vasto giardino costruito a Roma nell’antichità. Oggi Villa Borghese, con i suoi ottanta ettari è il terzo più grande parco pubblico a Roma, dopo Villa Doria-Pamphili, centottanta ettari, e Villa Ada, dove avvenne l’arresto di Benito Mussolini il 25 luglio del 1943.

Lascandosi alle spalle il verde lussureggiante della Villa, la vespa scende lungo il viale alberato che porta alla stupenda chiesa di Trinità dei Monti. Costruita in stile gotico agli inizi del Cinquecento, questa famosa chiesa romana fu consacrata nel 1585 da Papa Sisto V. Tutta la zona della Trinità dei Monti fu, a partire dal XVI secolo, un’area d’influenza francese, tanto che non a caso i due orologi della chiesa segnano uno l’ora di Roma e l’altro quella di Parigi.

Matteo fa chiudere gli occhi ad Anna, la prende la mano e la porta sulla terrazza della scalinata di Piazza di Spagna. La monumentale costruzione costa di ben 135 gradini e fu inaugurata da Papa Benedetto XIII in occasione del Giubileo del 1725. Anna si sente una modello del prêt-á-porter italiano, tra i continui scatti delle fotografie dei turisti ed i fiori lilla delle terrazze-giardino tutt’attorno, la bella scende fino alla famosa piazza sottostante, sede dell’ambasciata spagnola, da cui il celeberrimo nome. È tutto puro romanticismo. Dalla centrale Fontana del Barcaccia, scolpita da Pietro e Gian Lorenzo Bernini, alla casa del poeta inglese John Keats, oggi trasformata in un museo alla sua memoria e a quella dell’amico Shelley, entrambi portavoce della splendida epoca del romanticismo anglosassone.

Passando al lato del Palazzo del Quirinale, lungo Via Nazionale e Piazza della Repubblica, Matteo fa stridere la vespa come stesse montando un purosangue romano, al galoppo porta la sua bella dama alle porte del Colosseo. Senza parole. L’Anfiteatro Flavio è il più famoso anfiteatro al mondo. In grado di contenere più di 50mila spettatori è il più imponente monumento della Roma antica giunto fino a noi. È posto al limite orientale del Foro Romano e fu edificato a partire dal 72 d.C. da Vespasiano ed inaugurato da Tito nell’80. Non più in uso dopo il VI secolo, il colosso di pietra venne variamente riutilizzato nei secoli come cava di materiale, purtroppo. Il nome Colosseo si diffuse nel medioevo e si deve alla vicina statua del Colosso del Dio Sole. Quella che oggi è l’attrazione turistica di Roma più conosciuta al mondo, fu il simbolo della città imperiale e l’espressione dell’ideologia panem et circenses (letteralmente pane e corse di cavalli, ndr.) secondo la quale la volontà celebrativa degli imperatori definiva modelli collettivi di svago per il popolo. Come descrive l’autore latino Giovenale nelle sue Satire l’espressione panem et circenses rappresentava chiaramente il meccanismo di potere sul popolo romano, era la formula del benessere popolare e quindi politico, uno strumento in mano al potere degli imperatori creato ad hoc per far cessare i malumori dei cittadini, mantenendoli occupati e controllati. In poche parole “pane e divertimenti per tutti”, del resto, cittadini non v’impicciate!

Certo è che basta attraversare le mura del Colosseo (dopo un bel po’ di coda, ndr.), sedersi, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare indietro di duemila anni… sembra di sentire le urla della gente, le incitazioni ai gladiatori, il ruggito di leoni e fiere, il caos delle battaglie navali… si riesce a percepire l’odore acre del sangue delle centinaia di vinti e vincitori che si affrontarono dentro questo enorme anfiteatro in pietra.

Queste stesse sensazioni, il sentirsi un romano di quei tempi, si vivono anche passeggiando tra le rovine del Foro Romano. In un’atmosfera oggi sospesa nel tempo, tra strade e templi, nel Foro si svolgeva la vita pubblica e si amministrava la giustizia. Su quello che oggi è un suolo arido, camminavano romani in toga e galoppavano cavalli, tra le rovine e le colonne spezzate che sono giunte fino a noi, c’era il nucleo di un vivo impero, il più grande del mondo, e da queste rovine la civiltà romana dava ordini ed insegnamenti a tutti i popoli ad essa sottomessi.

Anna e Matteo si lasciano alle spalle il Colosseo, percorrendo la via di congiunzione tra passato e presente, raggiungono la bella Piazza Venezia e si trovano davanti al famoso Vittoriano, l’Altare della Patria. Questo bianco splendido monumento dedicato a Vittorio Emanuele II è il simbolo della nostra italianità ed è qua che si conservano anche i resti del Milite Ignoto, a ricordo dei nostri soldati caduti senza degna sepoltura.

Dando gas alla motocicletta Matteo percorre Via del Corso, girandosi Anna vede ancora sventolare la bandiera italiana del Vittoriano, quando di colpo la vespa scala marcia ed imbocca una viuzza sulla destra, ancora poi a sinistra, mentre le ruote saltellano sul porfido antico delle strade, ecco che davanti agli occhi dei nostri due innamorati si apre la piazzetta della Fontana di Trevi. Uno spettacolo unico. Qua tra la folla di turisti, chissà se si trovano più italiani o giapponesi, americani o spagnoli, francesi o indiani… la fontana per antonomasia attrae tutto il mondo. Tra l’incantevole rumore dei getti d’acqua ed il continuo vociferare della gente ammassata tutt’attorno a questo spettacolo marmoreo, Anna prende due monete, una per lei e l’altra per Matteo. Di spalle alla fontana, un desiderio pensato ad occhi chiusi e la magia del lancio della moneta fa sognare anche i nostri due viaggiatori innamorati, come le centinaia di persone che ogni giorno reiterano questo rito con il desiderio di tornare nella città eterna e vivere la magia di una DolceVita alla Anita Ekberg.

Con l’immagine del cocchio di Oceano e dei tritoni della fontana, Matteo riprende la marcia, e tra le viuzze interne della Urbe, si ferma in Piazza della Rotonda per ammirare il magnifico tempio dedicato a tutti gli dei, il Pantheon. Lo stupore di Matteo è grande, il monumento è stupendo ed avvolto in un’atmosfera magica. Dedicato alle divinità di tutte le religioni, il tempio fu convertito all’inizio del VII secolo in chiesa cristiana, Santa Maria ad Martyres. Un’espressione di divertito stupore si disegna sul volto di Anna all’alzare la testa e dedurre che dentro il tempio piove, e per tal motivo ci sono ben ventidue piccoli tombini lungo il perimetro interno dell’edificio.

Parcheggiata la vespa i due percorrono a piedi la strada che porta a Piazza Navona, quello che un tempo era uno stadio che poteva ospitare più di 30mila spettatori, lo stadio dell’imperatore Domiziano. Usata solo ed esclusivamente per ospitare gare d’atletica, Piazza Navona è l’orgoglio della Roma barocca, con elementi architettonici e scultrici tra cui spicca la centrale Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini, che rappresenta il Danubio, il Gange, il Nilo ed il Rio della Plata, i quattro angoli della Terra.

A piedi, attraversando Viale Vittorio Emanuele II, Anna e Matteo raggiungono Piazza Campo de Fiori, un idillio romantico dove un tempo non vi era alcuna piazza bensì un prato fiorito ed orti coltivati. Papa Callisto III fece lastricare la piazza che in seguito divenne anche sede di un fiorente mercato dei cavalli. Nei dintorni sorsero alberghi, locande e botteghe di artigiani e la zona cominciò a godere di un certo benessere, divenendo il centro di varie attività commerciali e culturali. Oggigiorno mangiare un gelato o una fetta d’anguria come Anna passeggiando per Campo de Fiori è un’esperienza bucolica unica, sembra di vivere in un dipinto, un’emozione che solo Roma è in grado di offrire.

Di nuovo in sella alla vespa è arrivato il momento di attraversare il Tevere su uno dei suoi ponti più caratteristici, Ponte Sant’Angelo, per arrivare all’omonimo Castello, uno dei simboli più importanti di Roma. Iniziato nel 125 dall’imperatore Adriano e concluso nel 139 da Antonio Pio, Castel Sant’Angelo è un mausoleo funebre. Il nome attuale l’ha preso nel 590, quando Roma era afflitta da una grave pestilenza. Durante una processione, Papa Gregorio I, in prossimità della Mole Adriana, il nome originale del castello, ebbe la visione dell’arcangelo Michele e la interpretò come l’imminente fine di quel periodo di sofferenze. E così fu, tanto che dall’ora i romani cominciarono a chiamare Castel Sant’Angelo la Mole Adriana e, a ricordo della visione celestiale, posero sullo spalto più alto del castello la statua di un angelo in atto di rifoderare una spada, così come lo vide Papa Gregorio.

Un vecchio proverbio dice che ci sono più chiese a Roma che giorni durante l’anno. Certo è che la città eterna è la sede di una delle basiliche più belle al mondo, il simbolo della cristianità, la Basilica di S. Pietro. Parcheggiata la vespa in Via della Conciliazione Anna e Matteo si trovano in Città del Vaticano e camminano fino alla grande piazza del colonnato di Bernini, Piazza S. Pietro. L’omonima Basilica fu costruita nel Cinquecento sulla tomba del santo e la sua progettazione e decorazione duro ben 179 anni. L’interno è a forma di croce, conta undici cappelle e quarantacinque altari, oltre alle tantissime opere d’arte, tra cui spiccano la Pietà di Michelangelo e la statua di San Pietro. Opera di Michelangelo anche l’intero “cupolone”, come chiamano i romani, la cupola più famosa al mondo, in grado di offrire, dopo aver percorso ben 537 gradini, una vista mozzafiato sulla città.

È ora di cena. Scendendo verso sud, lungo il Tevere, passando per il parco Gianicolese e godendosi un bellissimo tramonto su Ponte Garibaldi, Anna e Matteo decidono di passare la serata a Trastevere, il XIII rione di Roma. Un tempo terra ostile appartenente agli Etruschi, Roma la occupò per sorvegliare il fiume da ambo i lati. Questa zona aveva solo un’importanza strategica, i romani non ne erano interessati per estendersi urbanisticamente, tanto che Trastevere era collegata al resto della città solo attraverso un debole ponte di legno, il Sublicio. Fu l’imperatore Aureliano che fece estendere le mura per includere anche Trastevere, insieme al monte Vaticano e, grazie al benessere che ne conseguì, molte personalità, tra cui Clodia, amica del poeta Catullo e lo stesso Giulio Cesare, decisero di costruire la propria villa in questo quartiere.

Assaporando una pasta all’amatriciana e sorseggiando un buon vino rosso della casa, i nostri due viaggiatori ascoltano con interesse il racconto del locandiere sui trasteverini, gli abitanti della zona, che venivano a formare quasi una popolazione a sé stante ed erano popolani di nota tenacia, fierezza e genuinità. Oggi i viottoli tortuosi coperti di sanpietrini e le case popolari medievali che vi si affacciano fanno ancora respirare questo particolare carattere di Trastevere. È una notte magica quella che si può passare perdendosi tra le sue viuzze, passeggiando inebriati da profumi e colori, in un’atmosfera che innamora. Un bacio romantico in una piazzetta trasteverina suggella anche l’amore tra Anna e Matteo che, mano nella mano, sognano di tornare presto a Roma.

Matteo Vitiello

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