L’ultima estate di San Sebastian. Colori e sapori di un autunno nei Paesi Baschi

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Mapa-de-las-provincias-vascasOnde spumeggianti portate dal vento si infrangono sulle rocce dei monti Igueldo e Urgull, si dividono in due abbracciando l’Isola di Santa Clara, rallentano, con forza smorzata entrano ad accarezzare la battigia sabbiosa de La Concha, la baia di San Sebastian, per poi ritirarsi un’altra volta nel turbine del mar di Cantabria.

È un quadro idilliaco quello che si dipinge davanti agli occhi del forestiero che arriva a San Sebastian. Perla di una conchiglia, Donostia (così la città in lingua basca, ndr.) risplende al nord della penisola iberica, sulla foce del fiume Urumea, a pochi chilometri dal confine francese. Capoluogo della provincia basca di Guipúzcoa, è una città magica, il fascino di un porto di mare si mescola alla tranquillità ed alla suggestione tipica di un paesino di montagna.

È autunno. Il viavai di turisti che camminano sul lungomare, la cartolina tipica di S. Sebastian nei caldi mesi di luglio e agosto, lascia spazio alle fresche passeggiate d’ottobre. Poca gente, qualche gruppo rumoroso di giovani e coppie di vecchi signori con cappello stile panamà ed un bastone di legno animano le vie della città. Le spiagge di Ondarreta, Zurriola e La Concha senza ombrelloni e sedie a sdraio, diventano il territorio di corse di cani e di giochi di bambini, di coppie romantiche e di poeti solitari.

Con un carattere che è amalgama d’allegria e malinconia, i baschi chiamano l’autunno “ultima estate”. È l’amore sincero per una stagione, la più romantica e forse la più oveja vascameravigliosa.

Certo è che l’autunno è il miglior periodo dell’anno in cui lasciarsi catturare dai colori che cambiano nella cornice del paesaggio di San Sebastian. Camminando lungo la baia de La Concha, con  le spalle alle montagne e lo sguardo rivolto verso il blu del mare del nord, sotto le nuvole che corrono alte nel cielo, prende forma la pace e l’armonia, in un’atmosfera di magico silenzio. È così l’ultima estate a Donostia. Tardi pomeriggi d’ottobre che catturano con i loro colori dorati e magenta, il rumore delle foglie secche calpestate al cammino e le grida stridule degli uccelli che migrano a triangoli nel cielo.

San Sebastian è elegante, in ottobre porta con se il fascino di una dama saziata degli amori e dei frutti dell’estate. Bar e taverne costeggiano le strette stradine del centro storico, l’odore del pesce arrosto accompagna lungo la via che porta fino al porto, dove giovani e vecchie signore offrono pinxos (stuzzichini, ndr.) di sardine e molluschi. Seduti dietro i piccoli banconi di legno delle loro bancarelle, le donne chiacchierano e rallegrano il pomeriggio ai pescatori intenti a preparare le loro reti per il mattino seguente.

vascosS. Sebastian è una cittadina allegra, una vecchia canzone popolare scritta e cantata nella incomprensibile lingua basca (l’euskara, ndr.) dice così: “Festaric beardala/Bego Donostiyan/Betico a du fama/Fama bai ondo mereciya”, ovvero “Se si deve fare una festa/che venga fatta a S. Sebastian/che sempre ha avuto fama per questo/una ben meritata fama”. Le feste si consumano per le strade del centro storico e dentro le taverne di pinxos si chiacchiera, si ride e si sorseggia vino o sidra fresca, una bevanda alcolica di bassa gradazione, dai tre agli otto gradi, fabbricata con il succo di mela fermentato. Baccalà, crostacei a acciughe si mescolano a formaggi, prosciutti e funghi di montagna sui banconi dei bar di San Sebastian, traboccanti dei più variopinti stuzzichini, che dai più semplici e classici riescono a prendere le forme di vere e proprie opere artistico-gastronomiche (a Donostia ci sono tanto di concorsi ufficiali di pinxos, ndr.). Impossibile resistere e non riempire un vassoio, sedersi sui banchi di legno e prendere parte all’allegra confusione che si crea in qualsivoglia taverna della città a partire dalle cinque del pomeriggio.

Tra la costa e le montagne che si disegnano alle sue spalle, il centro urbano di Donostia si è esteso nel corso degli anni, allargandosi lungo la baia ed il letto del fiume che la attraversa. La parte più antica è oggi il centro storico di una città di circa 180mila abitanti, dove si sono costruite larghe strade alberate e piazze con giardini e parchi fioriti. Così, quando ci si sposta verso la San Sebastian più moderna, le taverne dei marinai lasciano spazio alle costruzioni più recenti, da lussuosi alberghi per ospitare i più esigenti forestieri, ai moderni negozi ed eleganti palazzi.

lauburu-estelaAlcuni cenni storici. I Paesi Baschi sono principalmente due: lo spagnolo ed il francese. Il Paese Basco spagnolo comprende quattro provincie: Álava (con capitale la città di Vitoria), Guipúzcoa (San Sebastian), Navarra (Pamplona) e Vizcaya (Bilbao). Quello francese ne conta invece tre: Labourd (Bayona), Baja Navarra (San Juan de Pie de Puerto) e Soule (Mauléon). Le prime notizie scritte riguardanti San Sebastian risalgono a circa mille anni fa. L’anno ufficiale della fondazione della città fu il 1174, quando il Re di Navarra Sancho il Saggio concesse a Donostia lo status di feudo. La città si sviluppò soprattutto grazie alla pesca ed ai commerci marittimi e, vista la sua posizione strategica nello scacchiere europeo, nel XII secolo venne fortificata. Nei secoli la città resistette a diversi assedi, nel 1719 cadde in mano francese. Fu liberata nel 1813 dalle forze anglo-portoghesi, durante un assedio che provocò l’avvenimento più grigio della sua storia, un incendio che portò alla sua quasi completa distruzione. Dopo la ricostruzione, San Sebastian fu scelta come località di villeggiatura estiva dalla regina Isabella II di Spagna. La presenza della regina attirerò anche i membri della corte e dell’aristocrazia,  ponendo così le basi del suo futuro sviluppo come rinomato centro turistico.

Se da un lato la ricchezza di questa città deriva dagli ingressi che apporta il turismo estivo, dall’altro è il commercio marittimo e lo spirito imprenditoriale dei donostiarra (abitanti di Donostia, ndr.), che, fin dai tempi più remoti, sono conosciuti come abili marittimi ed eccellenti pescatori. Uomini forti, allegri e coraggiosi, che si spingevano fino ai lontani mari del nord per pescare balene e baccalà. Così sono descritti questi pescatori nei pochi racconti che sono giunti fino a noi e, come in tutte le narrazioni del folklore medievale che si rispetti, appaiono storie di polpi giganti, sirene, arpie, vulcani di fuoco ed isole abitate da nani e giganti.

euskadiDalle memorie storiche sappiamo che gran parte del folklore, dei miti, della cultura e della religione del popolo basco deriva dall’influenza che i popoli indoeuropei esercitarono su queste terre. Urtzi, Odei, Tartalo, Olentzero sono solo alcuni nomi di personaggi mitici baschi che derivano dalle culture primitive dei popoli pagani del nord Europa. I baschi sono stati politeisti per molti secoli prima dell’avvento del cristianesimo, sono il popolo iberico che più ha vissuto il paganesimo. Fino al XIV secolo, dei, semidei e demoni locali hanno riempito le pagine dei racconti storici di queste genti, una ricca testimonianza di una cultura e di una religione legate al più primitivo paganesimo, oscuro e misterioso. Dai tempi più remoti, religione e tradizioni culturali contribuirono a sviluppare anche un forte sentimento di unità nazionale, che oggi i baschi portano con orgoglio nei loro cuori, una unità che né la natura, né la storia li diedero. Infatti, i Paesi Baschi non hanno vissuto un’epoca classica propriamente detta, né la Grecia, né Roma, né Israele arrivarono ad imporsi in queste terre: la tendenza nazionale unitaria tipica della cultura classica è per questo motivo un concetto modernissimo per queste genti.

San-Seb-2Oggi il popolo basco vive orgoglioso della propria storia e delle proprie tradizioni, è portavoce di una cultura tanto meravigliosa, quanto lontana dall’immaginario che noi tutti abbiamo della Spagna. L’appartenenza di una città come San Sebastian e di tutti i Paesi Baschi alla Spagna è solo una questione politica. I baschi non si sentano propriamente spagnoli. La storia ha insegnato a queste genti il concetto di unità come popolo indipendente ed autonomo, vivono un orgoglio nazionale che è difficilmente compatibile con la monarchia spagnola. Alla base di questa lontananza c’è una cultura distinta, un amore, un sentimento per la propria terra così radicato che, nel corso degli anni, ha portato alcuni estremisti a gridare addirittura odio verso la Spagna, in maniera così forte, che ha riecheggiato in tutto il mondo, come l’esplosione di una bomba in una guerra fondamentalista. Al grido di Paese Basco e Libertà (in lingua basca “Euskadi Ta Askatasuna”, da qui la sigla del purtroppo famoso gruppo terroristico dell’ETA, ndr.), la falange armata portavoce del più estremo sentimento d’indipendenza nazionalista si è fatta carico di atti tanto violenti, che di certo non possono essere e non saranno mai il motivo d’orgoglio e di onore del popolo basco. La violenza dev’essere condannata. Sempre e comunque. Perché la libertà è tale solo in assenza di violenza. Speriamo che un giorno, tutti, i terroristi dell’ETA e delle organizzazioni terroristiche di tutto il mondo in primis, lo capiscano.

IMG-20130924-WA0008Le origini umili del popolo basco hanno conferito un carattere forte e puro ai cittadini di San Sebastian. Sono persone che amano la propria città e che ne difendono il patrimonio etnico e folklorico, mantenendo viva quell’atmosfera di ospitalità che si respira camminando per le strade di Donostia, dalla cattedrale del Buon Pastore alla parrocchia della Vergine del Coro, dove musiche e poesie narrate a più voci dagli artisti di strada prendono vita all’ombra del castello della Mota.

Se non ci sono grandi monumenti storici o architetture maestose a raccontare un passato sensazionale, la storia di San Sebastian e di tutto il Paese Basco spagnolo si racconta attraverso la semplicità delle sue genti, un popolo che ha mantenuto un ermetismo ancestrale, che parla attraverso i propri costumi, le proprie tradizioni medievali e gli oltre cinquanta diletti della misteriosa e stupenda lingua euskara. Iztueta e Vilinich con la loro poesia, Dario de Regoyos e Zulaga con i loro quadri, sono i portavoce più conosciuti dell’arte basca, i personaggi che hanno dato parole, forme e colori ai sentimenti di questo popolo.

Serenità, forza e nobiltà hanno forgiato la razza basca; sentimento, ironia e umiltà sono i semplici ingredienti del vivere quotidiano di queste genti.

È autunno a San Sebastian. Una bianca nebbia ed una leggera pioggia in un giorno d’ultima estate avvolgono il centro storico. Pum, stac, pum, stac, riecheggia tra le strade il suono della pelota basca che colpisce la parete, è il gioco più antico di queste terre, che si mescola al silenzio e ad un musicato“Lelo il Lelo/Lelo il Lelo/Lelo zarac/Il Leloa”, il canto di un popolo in festa.

Matteo Vitiello

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