Barcellona 11 settembre: “Siamo una Nazione, noi decidiamo!” la Catalogna vuole l’indipendenza. Referendum il prossimo 9 Novembre

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Al damunt dels nostres cants
aixequem una Senyera
que els farà més triomfants.

Au, companys, enarborem-la
en senyal de germandat!
Au germans, al vent desfem-la
en senyal de llibertat!
Que voleï! Contemplem-la
en sa dolça majestat!

Oh bandera catalana!,
nostre cor t’és ben fidel:
volaràs com au galana
pel damunt del nostre anhel:
per mirar-te sobirana
alçarem els ulls al cel.

I et durem arreu enlaire,
et durem, i tu ens duràs:
voleiant al grat de l’aire,
el camí assenyalaràs.
Dóna veu al teu cantaire,
llum als ulls i força al braç.

[Cant de la Senyera, Joan Maragall]

 Il Twitter dell’ASSEMBLEA NACIONAL CATALANA:

Quan les nostres institucions fan un pas nosaltres hi som, fent-los costat. El 15 i el 16 de desembre ho farem per tu 👉 #totsambforcadell pic.twitter.com/euCSbc0Mpb

Circa 6 ore fa dal Twitter di Assemblea Nacional via Twitter Web Client

Catalunya, terra di frontiera. La comunità autonoma di Spagna, portavoce di una storia millenaria, porta avanti la propria battaglia. Un obiettivo chiaro: essere riconosciuta quale Nazione indipendente nel seno della Comunità Europea.

Nel corso dei secoli, dalle tradizioni e dalla cultura di un popolo orgoglioso delle proprie terre e della propria storia, è nato un Paese che è un cameo di particolare bellezza, un diamante dal taglio unico nella storia della penisola iberica.

La Catalogna (Catalunya, in catalano), terra dei Conti medievali, si estende per 32mila chilometri tra le onde del Mediterraneo e le nevi dei Pirenei. La senyera (la bandiera catalana) sventola alta nei palazzi delle istituzioni, il giallo ed il rosso delle sue strisce colorano i balconi di Barcellona e quelli di paesi e cittadine tra l’entroterra e la costa. È la bandiera di un popolo unito, dal XIII secolo un simbolo di libertà ed indipendenza.

“Som un, som una nació” (“Siamo uno, siamo una Nazione”), a Barcellona si parla catalano, no spagnolo e se è vero che la lingua forma l’identità di un popolo, è riconosciuto che dalle tradizioni, dalla storia e dalla cultura si definisce una Nazione. La storia della comunità autonoma di Catalogna è una storia peculiare e merita di essere scritta ed ascoltata una e più volte. Perché più che di una regione della Spagna, le sue caratteristiche sono quelle di una vera e propria Nazione. Perché l’indipendenza in quanto Paese a sé stante non è ancora riconosciuta in quanto tale, né dalla monarchia spagnola, né dalla comunità internazionale.

Eccone la storia dunque e… Benvinguts a Catalunya!

Nel 218 a.C. arrivarono i Romani, interessati a queste terre, oltre che per la posizione geografica strategica, per la loro fertilità, la ricchezza di materie prime e la presenza di mine d’oro, argento, ferro e piombo. Iniziò un lungo periodo di dipendenza dall’Impero, un’epoca di grandi battaglie. L’influenza della cultura romana sviluppò molte delle caratteristiche che determineranno, nel corso dei secoli, il profilo socio-culturale proprio del popolo catalano. È dal latino, ad esempio, che prende forma la lingua catalana. Le colonie che i romani costruirono sulle coste catalane, tra cui Blanes, Matarò, Badalona, Sitges, Tortosa, Vic, solo per citarne alcune, sono tutt’oggi vivi centri urbani di Catalunya. Tra le più importanti città e porti di mare, la colonia Julia Augusta Faventia Pia (l’attuale Barcellona), Tarraco (Tarragona) e Gerunda (Girona). Oltre a trasmettere al popolo di Catalogna i propri valori e la propria cultura, i romani apportarono importanti conoscimenti in ambito letterario, del diritto civile e della religione, furono infatti i fautori dell’avvento del Cristianesimo nelle terre iberiche.

Alla fine del V secolo, con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Catalunya diventò terra del popolo germanico dei Visigoti. In quegli stessi anni, dall’Africa si mossero i musulmani, che dallo stretto di Gibilterra vennero a conquistare la Spagna visigota. Nacque e si estese l’Impero Arabo di al-Andalus (da qui l’attuale nome Andalusia, regione del sud della Spagna), che arrivò a comprendere e convertire all’Islam anche gran parte delle terre catalane, tra cui Belaguer, Lleida, Tarragona e Tortosa.

Nell’anno 785, dai territori dell’odierna Francia, arrivarono le truppe dell’Impero Carolingio comandate da Lluis el Pietos, figlio di Carlo Magno, che conquistarono Barcellona e posero il confine del più grande Impero europeo a ridosso dei territori conquistati dall’Islam.

Tra Catalunya e l’Impero arabo esisteva una territorio di nessuno, un lembo di terra di frontiera, che fu teatro delle più sanguinose guerre tra arabi e cristiani. Proprio a ridosso di questo confine cominciarono a svilupparsi i primi contadi catalani, che a partire dal X secolo conseguirono la propria indipendenza dal governo centrale Carolingio.

La nascita del feudalesimo, a partire dall’XI secolo generò nuove relazioni sociali basate sul dominio sociale e politico della nobiltà e della Chiesa. In questo periodo storico fece apparizione in Catalunya la comunità dei Benedettini, che contribuiranno a determinare il profilo socio-culturale del territorio, oltre ad animare la costruzione di una fitta rete di monasteri, volti a divulgare il messaggio cristiano alle genti catalane.

Con la disfatta dell’Impero di Carlo Magno e la nascita delle future Francia, Italia e Germania, cominciò un’epoca di grandi cambiamenti nelle terre di Catalogna. I conti catalani cominciarono a consolidare la propria autonomia dal governo centrale dell’Impero e si sviluppò un forte sentimento di coesione nelle zone di frontiera tra il cosiddetto poder comtal, il potere di quest’ultimi, ed i Benedettini.

Nonostante i continui attacchi da parte del fronte musulmano, i proficui rapporti con l’Occitania e l’unione dinastica con la corona d’Aràgon rafforzano il sentimento di appartenenza e d’unione dei popoli catalani e prese avvio la creazione di una nuova e rinvigorita Catalunya.

Nel XIII secolo iniziò un periodo d’espansione militare e mercantile verso il Mediterraneo, che durò fino al XV secolo, durante il quale il condottiero Jaume I annesse ai territori catalani anche Mallorca e Valencia. Si consolidarono le costruzioni di castelli sulle linee di frontiera catalane, al fine di difendere quel nuovo territorio, sempre più forte ed unito.

Crebbero le città, si sviluppò il commercio e si consolidarono i gruppi di mercanti ed artigiani. Fu l’epoca di massima espansione del cristianesimo e, grazie alle spedizioni dei cavalieri crociati, furono recuperati quei territori catalani rimasti fino ad allora sotto il dominio dell’Islam.

Barcellona, divenuta capitale economica del Mediterraneo, intensificò il traffico mercantile marittimo. Da un lato questa prosperità economica e sociale portò alla nascita delle principali istituzioni del governo di Catalunya: Corti, Consigli municipali e Generalitat (l’organo più rappresentativo della Catalogna); dall’altro, la fame e la peste negra segnarono l’inizio di una profonda crisi demografica, economica e sociale. Una crisi che trovò il suo apice durante la Guerra Civile, che dal 1462 al 1472 devastò gran parte del Paese.

Nel 1479 Ferran II unì dinasticamente Catalunya al Regno di Castiglia, in seguito al suo matrimonio con Isabella I. All’interno dell’Impero Asturiano, Catalunya mantenne sempre il proprio carattere di Stato a sé stante, ed intraprese un processo di ricostruzione e forte crescita economica.

La propria natura di terra di confine, portò la Catalogna ad essere un campo di battaglia permanente durante gli scontri che Spagna e Francia combatterono per l’egemonia dell’Europa.

Il crescente autoritarismo dei monarchi spagnoli e francesi si contrappose alle dottrine costituzionaliste, che cominciarono a prendere forma all’interno delle istituzioni catalane. Un passo verso la democrazia presto bloccato, nel 1716, dalla venuta al trono di Felipe V, primo re della dinastia spagnola dei Borboni, che decise di abolire la costituzione e le istituzioni catalane di recente formazione. Il clima in terra catalana tornò ad essere teso, le rivolte nelle campagne e nelle città si svilupparono di pari passo al clima rivoluzionario europeo, di cui i francesi si fecero più famosi portavoce.

È del 1855 il primo sciopero generale dei catalani, il popolo si ribellò contro un governo troppo centralizzato. L’agitazione politica cominciò a delineare i principi base di un concetto di federalismo che si diffuse tra le istituzioni catalane.

L’industrializzazione della prima metà del secolo XX, portò ad un notevole sviluppo dell’economia catalana, dall’elettricità ai derivati del petrolio, dall’energia idroelettrica al gas, dall’industria manifatturiera al tessile. Nacquero i primi grandi mercati in città catalane come Barcellona, per far fronte alla costante crescita demografica ed alle necessità di un popolo sempre più grande. Scesero in piazza i primi movimenti operai per difendere i diritti dei lavoratori, costretti a lavorare, nella foga dello sviluppo industriale, in condizioni disumane. Nel 1870 si celebrò il primo congresso operaio per la difesa dei diritti di quest’ultimi.

Le popolazioni di Spagna cominciarono ad intraprendere un esodo migratorio verso l’industrializzata Catalunya, le genti si spostarono dai campi alle città e si consolidarono i nuovi gruppi sociali della borghesia industriale e del proletariato.

Fu proprio in quest’epoca di ristrutturazione socio-economica, che si forgiò e prese forma il concetto di catalanismo politico, inteso come il recupero dei valori e della storia del popolo catalano, della rinascita della cultura e della ripresa della lingua catalana, come elementi chiave per ridefinire l’identità di una patria unita e forte.

Arrivarono gli anni del Rinascimento e si riaffermò il concetto di Nazione catalana, i cui contorni erano andati sfumandosi nel susseguirsi degli eventi bellici e politici dei secoli anteriori.

È del 1880 il primo Congresso Catalanista. Nel 1892, nella città di Manresa, si riunì l’Assemblea Generale dell’Unione Catalanista che, oltre a rafforzare e consolidare il concetto di catalanismo politico, approvò le basi della futura Costituzione Catalana, la costituzione “di un popolo che pensa di più alla sua anima che al suo corpo”. In questi anni, Enric Prat de la Riba e Pere Muntanyola pubblicarono il Compendio della Dottrina Catalana, dedinendo, per la prima volta nella storia, il concetto di Catalunya come Nazione. Nacque la Liga Regionalista di Catalunya ed il catalanismo si propose come una nuova maniera di pianificare la politica.

Fu l’epoca del Modernismo e del Neocentrismo, Catalunya ed i suoi esponenti culturali ed artistici ridefinirono la propria identità, attraverso lo sviluppo scientifico, sociale ed economico progredirono verso un futuro di rinnovazione del Paese, un cammino che portò alla creazione di una Nazione nuova, autonoma, liberale, colta e cosmopolita.

Oggi Barcellona e la Catalogna sono conosciute internazionalmente proprio grazie alle ambizioni ed ai progetti delle persone che, in quel periodo storico, ridefinirono il ruolo di queste terre nel panorama europeo e mondiale. Un sentimento di cittadinanza di una coscienza civica ben definita erano volti ad un obiettivo comune: la determinazione di una Catalunya ideale, che fosse portavoce del progresso scientifico e culturale nel mondo.

Nel 1931 Francesc Macià proclamò la Repubblica Catalana, definendola come uno Stato integrato nella Federazione Iberica. Fu ricostituita la Generalitat, come organo di potere centrale, il Parlamento Catalano, presieduto da Lluis Companys, e nacque uno dei documenti più importanti della storia di Catalunya, l’Estatut de Nuria, che delineava i punti chiave dell’autogoverno catalano. Uno Statuto che è, ancora oggi, l’oggetto del più vivo dibattito tra Catalunya e Spagna, il vessillo che i catalani portano in piazza per reclamare il riconoscimento della propria Nazione, come entità sociale economica e politica indipendente dalla monarchia spagnola.

Nel 1934 Companys proclamò lo Stato Catalano. Nel 1936 un colpo di Stato militare segnò l’inizio di tre anni di Guerra Civile e la vittoria di Francisco Franco nel 1939 fu il principio di una lunga dittatura, che portò l’abolizione di tutta l’autonomia che Catalunya aveva costruito fino ad allora. La dittatura franchista durò fino al 1975, anni in cui fu abolita la democrazia e soppresse tutte le istituzioni ed i simboli storico-culturali catalani.

Chi non fu giustiziato nel nome di un delirio autarchico, fu costretto a fuggire, esiliato dalla propria terra, costretto a mantenere nascosto nel proprio cuore l’amore per la propria patria perduta.

La politica autarchica di Franco e le conseguenze della guerra portarono Catalunya al collasso economico e la ridussero in miseria. Una successiva apertura economica, iniziata nel 1959, generò quei cambi necessari a risollevare il Paese: dall’entrata di capitali stranieri alla diversificazione dell’industria, dai flussi migratori al conseguente sviluppo della società.

Una nuova generazione, quella che non aveva vissuto la guerra in prima persona, si unì al movimento democratico anti-regime ed in seguito alla morte del dittatore Franco, cominciò per Catalunya un periodo storico di riconquista della libertà e della propria autonomia.

Il 9 settembre 1977 quasi un milione di catalani marciano per le strade di Barcellona per reclamare i propri diritti di cittadini di Catalunya. Quello stesso anno avvennero le prime elezioni democratiche, si ricostituì la Generalitat ed oltre ad una nuova Costituzione Democratica (1978), nacque un rinnovato Statuto Catalano, l’Estatut de Autonomia (1979), che segnò l’inizio di una nuova tappa verso l’indipendenza. Con la creazione, nel 1980, del secondo Parlamento Catalano, si consolidò la ripresa istituzionale ed il rafforzamento dell’identità catalana.

Dal 1980 ad oggi Catalunya ha vissuto il periodo di autogoverno politico più lungo della sua storia contemporanea. La società catalana, oltre ad essere cresciuta demograficamente, socialmente e culturalmente, non si è mai sentita così unita e motivata.

La popolazione catalana conta oltre 7milioni di persone e, se da un lato la una nuova ondata migratoria da tutto il mondo sta convertendo Catalunya in uno scenario di una diversità culturale e religiosa senza precedenti nella sua storia, dall’altro si va rafforzando il sentimento di cittadinanza e coesione sociale del suo popolo.

Oggi Catalunya attrae la quarta parte delle inversioni straniere in Spagna da parte del resto dell’Europa, degli Stati Uniti e del Giappone, proponendosi come attore attivo nello scenario economico e finanziario internazionale.

I catalani hanno recuperato i simboli, i personaggi storici, la cultura andata persa nel corso degli avvenimenti avversi; la lingua catalana sta rinascendo e ridefinendosi quale lingua ufficiale di un popolo indipendente.

Ormai è storia recente. Ogni 11 Settembre è il giorno della Diada Nacional de Catalunya: il popolo catalano scende in piazza, le strade di Barcellona e di tutte le città catalane si riempiono di bandiere e una marea di gente manifesta unita e pacificamente in nome del riconoscimento del proprio Statuto d’Autonomia.

Al grido di uno slogan comune: “Som una Naciò! Nosaltres Decidim!” (Siamo una nazione! Noi decidiamo!), il popolo catalano continua a dar battaglia, nel nome dell’amore per la propria terra e della libertà.

Matteo Vitiello

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